Valentina Pasquali
Osservatorio Usa 2008/ Frodi elettorali o soppressione del voto
Washington DC - La battaglia più recente dei repubblicani d'America per tentare di delegittimare un’eventuale vittoria di Barack Obama viene combattuta sul terreno della frode elettorale. Secondo l'opinione di tanti politici e esperti di tendenze conservatrici, il sistema di voto degli Stati Uniti è sotto attacco. Il colpevole? Una serie di organizzazioni non-profit, e spesso progressiste, che si sono mobilitate per registrare nuovi elettori in giro per il paese, come per altro accade a ogni ciclo elettorale. Siccome alcuni di questi nuovi elettori, in realtà, non hanno diritto di voto, l’autenticità del risultato elettorale sarebbe a rischio, così come il valore stesso della democrazia americana.
Lo scandalo più recente, e che ha occupato le prime pagine dei quotidiani americani negli ultimi giorni, è quello di ACORN, un movimento indipendente e non affiliato con alcun partito che, fra le altre cose, paga dei collaboratori affinché vadano porta a porta a registrare persone che ne avrebbero diritto ma che non hanno mai votato. Bisogna ricordarsi, infatti, che negli Stati Uniti il tesserino elettorale non viene distribuito automaticamente ai cittadini sopra i 18 anni di età, bensì bisogna farne richiesta, completando un modulo apposito. Ebbene, alcuni dei collaboratori pagati di ACORN avrebbero registrato al voto cittadini fittizi con nomi quali Mickey Mouse e Donald Duck, così da consegnare ai propri superiori il numero di nuovi elettori che gli era richiesto da contratto.
John McCain ha definito le azioni di ACORN "forse la più grossa frode elettorale nella storia di questo paese, frode che potrebbe arrivare a distruggere il tessuto della nostra democrazia." John Fund, opinionista del Wall Street Journal, sostiene una tesi simile nel libro di recente uscita dal titolo Stealing Elections: How Voter Fraud Threatens our Democracy. Con un resoconto dettagliato e ricco di episodi emblematici, Fund cerca di portare all'attenzione del pubblico la fragilità del sistema di voto americano proprio attraverso la lente della frode elettorale.
"Il nostro paese sta attraversando momenti difficili e abbiamo bisogno di un Presidente che abbia piena autorità", ha detto Fund alla presentazione del libro organizzata lunedì da Heritage Foundation, un centro di ricerca di Washington DC vicino alla destra repubblicana. "Se sarà un esercito di avvocati, anziché le urne, a decidere il voto del 4 novembre, questo potrebbe creare problemi di governabilità", ha continuato il giornalista riferendosi naturalmente al ri-conteggio dei voti che fu cominciato in Florida a conclusione del voto del 2000 e che fu poi interrotto dall'intervento della Corte Suprema. Nel 2008, insiste l'opinionista del Wall Street Journal, il caso ACORN "crea un’atmosfera di cinismo e sfiducia, mina la legittimità delle elezioni e fa sì che sia più difficile convincere la gente che il loro vota conta come quello di tutti gli altri".
Secondo Fund, l'esempio più eclatante di come il desiderio eccessivo di alcune parti della sinistra americana di aumentare la partecipazione elettorale negli Stati Uniti finisca per minare le fondamenta della democrazia è rappresentato dall'elezione del Governatore dello Stato di Washington del 2004. La democratica Christine Gregoire fu dichiarata vincitrice per soli 129 voti sul repubblicano Dino Rossi, e solamente al terzo conteggio dei voti. Nei primi due era stato Rossi a emergere in testa. Con un risultato così incerto, l'elezione di Gregoire fu, nell'opinione di Fund, resa poco credibile dai voti illegittimi di residenti deceduti e di carcerati (che in molti stati dell'Unione sono privati del diritto di voto a vita), resi possibili dalle attività di organizzazioni quali ACORN, e che furono in eccesso delle 129 schede che fecero la differenza fra i candidati. In realtà va detto che queste accuse non sono mai state completamente comprovate.
Al di là del fatto che la frode elettorale è comunque e sempre un affronto alla democrazia di un paese, in cui ogni cittadino ha diritto a un, e un solo, voto, ci sono alcune cose che i repubblicani non dicono. Innanzitutto, nel caso specifico di ACORN, l’esistenza di questi errori di registrazione di nuovi elettori non significa in alcun modo che si verificheranno casi di schede illegittime. Le liste elettorali vengono purgate prima del voto dagli uffici elettorali, per cercare di evitare irregolarità sul genere di Mickey Mouse. Inoltre, nel momento in cui un elettore si reca a votare, i responsabili dei seggi devono eseguire un controllo sull'identità del cittadino in questione.
In secondo luogo, l'ossessione dei repubblicani, che si concentrano quasi esclusivamente su casi di doppio voto o di voto illegittimo, tralascia un secondo, e più preoccupante, aspetto della vicenda, ovvero la soppressione del voto degli aventi diritto. Il caso della Florida nel 2000 è un'illustrazione di questo secondo problema più che del primo. Nel Sunshine State, ad esempio, molti elettori furono privati del proprio voto semplicemente perché avevano nomi simili a quelli di carcerati.
Queste due facce della medaglia, frode elettorale e soppressione del voto, rispecchiano le filosofie fondanti i due partiti maggiori, così come i rispettivi interessi elettorali. Il Partito Repubblicano, da sempre, considera il voto un privilegio più che un diritto. In questa ottica i cittadini devono "meritarsi" la scheda. Di conseguenza, è normale richiedere agli elettori di essere sufficientemente informati e desiderosi di esprimere la propria opinione da affrontare il percorso burocratico, talvolta difficoltoso, della registrazione. Del resto, il Partito Repubblicano è il partito della classe medio-alta, dei bianchi madre-lingua inglese, e dagli alti livelli d'istruzione. Gli elettori repubblicani votano in percentuali più elevate dei democratici e sono raramente vittime di discriminazione ai seggi. È naturale, quindi, che costoro non si preoccupino tanto di garantire l'accesso al voto di terzi, quanto di prevenire frodi elettorali a qualsiasi costo.
Al contrario, il Partito Democratico rappresenta gli americani meno abbienti e le minoranze etniche che lavorano il doppio turno all'ospedale e non hanno tempo di recarsi alle urne. E ancora, i figli d'immigrazione recente che non parlano inglese in maniera fluente, non conoscono i meccanismi del sistema elettorale statunitense e dunque non sanno come fare a registrarsi e finiscono per non votare. Difensori dell'ideale che il voto è un diritto di tutti e che l'accesso al processo elettorale debba essere reso più facile, e non più difficile, i democratici si impegnano sempre molto sul fronte della registrazione di nuovi elettori, cercando di raggiungere coloro che altrimenti non verrebbero mai coinvolti. Il loro obiettivo è allungare le liste elettorali il più possibile, anche a costo di qualche piccola frode commessa a margine.
In sostanza, il dibattito sul funzionamento del sistema elettorale, che viene spesso fatto passare come una disquisizione legal-giuridica, in realtà non è altro che uno tra gli scontri politicamente più accesi del dibattito pubblico americano. Tutto si riduce a una domanda fondamentale: l'accesso al voto deve essere reso più facile o più difficile? La risposta normalmente rivela con una certa precisione l'appartenenza di un americano all’uno o all’altro partito e la probabilità che costui si trovi, il giorno delle elezioni, ai seggi a contestare il voto di chi è registrato o per le strade a registrare chi ancora non lo è.
valentina.pasquali@gmail.com