Laura Specchio e Luciana Matarese
La questione immorale e i lifting al travertino
Milano: Clientelismo e corruzione, oggetto di numerosi processi giudiziari in corso, sono dati acquisiti che non suscitano più scalpore. Il senso comune è disposto ad accettarli come elementi di un codice genetico della pratica politica. Quest’ultima è stata spesso colonizzatrice della società nel suo complesso ed in quanto tale ha utilizzato le strutture esistenti ai propri fini. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un tema “classico” dei nostri annali: la “questione morale”. Di fatto non si è mai smesso di parlarne se pensiamo che cultura dell’illegalità, pratiche clientelari e i simpatici annessi e connessi si sono fatti interpreti di scambi diadici, strumenti per l’acquisizione di consenso e in una parola risorse dei leaders politici. Questa destra conta una presenza massiccia di inquisiti, plurinquisiti, strainquisiti, condannati, riciclati e miracolati da prescrizioni, leggi ad personam, indulti e chi più immondizia ha ce ne metta. Tuttavia, si permette di fare la voce grossa e puntare il dito.
Napoli: Tu ti incazzi con la destra, e certo che Berlusconi ha una tale faccia tosta nel dire le cose che dice che più che con silicone e acido ialuronico viene il dubbio che i lifting se li è fatti con infiltrazioni di travertino. E però, credo che una questione morale esista davvero nel Partito democratico e il rimpallo non servirà. Il problema c’è ma non va affrontato come una gara a punti, a chi ne ha di più ha la faccia più sporca perché mi sa che in tutti i partiti non ci si lava da parecchio, né si dovrebbe cedere alla tentazione - comoda perché si finisce col distogliere l’attenzione e non risolvere mai fino in fondo le situazioni - di impelagarsi nei pettegolezzi stile “il mio è più grosso del tuo” (sempre parlando di questione morale, s’intende) in cui, ancora una volta, “donna Silvia da Arcore”, è maestra.
Milano: Che la destra si permetta di pontificare sul tema è un dato paradossale e pericoloso. “Non ci resta che piangere”, ma non abbiamo neanche più le lacrime per farlo. Dobbiamo tirare fuori il simpatico/reale aneddoto, granitico come solo i luoghi comuni sanno esserlo, che il Presidente del Consiglio non potrebbe partecipare al concorso per vigile urbano? Ed è solo un piccolo esempio. Ci si lascia insultare e mandare in pasto al tritacarne mediatico, manovrato dai soliti noti, e ad ogni legittima richiesta di dimissioni si risponde con una sonora pernacchia!
Napoli: Pazzesco. Guardando a quel che sta succedendo nel Pd, non so dove finiscano stupidità e incapacità e inizino arroganza e calcolo doloso di chi accetta anche gli sputi in faccia pur di conservare la poltrona. Mi riferisco a Bassolino, che secondo me non lascerà fino a quando non avrà la certezza della candidatura alle Europee, ma non solo a lui. Eliminare una o due persone non è la panacea. Si comincia mandando a casa chi ha fallito, certo, ma tenendo ben presente che la crisi è di sistema, per cui la questione non va inquadrata esclusivamente in ottica personalistica. Specie quando il male ha attecchito da decenni, radicandosi nei gangli del Paese, dal Sud al Nord passando per il centro, isole comprese.
Milano: Infatti. L’eredità di un sistema politico che ha sostenuto e si è sostenuto attraverso la pratica dell’illegalità, non ha permesso di fissare regole e certezze, arriverei a dire che non ha permesso lo sviluppo di un sentimento diffuso di cittadinanza, peraltro già carente nella nostra tradizione socioculturale. La delegittimazione del sistema politico sembra essere un elemento consolidato di questo Paese, dove la “questione morale”, la caduta del “credere nella legalità”, sembrano appartenere solo alla critica formale di una realtà che non garantisce il rispetto delle regole, ma anzi sembra incentivare le tendenze collusive di politica-affari-associazioni per delinquere. A questo punto e ancora una volta, credo che ragionare sul meccanismo di selezione di una nuova classe dirigente possa essere un tema prioritario per affrontare anche la “questione morale”.
Napoli: Tutto giusto, ma io penso che si dovrebbe ripartire dallo studio della storia. C’è chi trae profitto dalla smemoratezza del Paese, alimentando l’assenza di una cultura della memoria, cosa ben diversa dal rito del ricordo. “La questione morale “intesa - per dirla con Barbagallo - “come corretto rapporto tra i distinti ruoli dei partiti, dello Stato, delle Istituzioni e delle organizzazioni di massa”, emerse in modo prepotente agli inizi degli anni ’80 con l’esplosione dello scandalo della loggia P2, emblema massimo della degenerazione del sistema politico. Ebbene, oggi Licio Gelli partecipa ai martedì letterari del Casinò di Sanremo col voto favorevole del Pd. Il quale Pd rispolvera ad intermittenza Berlinguer, ma non sa, dimentica - o finge entrambe le cose - quello che per esempio a Berlinguer scriveva Tonino Tatò, suo segretario particolare e portavoce: “…una questione morale è aperta anche dentro il nostro partito. Troppi compagni, specie nelle amministrazioni locali e nell’affrontare i problemi di queste istituzioni finiscono per scadere nelle peggiori pratiche tipiche dei partiti governativi, ignorando il metodo democratico e la verifica di massa di certe proposte o scelte, prevaricano con intese tra i partiti (leggi: spartizioni) l’autonomia dei Consigli, delle Giunte, delle Usl, delle aziende pubbliche, degli Enti comunali, provinciali, regionali. E quando scendono o si lasciano trascinare su questo terreno, commettono ingiustizie politiche, mortificano professionalità, deludono compagni ed elettori, diventano “uguali agli altri” e, di necessità, restano disarmati di fronte ai ricatti degli altri partiti, e vi cadono”. Correva l’anno 1981, ma l’analisi, con qualche piccola modifica formale, si attaglia alla perfezione ai nostri giorni. Anzi no. Siccome la sindrome da lifting al travertino impazza, va anche peggio.
Milanonapoli e ritorno
Dialoghi politicamente scorretti liberamente ispirati alla realtà