Valentina Pasquali
Osservatorio Usa 2008/ Aspettando il primo dibattito Obama-McCain
Washington DC – La sorte del dibattito tra John McCain e Barack Obama previsto per venerdì sera è ancora incerta, anche se gli ultimi sviluppi paiono indicare che il confronto televisivo tra i due candidati alla Casa Bianca si terrà regolarmente. Obama ha declinato l’invito di McCain a posticipare il dibattito mentre la Commissione per i Dibattiti Presidenziali che organizza l’evento e l’Università del Mississippi che lo ospita hanno dichiarato che la preparazione prosegue come da programma. Molto dipenderà da cosa accadrà al Congresso e alla Casa Bianca tra giovedì e venerdì. L’Amministrazione Bush sta cercando di far digerire a Senato e Camera un piano di intervento pubblico sui mercati finanziari del valore di circa 700 miliardi. Molti parlamentari, sia democratici che repubblicani, sono critici della proposta del Ministro del Tesoro Paulson, anche se per ragioni diametralmente opposte. Ai democratici non piace che il governo è così pronto a salvare Wall Street, ma non altrettanto attivo in difesa dei cittadini americani rimasti senza casa durante la crisi dei mutui subprime. I repubblicani, dal canto loro, sono negativamente sorpresi delle dimensioni economiche della proposta di Paulson, che è così profondamente contraria alla filosofia liberista tipica dei conservatori americani. Inoltre, non si trova un accordo sul prezzo a cui il governo dovrebbe rilevare le istituzioni finanziarie in crisi. McCain e Obama sono tornati a Washington DC giovedì per incontrare Bush e i leader di Camera e Senato e discutere di tutti questi dettagli della proposta Paulson. McCain ha dichiarato che se l’intervento da 700 miliardi viene approvato dal Congresso entro venerdì, allora si recherà al dibattito come stabilito.
Supponendo che in un modo o nell’altro il dibattito si farà, il tema previsto è la politica estera e McCain e Obama dovranno confrontarsi su problematiche quali la Russia, l’Iran, il nucleare e il Medio-oriente. “Complessità è la parola chiave per descrivere il mondo d’oggi, una complessità di cui potremmo perdere il controllo”, ha detto Zbigniew Brzezinski, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente Jimmy Carter, durante un evento organizzato venerdì scorso da New America Foundation, un centro di ricerca di tendenze progressiste a Washington DC.
La previsione di tutti è che la crisi dei mercati finanziari prenderà il sopravvento e che i candidati alla Casa Bianca cercheranno di riportare la discussione su questioni economiche il più spesso possibile. Il crollo di Wall Street ha messo in luce alcuni difetti strutturali dell’economia americana. Gli Stati Uniti, che hanno un debito complessivo che ammonta a circa il 67% del valore del Prodotto Interno Lordo (PIL), sono sempre più dipendenti dai governi stranieri, come la Cina, il Giappone e la Russia, che tengono in piedi l’economia americana acquistando buoni del tesoro statunitense. Sebastian Mallaby, Direttore del Greenberg Center for Geoconomic Studies e ex-opinionista del Washington Post, ha sottolineato che i governi stranieri stanno sostenendo questi investimenti non solo sulla base dei possibili guadagni, ma anche per i vantaggi politici che ne hanno tratto fin qui. “Però queste sono decisioni che possono sempre essere modificate, nel momento in cui dovessero emergere nuove considerazioni politiche”, ha detto Mallaby durante il convegno di CFR. Se le banche centrali straniere dovessero cominciare a vendere le loro riserve di dollari, il valore del biglietto verde crollerebbe ulteriormente trascinandosi dietro l’intera economia americana. Di conseguenza, Sebastian Mallaby ha espresso la speranza che, durante il dibattito, McCain e Obama parlino di economia e finanza sia dal punto di vista della gestione immediata della crisi che dal punto di vista di una ristrutturazione di lungo periodo del sistema finanziario internazionale.
Oltre a questo scenario economico apocalittico, il prossimo Presidente degli Stati Uniti dovrà affrontare molte altre questioni difficili. Michael Levi, Direttore del programma di ricerca di CFR su energia e riscaldamento globale, ha introdotto il tema della proliferazione nucleare. Levi ha posto l’accento sulla complicata relazione tra gli Stati Uniti e l’Iran: “I negoziati non stanno andando da nessuna parte e le sanzioni non hanno alcun effetto”. Molto probabilmente, McCain e Obama dovranno rispondere, durante il dibattito, ad almeno una domanda sul tema, quando gli sarà chiesto cosa intendono fare nel caso l’Iran produca armi atomiche. “Spero che sia McCain che Obama siano sufficientemente cauti e si limitino a dire che valuteranno il da farsi sulla base della situazione al momento in cui uno sviluppo di questo genere dovesse avere luogo”, ha detto Levi. Brzezinski e Scowcroft avevano espresso opinioni simili venerdì: “Dobbiamo mostrare maggior serietà nelle trattative con l’Iran”, ha detto Brzezinski. Scowcroft ha collegato l’empasse con l’Iran a un problema generale di proliferazione nucleare: “Se l’Iran arricchisce l’uranio, anche se non costruisce la bomba atomica, comunque creerà incentivi alla proliferazione nella regione, ad esempio da parte dell’Egitto”. Fra l’altro, la questione della proliferazione non è certo limitata all’Iran. Mentre scriviamo, la situazione si sta aggravando nuovamente anche in Corea del nord. Sheila Smith, ricercatrice di CFR ed esperta di Estremo Oriente, si è detta molto preoccupata in particolare per il fatto che Kim Jong Il pare essere molto malato. La paura è che ci possa essere un delicato passaggio di potere in Corea del nord proprio nel momento in cui il paese abbia riattivato il proprio programma nucleare.
Un altro nodo è quello della Russia. Jim Goldgeier, consigliere della campagna di Obama, spera che i candidati offrano venerdì una visione nuova delle relazioni Stati Uniti-Russia, visto che quella sviluppatasi dopo il crollo dell’Unione Sovietica e fondata sull’idea di una Russia pacifica è ormai antiquata. “Dire semplicemente che la Russia si sta isolando da sola, non è politica, ma solo retorica,” ha detto Goldgeier. A New America Foundation sia Scowcroft che Brzezinski hanno parlato con preoccupazione della “nostalgia imperiale” della Russia: “I Russi hanno visto il crollo improvviso della propria super-potenza e hanno sviluppato un forte senso di umiliazione”, ha detto Brzezinski. “Visto che il paese si sta riprendendo sia economicamente che militarmente, ora vogliono riconquistare una posizione di potere e influenza internazionale”.
Infine, gli esperti che hanno partecipato ai convegni di CFR e NAF hanno affrontato, timidamente, il tema del Medio Oriente: “Molti problemi regionali sono strettamente interconnessi”, ha detto Scowcroft, “con Iraq e Iran tra i più importanti”. Una risoluzione del conflitto Israelo-Palestinese potrebbe contribuire al miglioramento della situazione complessiva in Medio Oriente, migliorando i rapporti tra gli Stati Uniti e il mondo arabo e isolando gruppi come Hamas e Hezbollah. Il processo di pace, però, è sparito dal dibattito politico Americano. Secondo il parere di molti, il conflitto tra Israele e Palestina si è trasformato in un problema senza soluzione e di conseguenza nessuno sa più cosa dire.
La lista delle sfide che il prossimo presidente americano dovrà affrontare non finisce qui e comprende, tra le altre cose, anche l’Afghanistan, il riscaldamento globale e il prezzo del petrolio. Sebastian Mallaby ha chiuso la settimana di preparazione al dibattito di venerdì con l’osservazione più appropriata: “Continuo a non capire perchè Obama e McCain vogliano vincere quest’elezione”.
valentina.pasquali@gmail.com