Valentina Pasquali
Elezioni Usa 2008/ Lo sprint finale
Washington D.C. – A soli cinque giorni dal voto americano, il candidato democratico alla Casa Bianca Barack Obama si trova in una posizione quasi paradossale. Da un lato, dati i sondaggi più recenti e una serie di considerazioni elementari, quali lo scontento della popolazione verso la presidenza repubblicana di George W. Bush e la crisi economica, Obama può davvero avere l’opportunità di inaugurare un nuovo capitolo della storia statunitense. Il Senatore dell’Illinois potrebbe, infatti, diventare il primo presidente da molti anni a questa parte a vincere la competizione elettorale in maniera netta, non solo rimanendo aggrappato disperatamente agli stati tradizionalmente democratici e cercando di strappare i soliti Ohio e Florida ai repubblicani, ma riprendendosi anche posti come la Virginia, la Carolina del Nord, il Colorado e il New Mexico, alcuni tra i quali sfuggono al Partito Democratico dai tempi di Jimmy Carter. Allo stesso tempo, e qui sta il paradosso, Barack Obama potrebbe ancora perdere la gara contro John McCain, se l’ambizioso progetto di competere in tutti e cinquanta stati dovesse fallire sul traguardo, se quegli stati che sono repubblicani da quasi mezzo secolo finissero per rimanere tali, e se i soliti Ohio e Florida tornassero a destra ancora una volta, magari per una manciata di voti dei vari idraulici Joe.
La maggior parte dei sondaggi delle ultime settimane punta nella direzione di una vittoria di Obama. I più interessanti sono quelli condotti negli stati ancora indecisi. L’ultimo in ordine cronologico, condotto in Colorado da CNN e pubblicato mercoledì, mostra il candidato democratico avanti di otto punti percentuali sul rivale repubblicano John McCain, con il 53% delle preferenze degli intervistati contro il 45%. Il vantaggio di Obama sarebbe raddoppiato nelle ultime due settimane, almeno stando ai dati raccolti dal network americano. Mercoledì mattina, altri due rilevamenti statistici condotti dal Los Angeles Times mostravano Obama in vantaggio di nove punti percentuali in Ohio (49% a 40%) e sette in Florida (50% a 43%). Lunedì, il Washington Post dava Obama in testa di otto punti persino in Virginia (52% a 44%) che non vota per un candidato democratico alla Presidenza dal 1968. A livello nazionale, il sito web Real Clear Politics, che compila la media di tutti i sondaggi, mette Obama in testa del 6,1%, con il 49,8% delle preferenze sul 43,7% di McCain.
Se queste previsioni, tutte oltre il tipico margine d’errore di tre punti percentuali, dovessero avverarsi, e se contemporaneamente il trionfo democratico al Congresso si materializzasse, il Presidente Obama godrebbe di un mandato popolare e di una influenza politica molto più ampi di quelli dei predecessori, garantendosi mano libera per lanciare il proprio programma di riforma.
È però ancora presto perché i democratici possano davvero cantare vittoria. Nonostante il vantaggio nei sondaggi alcuni elementi di questa competizione elettorale suggeriscono maggiore cautela di quanto non sia necessaria normalmente. Innanzitutto bisogna considerare il cosiddetto Effetto Bradley (da Tom Bradley, candidato afro-americano a Governatore della California nel 1982 che perse l’elezione nonostante fosse davanti nei sondaggi), ovvero il sospetto che quegli elettori che non voteranno per Obama per via del colore della sua pelle siano reticenti ad ammetterlo a un sondaggista. Questo significa, in sostanza, che la performance di McCain sarebbe sottostimata in questo momento.
In secondo luogo, va ricordato che parte della strategia di Obama si fonda su una partecipazione al voto straordinaria dei neri americani e dei giovani, due gruppi demografici il cui comportamento elettorale è sempre stato di difficile lettura, poco costante e poco prevedibile. Inoltre alcuni sondaggi, seppur minoritari, danno ancora qualche speranza ai repubblicani. Rasmussen ha pubblicato i risultati del suo ultimo rilevamento statistico in Pennsylvania, uno stato tendenzialmente democratico ma che i repubblicani sperano di vincere quest’anno grazie alla forte presenza della classe di lavoratori bianchi che non ama Obama. A quanto pare, nonostante il Senatore dell’Illinois rimanga davanti con il 53% delle preferenze contro il 46% di McCain, il candidato repubblicano avrebbe recuperato sei punti percentuali dal 6 ottobre, data del sondaggio precedente. Vi sono infine i rilevamenti interni alla campagna di McCain, i cui dettagli non sono resi pubblici. Il Governatore della Florida Charlie Christ ha dichiarato mercoledì che le più recenti indicazioni sono incoraggianti per il Senatore dell'Arizona, che sarebbe in testa in Florida del 3-4%. Martedì, invece, il sondaggista ufficiale della campagna repubblicana Bill McInturf ha pubblicato un rapporto che sostiene che, al contrario di quello che emerge dai sondaggi mainstream, McCain sarebbe pari, se non addirittura in vantaggio, in tutti gli stati indecisi.
Martedì prossimo, giorno del voto e conclusione di una campagna elettorale iniziata per alcuni oltre un anno fa, Barack Obama sarà a Chicago, Illinois, mentre John McCain seguirà i risultati da Phoenix, Arizona. Entrambi i partiti stanno organizzando gli ultimi dettagli dei victory party, feste celebrative della vittoria o raduni sconsolati degli sconfitti che si terranno in giro per tutto il paese. Quando anche l’ultima scheda sarà stata contata - sia che questo avvenga già nella notte del 4 sia che accada in un’aula di tribunale settimane dopo -- solo uno fra i due contendenti potrà davvero cantar vittoria. Ad oggi Obama rimane il favorito, non solo per quello che dicono i sondaggi, ma anche perché si vota dopo otto anni di vituperata Amministrazione Bush e nel pieno di una crisi economica di proporzioni inquietanti. D’altro canto, non ci sono dubbi sul fatto che Obama è un politico giovane, con poca esperienza e con una storia personale unica, internazionale e cosmopolita, diversa da quella dell’americano medio. E non ci sono nemmeno dubbi che si tratti del primo vero candidato alla Presidenza a non essere di pelle bianca. Bisognerà quindi rimanere sintonizzati sulle frequenze a stelle e strisce ancora qualche giorno e aspettare con cautela di capire se questo paese è davvero pronto a tanta novità.
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