"Freud diceva che tre cose sono impossibili: insegnare, guarire, governare. Occorre una certa vocazione per affrontare questo compito ‘impossibile’. Ma occorre anche disporre di ‘arti’ o ‘tecniche’ per farlo in modo responsabile. Far politica, che significa voler governare, diviene puro dilettantismo allorché non si fondi sulla conoscenza della realtà in cui viviamo. E che intendiamo a nostra volta trasformare. Il Centro di Formazione Politica si rivolge a giovani che vogliano analizzare e conoscere, con gli strumenti più adeguati, la società attuale e le sue tendenze evolutive, per poterne diventare responsabili e, dunque, capaci di rispondere ai suoi problemi, alle sue contraddizioni, ai suoi conflitti, per tentare di orientarla verso obbiettivi di riforma e modernizzazione".
Massimo Cacciari
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Ripensare la politica: la sfida della formazione.
Milano, 30 gennaio 2010 / Inaugurazione VI Edizione
Massimo Cacciari, Alberto Martinelli, Vittorio Emanuele Parsi. Modera: Nicola Pasini
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In primo piano: |
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Lezione plenaria: Partiamo dai fondamentali. Alcuni concetti e parole chiave della teoria politica contemporanea: libertà, eguaglianza, democrazia, giustizia sociale, responsabilità, pluralismo dei valori, multiculturalismo, fondamentalismo, relativismo culturale. Le diverse facce della politica (politics, polity, policy). Liberalismo, liberal-democrazia, democrazia: i padri fondatori, un breve excursus storico.Gruppi di lavoro in parallelo.
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Sabato 30 gennaio 2010, si è svolta l'inaugurazione della VI Edizione 2010 del CFP con un convegno dal titolo “Ripensare la politica: la sfida della formazione” a cui hanno partecipato Massimo Cacciari, Alberto Martinelli, Vittorio Emanuele Parsi, Nicola Pasini. Nella stessa occasione sono stati consegnati gli attestati di partecipazione agli allievi della V Edizione 2009, realizzando così un ideale passaggio di testimone tra una classe uscente che troverà sempre nel CFP un punto di riferimento, un luogo di riflessione e dibattito, e una nuova classe che si appresta ad iniziare un’avventura di conoscenza e di politica.
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1,3 trilioni di dollari di debito federale, certo non possono essere tutti colpa del Presidente Obama – in carica da un anno – e della sua vasta, e obbligata, operazione di salvataggio dell’economia americana che l’anno passato ha rischiato il collasso da infarto finanziario. Troppo comode, troppo facili, troppo irresponsabili le amnesie dei Repubblicani che la settimana scorsa hanno criticato Obama di portare il deficit fuori controllo. Ma non si tratta solo un cinico rifiuto di riconoscere la paternità di George W. Bush di buona parte del debito attuale – scrive il New York Times. Il problema va oltre.
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“In principio fu la Spagna di Aznar, l'Impero che risorge, la Reconquista (dell'America Latina), la Conquista (dell'Iraq), il Sorpasso in corso (sull'Italia), un'economia al galoppo e una classe dirigente così consapevole del proprio slancio che pareva quasi mettersi in posa, come i Grandi di Spagna, e i nani di corte, nei quadri del Velazquez. Caduto Aznar subentrò la Spagna di Zapatero, civica, solidale e non più imperiale, anzi fucina di imprecisate "Alleanze tra Civiltà", ma sempre due spanne più alta dell'Italia, superata nel prodotto pro-capite del 2008. Però oggi l'esito di due epoche da primato pare la esse di PIGS.” (G. Rampoldi)
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Luci e ombre come giudicare la riforma che ridisegna l’istruzione superiore del nostro paese? Bisognerà, naturalmente attenderne la concreta attuazione e gli effetti che produrrà. Tuttavia, da subito, si può dire la riforma Gelmini rappresenta “uno dei cambiamenti più significativi della nostra scuola dall’introduzione della media unica del 1962.” (Gavosto)
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