"Freud diceva che tre cose sono impossibili: insegnare, guarire, governare. Occorre una certa vocazione per affrontare questo compito ‘impossibile’. Ma occorre anche disporre di ‘arti’ o ‘tecniche’ per farlo in modo responsabile. Far politica, che significa voler governare, diviene puro dilettantismo allorché non si fondi sulla conoscenza della realtà in cui viviamo. E che intendiamo a nostra volta trasformare. Il Centro di Formazione Politica si rivolge a giovani che vogliano analizzare e conoscere, con gli strumenti più adeguati, la società attuale e le sue tendenze evolutive, per poterne diventare responsabili e, dunque, capaci di rispondere ai suoi problemi, alle sue contraddizioni, ai suoi conflitti, per tentare di orientarla verso obbiettivi di riforma e modernizzazione".
Massimo Cacciari
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Ripensare la politica: la sfida della formazione.
Milano, 30 gennaio 2010 / Inaugurazione VI Edizione
Massimo Cacciari, Alberto Martinelli, Vittorio Emanuele Parsi. Modera: Nicola Pasini
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In primo piano: |
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1) Quale sistema politico globale? Attori, istituzioni e modelli della "global governance". Crisi economica e scenari globali; 2) La guerra e le nuove forme della guerra; 3) Stati Uniti, Israele, Iran: il fragile confine tra guerra e diplomazia; 4) La politica estera italiana. Docenti: Luca Bellocchio, Alessandro Colombo, Alberto Martinelli, Vittorio Emanuele Parsi. Tutor: Simone Comi.
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La parola torna alla politica? Si fa per dire, ma l’orientamento prevalente in queste ore dominate dalla clamorosa (definitiva?) esclusione della lista Pdl nella provincia di Roma, sembra essere questo. Maggioranza e opposizione sembrano intenzionate a portare lo scontro dai tribunali alle piazze. Piazze contrapposte, naturalmente.
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“Fra due settimane la Commissione europea avrebbe dovuto confessare ai quasi 500 milioni di cittadini dell’Unione di avere clamorosamente fallito. Neanche uno dei 17 traguardi misurabili (ce ne sono altri 100 non ben definiti) fissati per i successivi dieci anni dal Consiglio Europeo di Lisbona del 24 marzo 2000 è stato raggiunto.” (Tito Boeri)Cosa ha fatto dunque il presidente della Commissione Barroso? Ha rimpacchettato la famosa Agenda di Lisbona rinviando di altri dieci anni l’esame di successi e fallimenti.
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L’Unione europea è messa sotto pressione dalla crisi economica, soprattutto nella forma dei deficit e debiti pubblici stellari dei suoi paesi membri. Epicentro della crisi, la Grecia. Questo stato di cose ha impresso un’accelerazione “ad una vecchia idea che circolava da tempo”: istituire un Fondo Monetario Europeo che, sulla falsariga del FMI, getti un salvagente ai paesi in crisi. Nonostante la decisione sia stata resa possibile grazie al superamento delle resistenze tedesche, tanto che Adriana Cerretelli scrive che “è caduto un altro ‘muro’ ”, riuscire a costituire il FME entro giugno non sarà affatto facile.
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Quasi quaranta morti, più di cento feriti. Attacchi a colpi di mortaio ed autobombe sulle strade che portavano ai seggi elettorali. Tensione palpabile fin nei piccoli villaggi durante il weekend elettorale, con Al-Qaeda a minacciare la popolazione ed i mujaheddin pronti a portare in tutto il paese “la rabbia di Allah”. Nonostante gli attacchi e i tentativi dei terroristi di seminare paura e morte, i dati sulla partecipazione al voto sono stati definiti significativi. Il voto di questi giorni è, prima di tutto, un segnale forte lanciato dalla popolazione irachena. Un impegno per portare il paese verso un futuro fatto di democrazia ed unità nazionale, un futuro in cui tutte le differenti etnie si troveranno a dover convivere sotto la stessa bandiera. Guidate dallo stesso governo, che insieme hanno eletto in consultazioni libere e democratiche. (Simone Comi)
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