Laura Specchio e Luciana Matarese
Finalmente Obama, ma non troppo!
Milano: Obama ha giurato! A Washington si è insediato, finalmente, il primo presidente afro-americano. Dopo lunghe attese e grandi cerimoniali è apparso: lui, Obama, un uomo. Potrebbe sembrare un’affermazione banale, semplicistica, impopolare, di questi tempi, pure quasi “politicamente scorretta”, ma assistere ad una “mitizzazione preventiva” e a pratiche di “idolatria di massa” mi suscita qualche perplessità.
Napoli: Eppure cara mia, noi (forse) più di altri siamo abituati alla mitizzazione dei politici. Al punto che, anche quando sono passati, non passano mai fino in fondo. Restano lì come miti, appunto. Pensa a Bassolino, salutato come l’uomo del rinascimento napoletano poi finito nella munnezza ma ancora in sella. Pensa al regime fascista e alla reincarnazione farsesca in Berlusconi e compagnia cantante. Certo, l’ingresso ufficiale di Obama alla Casa Bianca è stato accompagnato da fanfare di retorica, ma credo sia abbastanza normale, in queste condizioni.
Milano: La carica simbolica di questa “investitura” è enorme, le aspettative altrettanto, la fiducia riposta incondizionata. E’ di sicuro un evento importante, unico, inedito e inimmaginabile fino a poco tempo fa. Non si tratta di sottovalutare la portata di questa grandissima occasione, tuttavia, l’attesa del nuovo presidente americano mi sembra diventata, nell’immaginario popolare, una sorta di arrivo del Messia. La situazione che si troverà a gestire è difficile e complessa sia sotto il profilo economico sia sotto il profilo degli equilibri mondiali. Non esistono bacchette magiche, né soluzioni immediate o facilmente realizzabili.
Napoli: Come darti torto? Pensa a noi che dobbiamo sorbirci l’ennesima fola della “crisi non tanto grave”. Le previsioni dicono che quest’anno il Pil scenderà a meno due per cento e Sua Emittenza minimizza, perché tornare a due anni fa non è un problema, non stavamo poi tanto male. E nessuno, dico nessuno, tranne il sempre più flebile Veltroni, che obietta alcunché. Questo per dire che ci stanno convincendo che non solo esiste la bacchetta magica, ma anche la macchina del tempo. Quanto ad Obama, mi è parso consapevole del fatto che alimentare la speranza senza pane è un boomerang. Credo che anche questo nel Pd nostrano non sia stato compreso fino in fondo.
Milano: Il problema è che le parole non bastano più. Gli effetti della crisi stanno già investendo lavoratori e imprese. I contratti di lavoro a termine che non vengono rinnovati sono già un segnale forte, l’impennata di lavoratori in cassa integrazione, piccole aziende costrette a chiudere, per fare solo alcuni esempi, sono realtà che stanno davanti agli occhi di tutti. Non bastano più le finte rassicurazioni del presidente del Consiglio né le dichiarazioni, molto spesso prive di risposte concrete, di questa opposizione. Lo scenario che si profila è drammatico e l’efficacia delle parole del Berlusconi o l’infatuazione per il mito americano del centro sinistra finiscono per risultare patetici tentativi per mascherare una situazione di difficile gestione. In questa direzione, la favola che narra come Obama avrebbe vinto poiché rappresentante dell’ “Altra America” o perché ha fatto il porta a porta telematico, non è credibile. L’elemento “crisi economica” è stato determinante per la sua ascesa.
Napoli: Ma certo. Però, come ha affrontato lui la contingenza? Dicendo quello che vuole fare e come intende farlo. Guardando in faccia i problemi e inquadrando le soluzioni in una cornice valoriale definita da responsabilità e senso del sacrificio. Dal canto suo, ci ha messo il coraggio. Avrebbe potuto lasciarsi travolgere dai fasti della festa e per un giorno abbandonarsi al delirio dell’uomo solo al comando. E invece, mentre attorno a lui, i flash immortalavano sorrisi a bocca larga e abiti di gran lusso, folle urlanti e striscioni al vento, si è tenuto ben dentro le righe. La prova dei fatti sarà determinante, tante aspettative potrebbero tradursi in una colossale delusione, ma le premesse per far bene ci sono. La lezione che si dovrebbe cogliere al di qua dell’oceano è prima di tutto la sobrietà di rimanere con i piedi per terra. La realtà non diventa meno complicata se ci si rifugia nelle illusioni, o, peggio, nel passato. Nel suo bollettino mensile la Banca centrale europea ha tracciato un quadro fosco: l'economia mondiale attraversa una «recessione grave e sincronizzata» e la crisi peserà sulle nuove generazioni. Intanto Al Tappone (grande Travaglio) e i suoi continuano a menare il can per l’aia e noi dietro a rincorrerlo.
Milano: Eh già! Il problema è che qui da noi queste considerazioni valgono poco. Siamo in un Paese in cui i tentativi di eversione (eversione, parola grossa, no?) sono sempre in agguato. Viene permesso e messo in discussione, addirittura e quotidianamente, lo stato di diritto e a dimostrazione di ciò cito le parole del cardinale di Torino: “Chi crede in Dio deve rispettare le sue leggi, che prevalgono su quelle dello Stato”. Altro che mite ingerenza, altro che rispetto delle leggi, prima di tutto! Dove possiamo andare se viene messo in discussione un principio cardine della nostra convivenza civile? Come pensiamo di affrontare la crisi o prospettarci l’idea di uno stato moderno ed evoluto in queste condizioni? Come cittadina, ma anche come persona, considero offensive, intollerabili ed estremamente pericolose certe affermazioni. Altro che salutare felici l’arrivo di Obama: qui siamo ancora alla preistoria!
Napoli: Parole sante!
Milanonapoli e ritorno
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