Valentina Pasquali
L’improbabile viaggio di Barack Obama
Chicago, Illinois – L’improbabile viaggio del figlio di un uomo dal Kenya e di una donna del Kansas verso la Casa Bianca cominciò all’estremità sud di Chicago alla metà degli anni ottanta. Obama arrivò a Altgeld Garden da New York City per lavorare come attivista in una non-profit che operava nelle zone più disastrate della città. Tra queste case popolari afflitte da percentuali eccezionali di disoccupazione e criminalità, Obama lanciò, fra le altre cose, un programma che aiutava i residenti a trovare un lavoro.
Altgeld Garden consiste di pochi isolati di modeste case unifamiliari e piccoli appartamenti alla periferia sud di Chicago. Un’enclave separata dal resto della città dal lago Calumet verso est, binari ferroviari abbandonati verso nord, e superstrade tutto attorno, Altgeld Garden rimane un luogo che gli estranei non amano visitare e in cui la polizia raramente si avventura. “Saranno trent’anni che non vediamo un taxi da queste parti”, mi ha detto il giorno delle elezioni Derrick White indicando le due autovetture che hanno portato qui alcuni giornalisti curiosi.
Nonostante la disoccupazione in continuo aumento, l’inquinamento chimico causato dalle industrie della zona che minaccia la salute dei residenti, e la chiusura dell’ennesima fabbrica (uno stabilimento della Ford), il 4 novembre l’atmosfera di Algeld Garden era gioiosa. Da un SUV Toyota color rosso scuro parcheggiato a lato della strada uscivano le note di una canzone rap mentre un gruppo di giovani del quartiere si era radunato sul marciapiede a chiacchierare del voto e di come “uno di loro” stava per essere eletto Presidente degli Stati Uniti.
Derrick White, un signore sui quaranta con indosso un paio di jeans e in testa una bandana nera, lavora come custode in una scuola superiore locale. Si ricorda di Obama solamente dai tempi della campagna per il Senato federale del 2004. In maniera forse sorprendente, sono pochi quelli che ricordano gli anni in cui Obama era Senatore nell’Assemblea statale dell’Illinois, e ancor meno della sua carriera ancora precedente. “Ho pensato da subito che si trattasse di un uomo molto intelligente”, ha dichiarato White, “ma non immaginavo che sarebbe arrivato così lontano così in fretta”. White spera che il Presidente Obama rimetta a posto l’economia e che aiuti a guarire le ferite razziali che hanno afflitto questo paese fin dalla sua fondazione: “Non c’è lavoro da queste parti e la gente non si può permettere di andare dal dottore”. La paura di White, ora, è che la storia si ripeta e che il neo-eletto Presidente “venga assassinato”.
Molta gente in questo quartiere condivide la medesima preoccupazione. Ne è assolutamente convinto Michael Johnson: “Guarda non ci sono dubbi, Obama non sopravvive al primo mandato, lo ammazzano”. Johnson lavora come operaio nel settore edile e pensa che la gente di qui abbia bisogno di guardare a un modello di successo che possa offrire ispirazione, proprio come Barack Obama. Soprattutto, i residenti di Altgeld Garden hanno bisogno di lavoro. “La grande industria deve venire qua e assumere i nostri”, mi ha spiegato Johnson indicando le silhouette delle gru all’orizzonte. “Il 99,9% della gente che lavora là non abita in questo quartiere. Dobbiamo assicurarci che i soldi rimangano qui dove ce n’è bisogno”, ha dichiarato Johnson.
Il viaggio di Barack Obama attraverso Chicago – da Altgeld Garden dove cominciò la propria carriera fino a Grant Park dove è stato incoronato martedì notte – riflette in maniera simbolica la sua scalata della scena politica americana. Obama lasciò le case popolari del sud di Chicago nel 1988 per andare a studiare legge a Harvard University. Quando tornò in città l’estate successiva, per un praticantato presso lo studio Sidley & Austin, Obama dovette fare la conoscenza di un secondo quartiere, chiamato South Shore. Qui, infatti, era cresciuta l’allora fidanzata Michelle Robison. Si può quasi dire che Michelle abbia rappresentato la seconda fermata per Obama, che ha ripercorso in pochi anni la traiettoria verso il successo tipicamente seguita dai neri di Chicago generazione dopo generazione. Al contrario di Altgeld Garden infatti, South Shore è un quartiere di lavoratori della classe media, seppur prevalentemente afro-americano. Si trova a nord delle case popolari, più vicino al distretto degli affari e ai negozi eleganti del centro.
Alcuni bei palazzi di mattoni rossi sono allineati sulla settantasettesima e si affacciano su Jackson Park, che di questi tempi è particolarmente suggestivo per via delle foglie dai mille colori che cadono sul prato dai rami degli alberi. Questi isolati di strade tranquille e ben tenute, piacevoli anche se non necessariamente chic, si trovano tra South Stony Island Boulevard, puntellato di benzinai e fast food, e il Lago Michigan. Dal lungolago si possono vedere i grattacieli di Michigan Avenue all’orizzonte.
Doris Wollman abita nelle Senior Suites, un palazzo di appartamenti a South Shore riservato ai cittadini oltre i sessantadue anni di età, il cui affitto è parzialmente pagato dal governo. Senior Suites è stato selezionato come seggio per queste elezioni 2008. Anche Wollman, un’infermiera in pensione che riceve il sussidio per disabili da quanto ha avuto un infarto e un aneurisma, si ricorda di Obama solo dai tempi della campagna per il Senato federale: “Sono rimasta da subito davvero colpita dalla sua energia,” mi ha raccontato spiegando che ha immediatamente capito che Obama era una stella nascente. “Mi ricordo del giorno in cui Martin Luther King disse ‘Un giorno’. Quando ho visto Obama parlare, ci ho finalmente creduto”, ha detto Wollman. Wollman sostiene di aver votato per Obama e non per Hillary Clinton nelle primarie per via della situazione internazionale: “Visto che tanti paesi al mondo odiavano l’America ho pensato che sarebbero stati ricettivi di una presidente di colore. Soprattutto nel Medio Oriente”.
Uno che si ricorda di Barack Obama da ben prima del 2004 è, invece, Yesse Yehuda. Yehudah si candidò contro di lui per un posto al Senato dell’Illinois nel 1998 e riuscì a catturare solo il 10% dei voti. Oggi Yehudah è un solitario repubblicano nero tra i tanti democratici che entrano ed escono dal seggio di Senior Suites. Non ha voluto dichiarare per quale candidato abbia votato quest’anno, nonostante abbia reiterato la propria appartenenza al Partito Repubblicano. “Penso Obama sia un politico di qualità. Siamo a un punto talmente basso della storia degli Stati Uniti che mi è sembrato quasi che il paese avesse bisogno di Obama”, ha detto Yehudah. A quanto racconta, si sente più vicino ai repubblicani perché ne condivide i valori in fatto di politica fiscale e di famiglia. Yehudah si dice inoltre convinto che la comunità nera abbia bisogno come il resto del paese di un sistema bipartitico: “Non fa bene a nessuno che tutti i neri siano democratici”. Allo stesso tempo, Yehudah ha ammesso di non essere particolarmente contento della direzione presa dai repubblicani. Non gli piace che si lascino ritrarre come “il partito dei bianchi e ostile alle minoranze”.
L’ultima fermata di Barack Obama sul lungolago di Chicago è stata Hyde Park, un quartiere decisamente benestante che si trova attorno al campus dell’Università’ di Chicago, dove Obama ha insegnato legge per molti anni. Giovani professionisti di colore abitano qui e lavorano all’Università o negli uffici del centro, che è subito a nord. Condomini eleganti si ergono su ampi viali residenziali con la vista sul Lago Michigan. Graziose villette unifamiliari si affacciano sui campi da gioco delle scuole pubbliche del quartiere. Barack e Michelle hanno votato qui questa mattina, alle elementari Shoesmith.
Ramona Storall aspetta, nel giardino fuori la palazzina scolastica, il marito che sta ancora votando. Una poliziotta quarantaduenne in attesa del terzo figlio, ha appena finito di votare per Obama. “Dal momento in cui lo sentimmo parlare in televisione, tanti anni fa, sapevamo che sarebbe diventato Presidente. Già allora scherzavamo su Obama ‘08”. Storall spera che il Presidente Obama possa fare qualcosa per l’economia. Il prezzo della benzina in crescita ha rappresentato, fin qui, la difficoltà più grossa per la famiglia Storall. Con i genitori che vivono in un sobborgo lontano dalla città, la coppia ha dovuto limitare il numero di visite: “Abbiamo anche smesso di usare la nostra seconda macchina”, mi ha spiegato Ramona.
Mentre gli Storall tornano verso casa, un lavoratore del seggio se ne va per una breve pausa pranzo. Sandra Young ha distribuito schede agli elettori per tutta la mattina. Quanto a lei, ha usufruito del nuovo sistema di voto anticipato. Young ha lavorato con il Obama nel 1993-1994 su un progetto di recupero urbano. L’allora avvocato Barack addestrava i dipendenti di una piccola non-profit, tra cui Young, a aiutare le famiglie povere di Chicago a rinunciare ai sussidi di disoccupazione per cercare lavoro. “Spero che, da Presidente, mantenga le promesse. So che le cose non si possono cambiare in una notte, ma la nostra gente ha bisogno di lavoro”, ha concluso Sandra.
È stato infine Grant Park a segnare l’apice dell’ascesa politica di Obama. Martedì notte, sullo sfondo dei bei palazzi del centro illuminati a festa, il neo-eletto Presidente degli Stati Uniti ha richiamato una folla adorante di oltre 200.000 persone. Bianchi e neri, ricchi e poveri, giovani e vecchi, si sono ritrovati qui per celebrare la sua vittoria nelle elezioni 2008. “Questo è davvero un bel momento; non mi sono mai sentito così orgoglioso di essere americano”, ha urlato Ray Krouze, avvocato trentacinquenne. “Mi sento in maniera fantastica; tutto questo è meraviglioso per gli Stati Uniti e per il mondo intero”, ha fatto seguito Sharon Davis, un’insegnante cinquantaduenne.
Mentre Chicago festeggiava a Grant Park una nazione intera faceva il tifo davanti agli schermi televisivi, nei saloni degli alberghi e per le strade. Per un uomo con un secondo nome come Hussein che è cresciuto tra l’Indonesia e le Hawaii, questa è la conclusione di un viaggio alquanto improbabile. "Per la generazione dei baby boomers che ha vissuto gli anni sessanta questa elezione è la più emozionante da oltre quarant’anni," mi ha detto Evan Brandstadter, un Professore di Storia Americana in pensione che ha insegnato a lungo a Cornell University a New York. Nonostante questo, Brandstadter è preoccupato che le attese nei confronti di Obama siano talmente alte che sarà fin troppo facile deluderle. La metafora che usa per illustrare questa paura è tratta dal film del 1967 Il Laureato. Se ricordate, il film si conclude quando Ben Braddock (Dustin Hoffman) riesce a strappare l'amore Elaine Robinson (Katharine Ross) dall'altare dove si sta per sposare con un altro uomo. I due scappano dai parenti infuriati e salgono su un pullman. "Ecco, in quel momento, dopo che tutto l'entusiasmo e l'eccitazione dell'avventura sono finiti", ha spiegato Brandstadter paragonando gli innamorati a Barack Obama e la folla di sostenitori, "Ben e Elaine si guardano negli occhi con un certo stupore come a dirsi: e adesso?"
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