Davide D’Alessandro
Tifare Caw serve all’Italia
Il dialogo tra Berlusconi e Veltroni ma, di più, l’incontro tra due soggetti politici che vogliono segnare una netta discontinuità con il passato, serve all’Italia. E’ un incontro che può preparare la svolta, l'ultima occasione per la modernizzazione condivisa del Paese e del suo logoro sistema politico.
Veltroni, dopo aver compiuto diversi errori, cammina certamente sul filo. Molti lo attendono al varco e aspettano il primo inciampo, il primo risultato non colto, la prima sconfitta per archiviarlo. Ma se cade Veltroni cade il Pd, il sogno di un nuovo partito, di un partito-altro e non dell’ennesimo altro partito. Durerà qualche anno, il Pd, per poi implodere con i rituali della vecchia politica (anche dalemiana), o segnerà un profondo mutamento che ancora non riesce a compiersi?
Occorre sciogliere la continuità, la proverbiale resistenza a innovare e affermare invece una vera e propria discontinuità. Ha ragione Angelo Panebianco:”Discontinuità istituzionale e Partito democratico non si possono separare”.
Il momento è storico. Dal partito-altro, Pdl o Pd che sia, gli elettori esigono procedure, atti, decisioni che ai partiti conosciuti fin qui o a un semplice altro partito non potrebbero mai chiedere. Dal Pdl e dal Pd, dall’incontro che può generare una nuova politica, pretendono il coinvolgimento totale nella Grande Riforma dello Stato, nel ridisegnare l’impianto di una moderna democrazia.
Perché democrazia è pratica della responsabilità, applicazione del merito, accettazione del rischio. Democrazia è anche esercizio della leadership, che non è pericolosa parola di destra. Senza leader, al governo come all’opposizione, non si va da nessuna parte.
La flessibilità decisionale deve evitare la paralisi decisionale. La modernizzazione, la rivitalizzazione di un Paese passano anche attraverso programmi politici affermati, imposti, guidati e condivisi da un uomo o da una donna legittimati a farlo. Molte democrazie hanno retto l’urto dei conflitti perché guidati da leader che i conflitti li accettavano e persino provocavano, che non inseguivano il consenso largo di un giorno, che non si piegavano di fronte ai condizionamenti, ma che avevano piena coscienza di condurre il Paese verso una meta chiara, invisibile ai più, ma visibilissima a lui o a lei. E qui, senza colpo ferire, potremmo parlare di Tony Blair come di Margaret Thatcher. Un leader è necessario, alla maggioranza come alla minoranza, e la leadership non può essere esercitata collettivamente.
Chi vede nel paese Italia, felicemente definito da Ilvo Diamanti “provvisoriamente provvisorio”, un paese stanco, anchilosato, prigioniero per tanti anni di risse non solo verbali, di veti incrociati, di girotondi, di demonizzazioni e di riforme fallite, non può non augurarsi che l’incontro tra Berlusconi e Veltroni, nel rispetto dei ruoli che gli elettori hanno assegnato loro, abbia successo, produca risultati impensati solo fino a qualche mese fa e ponga termine a una transizione infinita.
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