Davide D’Alessandro
Partito Democratico Federale
Tra Simone Weil che avrebbe voluto sopprimere i partiti politici (arguto il suo “Manifesto” appena edito da Castelvecchi) e Giuseppe De Rita che vorrebbe ricrearli, insieme ad associazioni e parrocchie, è possibile una terza via? E’ possibile non sopprimerli e non ricrearli, ma semplicemente costruirli in modo diverso da quelli conosciuti fin qui? Sì, è possibile.
I partiti come li abbiamo conosciuti fin qui vanno consegnati alla Storia. Per sempre. Sono partiti logori, vecchi, inutili. La lettura che danno, quando la danno, dell’attuale società è del tutto inadeguata. Se Ilvo Diamanti scrive che nemmeno il Pd c’è ancora, se Gianfranco Pasquino sostiene che i partiti sono scarsamente democratici, occorre lavorare su un’altra forma di partito. Quale?
Il Partito federale. Il Partito federale che milioni di italiani avrebbero voluto e vorrebbero. Il Partito federale che trova linfa vitale nelle sue province e nelle sue regioni, che raccoglie e trattiene le risorse finanziarie, che decide in autonomia i programmi, che istituzionalizza le primarie per la scelta dei migliori candidati possibili, che stabilisce le condizioni non più eludibili per affermare un un nuovo rapporto tra elettore ed eletto.
L’elettore deve decidere i candidati. L’elettore deve partecipare. L’elettore deve votare ed eleggere. L’elettore deve chiedere conto al politico del proprio operato. Al politico che abita nel suo quartiere, non al politico che è stato catapultato da un’altra regione e che mai più rivedrà nel corso della legislatura. Deve potergli chiedere: che cosa hai fatto in questo primo anno da deputato? Di che cosa ti sei occupato? Quali problemi hai risolto? Qual è il tuo progetto per i prossimi quattro?
In una parola: il Partito Democratico Federale, quello mai visto finora. Che non è il Partito dei sogni, ma è il Partito che serve all’Italia: nuovo, aperto, moderno, capace di comprendere e interpretare la realtà mutata che abbiamo di fronte, per dare risposte convincenti ai cittadini ma, di più, ai ceti produttivi, ai giovani, con riforme economiche serie, strutturali, e prima di tutto con una Grande Riforma del nostro anchilosato sistema politico.
Non è più tempo di convergenze parallele, di rivoluzioni copernicane, di preamboli.
Occorreva eliminare l’ICI, perchè uno Stato che tassa la casa, il bene supremo di ogni essere umano, è uno Stato nemico, uno Stato che ha i giorni contati. Bisogna abbattere la pressione fiscale, che ha raggiunto livelli insopportabili. Il linguaggio vero della politica è non giocare con i sacrifici della gente, di chi produce, di chi è costretto a difendere le proprie aziende, al Nord come al Sud, dall’assalto vampiresco dello Stato.
Ma il tema centrale (e Cacciari lo sa meglio di Veltroni) è la MORTE! Bisogna morire al passato, al già visto, per dirla con Krishnamurti, al conosciuto. Se vuoi risorgere, devi accettare la morte! Se hai coraggio, se lasci dietro di te il fardello che ti appesantisce ora che il mondo muta due volte nello spazio di un giorno, muori di una morte che non si muore. La tua morte promanerà nuova vita.
Morire davvero, invece, e per sempre, è restare qui, abbarbicati al piccolo orticello, allo strapuntino conquistato dopo decenni di sgomitate, di lotte fratricide non per gli altri ma per quello strapuntino.
Bisogna morire! Morire al politichese, ai giochini, alle rendite di posizione. Veltroni deve comprendere che la morte è ormai necessità, che le forme di organizzazione burocratica dei partiti vanno totalmente rifondate.
Prima occorre la critica forte del passato, poi la costruzione di un nuovo futuro.
Il Pd può ancora essere la svolta. Il Pd non può essere un rimedio. Il Pd o è una nuova storia o non è. E le nuove storie hanno bisogno di nuovi strumenti, di nuove categorie, di nuovi autori, di nuovi protagonisti. Tocca alle persone di valore, che hanno talento, passione politica e capacità di elaborare progetti, proporsi in vario modo. I giovani (d’età e di mentalità) non devono avere l’ambizione di costruire una carriera politica, ma la POLITICA.
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