Stefano Florio
L’attualità politica: quando l’arte del governare diventa anche spettacolo
Le elezioni del 13 e 14 aprile scorso hanno fatto registrare un netto risultato a favore del Popolo delle Liberta che avrà così l’onere per i prossimi 5 anni di governare, speriamo al meglio, questo paese potendo inoltre contare su un quadro di coalizione apparentemente meno frammentato e quindi teoricamente più coeso e in grado di attuare le linee programmatiche proposte.
Il risultato emerso dalle urne è chiaro e, a differenza di altre tornate elettorali, non si presta a interpretazioni o ridicole - quanto disfunzionali al bene del paese – code e strascichi: gli italiani hanno deciso senza il minimo dubbio di concedere la proprio fiducia alla coalizione, per semplificazione, di centro-destra affidandosi alle capacità taumaturgiche di Silvio Berlusconi.
In questi giorni sono emerse le prime analisi del voto che, credo in maniera inequivocabile, in estrema sintesi abbia:
- Dimostrato la capacità di Silvio Berlusconi di intercettare e interpretare, come nessun meglio, gli umori e i desiderata degli italiani.
- Evidenziato un significativo aumento di voti (il termine “successo”, “vittoria” ecc. per cortesia dedichiamoli a sfere dell’agire umano diverse dalla competizione elettorale) espressi a favore della Lega Nord che, agli occhi degli italiani, è stata ritenuta opzione in grado di affrontare e risolvere, meglio di altri, alcuni problemi di oggi, in primis l’immigrazione.
- Segnato una contrazione significativamente rilevante di voti a favore dell’area della sinistra “radicale”/”massimalista” che, caso unico credo nel panorama delle democrazie occidentali, non avrà, per la prima volta, propri rappresentanti eletti in Parlamento.
Il Partito Democratico è stato favorevolmente accolto dal corpo elettorale raccogliendo, in alcune zone del paese, un numero di votanti molto superiore alla semplice somma dei voti dei partiti che lo hanno fondato dimostrando come, la scelta del segretario Veltroni di proporsi come formazione a vocazione maggioritaria sia stata apprezzata; ma che comunque il percorso di modernizzazione programmatica, culturale e di classe dirigente sia ancora molto lungo e impegnativo dovendo, da un lato, tentare di recuperare parte del bagaglio programmatico “di sinistra” e, dall’altro, sfondare al centro riuscendo a porsi come opzione moderata e riformatrice.
Le settimane di campagna elettorale e i primi passi del nuovo governo – sebbene ancora in formazione – mi offrono l’occasione per sviluppare alcune brevi riflessioni in ordine ad alcune questioni all’ordine del giorno.
Innanzitutto la vicenda legata alla nostra compagnia di bandiera Alitalia che è stata oggetto molto caldo della campagna elettorale, strumentalmente utilizzato più per fini propagandistici che per reali motivazioni di presa in carico del problema.
Già in un numero della newsletter di parecchi mesi fa mi espressi personalmente sia per lo “sganciamento” della vicenda legata ad Alitalia dalle sorti di Malpensa e in secondo luogo – quando la procedura concorsuale indetta dal precedente governo era ancora in essere – per un personale favore nei confronti di una vendita ad AirFrance ritenendo l’opzione AirOne debole e disfunzionale agli interessi nazionali.
Ebbene sono passate molto settimane e Alitalia – realtà aziendale che perde un milione di euro al giorno – non solo è ancora in vendita ma, avendo tagliato voli da e per Malpensa, ha concorso a mettere in ginocchio lo scalo varesino.
Nelle settimane di campagna elettorale l’irresponsabilità delle parti sindacali (per inciso è stata questa l’ennesima occasione per ribadire la frattura forte esistente ormai fra sindacati e lavoratori dal momento che buona parte di questi ultimi si dichiaravano, nei giorni delle trattative con la compagnia francese, totalmente a favore di questa soluzione) e della coalizione di centrodestra hanno concorso ad aggravare ulteriormente la situazione.
Fantomatiche cordate italiane – con figli e nipoti del candidato premier -, la strumentale necessità di preservare lo stellone italico, l’utilità propagandistica di molti attori in gioco di ergersi ad alfieri di Malpensa, l’inettitudine dei sindacati (si sono seduti per la prima volta al tavolo delle trattative con AirFrance solo il 18 marzo!) hanno determinato le condizioni per cui AirFrance si dichiarasse ora non più interessata all’acquisto essendo venute meno le condizioni di profittabilità economica e di contesto generale di sistema.
Di mercoledì scorso poi la notizia della concessione – con decisione bipartisan – di un prestito ponte da 300 milioni di euro motivata con la necessità di garantire l’ordine pubblico, argomento senz’altro importante ma che può forse anche essere giustificata dalla volontà del nuovo premier di non voler interrompere “la luna di miele” con gli italiani.
Nel frattempo Berlusconi si è mosso in prima persona – cosa che a lui piace da impazzire – garantendo pubblicamente di aver parlato dell’argomento con il Presidente Putin perché questi spinga per una ripresa di attenzione da parte della compagnia di bandiera russa; sarà vero? O finirà come con la cordata italiana pre elezioni? E poi Ligresti, Tronchetti Provera e quant’altri dov’erano quando fu avviata la procedura concorsuale di acquisto? Ciò che definiscono oggi come “dovere civico” perché non li ha mossi quando si trattava di gareggiare con altre cordate in una procedura ad evidenza pubblica? E infine a nessuno viene per favore in mente di chiedere conto – cioè il danno – agli inetti manager che hanno retto l’azienda invece che ricorrere nuovamente alle casse pubbliche? Qui si sta parlando di centinaia di migliaia di lavoratori!
Altro argomento caldo è la formazione del nuovo governo: credo che la Regione Lombardia meriti di avere un governo forte e questa condizione sembra essere pregiudicata dal momento che, per la seconda volta, il suo Presidente prima si candida al Parlamento e poi torna sui suoi passi. Nessuno contesta la volontà del Presidente Formigoni di svolgere un ruolo di primo piano a livello nazionale (anche alla luce della sua esperienza pluriennale anche positiva svolta al Pirellone) ma, alla fine dei conti, all’opinione pubblica può legittimamente sorgere il sospetto che questi abbia “sfruttato” la credibilità che gli deriva dal ruolo più per fini personali - poi disillusi ad elezioni concluse – che per altre motivazioni (es. essere portatore delle istanze di una delle zone più moderne del paese in Parlamento).
Apprezzabile infine come sia entrata prepotentemente nell’agenda politica – e sembra essere oggetto di convergenze fra neo maggioranza e PD - il tema delle cosiddette “gabbie salariali” e dell’esigenza di collegare più strettamente il salario che viene contrattato da aziende e sindacati con la realtà locale in cui sono collocati imprese e lavoratori così da aumentare il potere di acquisto di questi ultimi.
Mi sia consentita una ultimissima battuta: in ossequio alla spettacolarizzazione e mediatizzazione delle vicende politiche, è facilmente ipotizzabile come, per il prossimo quinquennio, prevarrà nuovamente una concezione privatistica delle istituzioni da parte dell’On. Berlusconi.
Francamente avrei preferito non leggere che al Presidente russo Vladimir Putin sia stato offerto uno spettacolo privato della compagnia del Bagaglino presso le ville del mio Presidente del Consiglio (di solito i capi di stato andrebbero accolti nelle sedi istituzionali a ciò anche dedicate) né vedere quest’ultimo, durante una conferenza stampa, non trovare di meglio e più intelligente da fare che mimare una fucilazione ad una povera giornalista la cui unica colpa è di aver fatto il proprio mestiere (peccato viva in un paese dove da qualche tempo i giornalisti vengono ammazzati proprio per la stessa motivazione, cioè fare domande anche quando scomode).
Ad maiora!
s.florio@libero.it