"Freud diceva che tre cose sono impossibili: insegnare, guarire, governare. Occorre una certa vocazione per affrontare questo compito ‘impossibile’. Ma occorre anche disporre di ‘arti’ o ‘tecniche’ per farlo in modo responsabile. Far politica, che significa voler governare, diviene puro dilettantismo allorché non si fondi sulla conoscenza della realtà in cui viviamo. E che intendiamo a nostra volta trasformare. Il Centro di Formazione Politica si rivolge a giovani che vogliano analizzare e conoscere, con gli strumenti più adeguati, la società attuale e le sue tendenze evolutive, per poterne diventare responsabili e, dunque, capaci di rispondere ai suoi problemi, alle sue contraddizioni, ai suoi conflitti, per tentare di orientarla verso obbiettivi di riforma e modernizzazione".
Massimo Cacciari
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E' ONLINE L'AUDIO DEL MODULO SPECIALE A VENEZIA con Ilvo Diamanti e Massimo Cacciari
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In primo piano: |
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Quanto ci fanno paura i profeti di sventura, i cantori della catastrofe che vedono vacillare la democrazia sotto i colpi impietosi di una destra reazionaria, che vedono naufragare i sacri principi se solo si cerca di mettere mano alla realtà, che vedono nelle tensioni a cui sono sottoposte le relazioni tra le più alte istituzioni repubblicane le crepe che annunciano un crollo. E’ su altro che, con Ricolfi, vorremmo che il governo venisse giudicato.
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Sei anni di prigionia. Sei anni nella mani dei guerriglieri delle Farc. Sei anni nella giungla con la speranza di non essere dimenticata. Poi il grande impegno di Nicolas Sarkozy. La trama diplomatica sudamericana dell’Eliseo dal colombiano Alvaro Uribe al venezuelano Chavez alla presidente argentina Cristina Fernandez. Ma soprattutto, il supporto militare e tecnologico degli Usa. Tutto fino al blitz militare dell’esercito colombiano che ha riportato in libertà Ingrid Betancourt e altri 14 ostaggi. “Un’operazione impeccabile”, l’ha definita l’ex-candidata alla presidenza della Colombia che ora, sono in molti a scommetterci, riprenderà con ancora maggior determinazione un’avventura politica drammaticamente interrotta, ma non ancora conclusa
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Un governo di unità nazionale per far uscire lo Zimbabwe dalla crisi democratica in cui l’ha precipitato l’inasprimento dittatoriale del suo presidente Mugabe? La mediazione proposta dall’Unione Africana ha in Morgan Tsvangirai (rivale di Mugabe, candidato alla presidenza ma ritiratosi prima del voto) un attore fondamentale, ma a due condizioni.
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“Sembra vicino il momento in cui per assicurarsi un barile di petrolio ci vorranno 150 dollari e molti economisti vedono non più irraggiungibile la cifra di 200 dollari che, solo qualche anno fa, nessuno avrebbe mai neppure potuto ipotizzare. Eppure nessuno fra gli stessi economisti sembra seriamente preoccupato, anzi tutti ritengono che si tratti di una contingenza che potrebbe essere facilmente superata, magari con la buona volontà dei Paesi produttori, che prima o poi incrementeranno l’estrazione e ci porteranno fuori dal guado.” (M. Tozzi) E se così non fosse?
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“Gordon Brown now leads the most unpopular Labour government in history”. Secondo un’indagine demoscopica dell’Independent, solo il 17% dei britannici approva l’operato del governo Brown e solo il 22% apprezza il primo ministro. Un crollo di consensi da record e che ha poche chance di subire un’inversione. Quanto a lungo può resistere al 10 di Dowing Street un primo ministro non legittimato dal voto popolare e così poco amato? Basteranno gli ottimi Alistair Darling e David Milliband a salvare il Labour dal declino? In attesa di un New New Labour…
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