"Freud diceva che tre cose sono impossibili: insegnare, guarire, governare. Occorre una certa vocazione per affrontare questo compito ‘impossibile’. Ma occorre anche disporre di ‘arti’ o ‘tecniche’ per farlo in modo responsabile. Far politica, che significa voler governare, diviene puro dilettantismo allorché non si fondi sulla conoscenza della realtà in cui viviamo. E che intendiamo a nostra volta trasformare. Il Centro di Formazione Politica si rivolge a giovani che vogliano analizzare e conoscere, con gli strumenti più adeguati, la società attuale e le sue tendenze evolutive, per poterne diventare responsabili e, dunque, capaci di rispondere ai suoi problemi, alle sue contraddizioni, ai suoi conflitti, per tentare di orientarla verso obbiettivi di riforma e modernizzazione".
Massimo Cacciari
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Giornata di studio
"BIOETICA E SOCIETà PLURALISTICA" (in collaborazione con Centro Studi Politeia), V modulo della V edizione. Ascolta l'AUDIO INTEGRALE
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In primo piano: |
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Venezia, 26-28 giugno 2009 – Convegno in collaborazione con la Fondazione Gianni Pellicani: “Italia e Europa oltre il voto” con Luca Bellocchio, Davide Biassoni, Massimo Cacciari, Ilvo Diamanti, Luciano Fasano, François Lafond, Linda Lanzillotta, Paolo Natale, Nicola Pasini, Nicola Pellicani. Lectio Magistralis di Massimo Cacciari sull’insegnamento di Max Weber. Seminari in parallelo degli allievi della V edizione. Consulta il programma completo.
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Quante volte nel nostro paese morti innocenti non possono essere ascritte a tragiche fatalità ma a responsabilità paradossalmente tanto precise (con nomi e cognomi) quanto indefinite perché diffuse (disperse) in una catena infinita di chi doveva fare e non ha fatto. L’inaudita tragedia di Viareggio mette in causa tutto un sistema paese gravemente, e sempre più pericolosamente, inefficiente, che sta accumulando ritardi strategici e strutturali che non si traducono solo in costi sociali ed economici, ma purtroppo anche in costi umani che respingono l’Italia sulla soglia estrema della civiltà.
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Dalla crisi politica in Iran al nodo militare in Afghanistan, dalla risposta alla recessione mondiale alla sfida posta dal cambiamento climatico e dalla sicurezza energetica. Questi sono solo i temi più rilevanti che verranno affrontati dal G8 che si terrà all’Aquila dal 8 al 10 luglio prossimi e che la Brookings Institution analizza in uno speciale dedicato al vertice internazionale. Tuttavia, come per tutte le istituzioni internazionali - i grandi malati della nostra epoca – la sfida più grande per il G8 sarà dimostrare, ancora una volta, la propria utilità, la propria efficace, tempestiva, coordinata presa sul reale. In caso contrario, continuerà ad aggirarsi come un fantasma sulla scena internazionale e nel circo mediatico, ma niente di più.
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Diversi analisti sostengono che, in realtà, il ritiro delle truppe americane dalle città irachene era un obiettivo relativamente facile da centrare. Il punto è un altro: l’Iraq, l’autorità costituita e le forze legittime che ad essa rispondono - sarà in grado di sostenere un completo ritiro delle truppe americane in soli due anni? Nelle stesse ore, il Washington Post rivela il contenuto di alcuni documenti resi disponibili dal FBI riguardanti gli ultimi interrogatori cui venne sottoposto l’ex-rais di Baghdad, Saddam Hussein, prima di venire giustiziato. Le dichiarazioni di Saddam legano magistralmente gli ultimi anni della politica estera americana, l’amministrazione Bush e quella Obama, l’Iraq e l’Iran, le armi di distruzione di massa inventate (quelle di Saddam) e le armi atomiche che presto saranno vere (quelle di Ahmadinejad).
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“Non c'è praticamente forza di sinistra in Europa che non si ponga una domanda: come mai, in tempi di massiccio ritorno dello Stato nella gestione dell' economia, di critica al mercato, di indebolimento della fiducia liberale nella capacità di autoregolazione dei mercati, i partiti socialisti (e affini) non riescono ad approfittarne? In generale, risponde Panebianco, perché il mondo a cui si riferiscono non esiste più, perché la società che immaginano è tramontata in un oltre che non è quello sempre a venire delle utopie ma in un oltre senza tempo e senza luogo dell’impossibile a realizzarsi. E in particolare, cosa spiega l’afasia della sinistra (o centrosinistra) italiano, quella sindrome da “senza volto” di cui, per quante energie vi si dedichino, il Partito democratico non riesce a disfarsi?
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