Valentina Pasquali
Salviamo la Virginia
Washington D.C. – Mercoledì sera c’era il pienone da L & B Pizzeria and Sports Bar, un ristorante italo-americano in località Woodbridge, perso in un centro commerciale di prefabbricati nella provincia profonda della Virginia settentrionale. Il comitato del Partito Repubblicano per la Contea di Prince William aveva organizzato qui un raduno affinché i sostenitori di John McCain potessero seguire lo scontro televisivo con Barack Obama in compagnia, davanti a una pizza e una Coca-cola. Nella sala con le pareti rivestite di linoleum e ricoperte di poster inneggianti alla cultura popolare italiana, dal Campari a Sofia Loren, il pubblico di ultra-cinquantenni si preparava a sostenere il candidato repubblicano al motto di “Salviamo la Virginia.” Prince William County andò George W. Bush nelle elezioni del 2004, con il 53% dei voti contro il 45% di John Kerry. Quest’anno però Prince William è diventata a sorpresa una tra le contee indecise, di quelle che potrebbero aiutare i Democratici a riprendersi la Virginia.
Nonostante i sondaggi più recenti attribuiscano un vantaggio sostanziale a Obama, sia a livello nazionale che in Virginia, i sostenitori di McCain radunati da L & B parevano mantenere, mercoledì sera, un atteggiamento speranzoso: “Penso che ci sarà una reazione; la gente si riprenderà dallo stato quasi onirico in cui è precipitata e si renderà conto che John McCain è l’uomo giusto”, ha dichiarato Mike Graumann, un cinquantatreenne impiegato nell’industria edilizia, sposato con un’analista informatica e padre di due figli. Graumann se ne stava seduto al tavolo con l’amico Joe Mazzoccoli, un sessantatreenne d’origine italiana e parrucchiere in pensione. Mazzuccoli è sposato con una ragioniera e ha undici figli ormai adulti e undici nipoti.
I due amici stavano discutendo della loro paura più grande: l’arrivo del socialismo in America. “Obama vuole che la ricchezza segua un percorso dal basso verso l’alto”, ha sostenuto animatamente Mazzuccoli. “Ci hanno già provato in tanti: Cuba, l’Unione Sovietica, Jimmy Carter. Prima viene il socialismo e poi è il turno del comunismo. Ma non ha mai funzionato”, ha proseguito Joe. Mike Graumann è convinto che, nel caso di una vittoria di Obama, la situazione economica peggiorerà ulteriormente. Così come tanti altri repubblicani, Mike pensa che le radici della crisi di questi mesi non vadano ricercate negli otto anni di Governo Bush, bensì negli ultimi mesi della Presidenza Clinton. “Bush si è semplicemente trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato, ma i problemi sono cominciati molto tempo fa”, ha spiegato Mike. “I primi sei anni dell’Amministrazione Bush sono stati ottimi dal punto di vista economico”, gli ha fatto eco Mazzuccoli, “di recente invece abbiamo cominciato a sentire l’effetto della disastrosa politica di prestiti facili che fu imposta da Bill Clinton su Fannie Mae e Freddie Mac”. Nell’opinione dei due amici, il tentativo democratico di far crescere il numero di proprietari di casa e di aiutare anche gli americani meno abbienti a acquistare immobili attraverso l’uso dei mutui subprime è la ragione del numero eccessivo di insolvenze che poi hanno portato all’odierna mancanza di liquidità sui mercati finanziari.
Nonostante sia Joe che Mike riconoscano che i repubblicani non hanno implementato quelle misure che avrebbero potuto mitigare la crisi, sono entrambi pronti a scusare questo fallimento sulla base di considerazioni di sicurezza nazionale: “Il Partito Repubblicano ha fatto senz’altro degli errori, ma Bush si è trovato a dover difendere questo paese, e in quel momento quelle era la priorità assoluta”, ha sostenuto convinto Mazzoccoli. “Non possiamo lasciare che questa gente venga nel nostro paese, faccia esplodere i nostri palazzi e uccida impunita 3.000 persone”, ha concluso Joe prima di girarsi verso lo schermo televisivo più vicino per guardare il dibattito.
Seduta qualche tavolo più in là, Lori Bower voterà per McCain/Palin sulla base delle proprie convinzioni in fatto di aborto. Quarantaseienne direttrice di un asilo privato nella vicina Fredricksburg e madre di quattro figli, la signora Bower è venuta da L & B accompagnata dalla famiglia al completo in occasione del dodicesimo compleanno della figlia più piccola. Seduta affianco al marito, Lori rispondeva alle domande mentre selezionava, tra alcuni provini, le fotografie da pubblicare sullo yearbook del figlio diciottenne. Lui si diplomerà in primavera dopo di che si arruolerà nella Guardia Nazionale. Lori ha votato per George W. Bush sia nel 2000 che nel 2004. Quest’anno, invece, si è convinta a sostenere John McCain solo di recente, quando il Senatore dell’Arizona ha annunciato la scelta di Sarah Palin per la vice-presidenza a fine agosto: “Voglio davvero vedere una donna alla Casa Bianca”, si è entusiasmata Lori, “e Sarah è un volto nuovo e condivide i miei valori”.
Al di là di una visione conservatrice delle tematiche a sfondo sociale, non è facile comprendere esattamente cosa Lori Bower pensi delle proposte politiche dei due candidati alla Presidenza. Non è per nulla d’accordo con la strategia perseguita da George W. Bush in Iraq: “Ha invaso l’Iraq con una missione pre-determinata. Voleva sostanzialmente completare l’opera cominciata dal padre, ma senza riflettere sulle reali condizioni sul territorio”. Nonostante speri in un ritiro veloce, ma ordinato, delle truppe statunitensi dal Golfo, sufficientemente rapido a che il figlio non debba essere spedito in guerra, Lori si fida di McCain più di quanto non si fidi di Obama, il cui piano di ritiro dei soldati americani non è sufficiente per lei a colmare la differenza esistente tra i due a livello di esperienza. Mentre cercava di spiegare il proprio atteggiamento sospettoso nei confronti di Obama, Lori ha anche accennato a un paio di gossip infondati che circolano da tempo tra i conservatori americani, in particolare che Obama voglia giurare sul Corano anziché sulla Bibbia alla propria inaugurazione da Presidente. Infine, la signora Bower ha indicato la crisi economica come la sua preoccupazione principale: “Conosco tante persone che hanno perso la casa e persino il mio stipendio è stato trattenuto un paio di volte visto che i genitori non hanno più i soldi per iscrivere i bambini alla nostra scuola e noi siamo a corto di fondi”. Nonostante questo, Lori non ha un’idea chiara di quale tipo di politiche economiche vorrebbe vedere nel programma del prossimo presidente.
Durante il dibattito, la gente ritrovatasi a L & B Pizzeria ha reagito con passione particolare alla discussione sulla politica fiscale; i presenti hanno applaudito con entusiasmo ogni qualvolta McCain ha accusato Obama di voler ridistribuire la ricchezza e di voler aumentare la spesa pubblica. Il gruppo di anti-abortisti si è fatto sentire quando il Senatore dell’Arizona ha presentato enfaticamente la propria posizione conservatrice in proposito.
Alla fine del faccia a faccia, i repubblicani radunati qui sono apparsi soddisfatti della prestazione di McCain: “Penso il dibattito sia andato molto bene, meglio dei primi due”, ha sostenuto Mike Graumann. Joe Mazzoccoli scherzando ha detto: “Il dibattito stasera lo ha vinto Joe l’idraulico”, per poi aggiungere che è stato contento che McCain abbia deciso di tirare fuori il nome di Bill Ayers.
“McCain ha offerto molti contenuti”, ha dichiarato David Hahn, “ed è riuscito con successo a attaccare le proposte politiche di Obama.” David è un piccolo imprenditore nel settore edilizio, è sposato e ha due figli che vanno all’università. Negli ultimi anni ha visto crollare il valore della propria casa di 300.000 dollari e naturalmente è preoccupato della situazione economica. David è sospettoso delle proposte di Obama in fatto di politica fiscale e pensa che una amministrazione democratica alzerebbe le tasse di contribuenti come lui: “Pago già abbastanza così com’è,” ha sostenuto con decisione. Nonostante sia un fedele elettore repubblicano, David Hahn ha ammesso che Obama si sia comportato bene anche nell’ultimo dei tre dibattiti presidenziali televisivi: “Obama è un oratore eloquente che parla sinceramente e direttamente dal proprio cuore”. Allo stesso tempo, e utilizzando una logica che, almeno in superficie, potrebbe apparire contraddittoria, secondo David il quarantaseienne Barack Obama insiste eccessivamente sul passato, mentre il settantaduenne John McCain è il vero candidato del futuro: “Il parabrezza di un’automobile è più grande dello specchietto retrovisore per una ragione precisa: bisogna guardare avanti”, ha concluso David.
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