Valentina Pasquali
Cosa si rischia a perdere la Turchia
Istanbul – I negoziati tra Unione Europea e Turchia sull’ingresso di quest’ultima nella UE sembrano arrivati ormai a una impasse di difficile risoluzione. Prima di gettare i remi in barca, vale la pena fare una riflessione su cosa si rischia di perdere, sia in Europa che in Turchia, se le trattative dovessero concludersi in maniera negativa o, perlomeno, rimanere bloccate indeterminatamente.
Secondo studi condotti da Infakto Research Workshop, una società privata di Istanbul che si occupa di ricerca di mercato, una maggioranza di turchi, seppur risicata, continua a desiderare di entrare come paese-membro nell’Unione Europea. Una maggioranza più cospicua, però, si dice pessimista in merito.
La realtà è che alla cosiddetta “fatica da allargamento”, che ha avviluppato l’Unione Europea dai tempi dell’ingresso di Bulgaria e Romania all’inizio del 2007, corrisponde una altrettanto pericolosa “fatica da candidatura” dei turchi, che si sentono umiliati dalle continue critiche provenienti dall’Unione e insultati dalla retorica alla Sarkozy,vissuta non come critica politica, bensì come diffidenza verso la diversa identità culturale e religiosa che caratterizza la Turchia. Fra l’altro, i turchi sono stanchi di vedersi passare davanti tutti i paesi che hanno fatto richiesta ufficiale di entrare nella UE dopo la Turchia. Ad esempio è ora il turno dei Balcani, che sembrano aver già superato Ankara nella corsa verso Bruxelles.
Il risultato è una crescente disillusione popolare, che rischia di mettere a repentaglio quelle riforme di cui la Turchia ha bisogno non solo per entrare in Europa, ma anche per proseguire nel processo di sviluppo e modernizzazione che ha consentito al paese di entrare a far parte del mondo cosiddetto ‘sviluppato’.
Nell’opinione di molti esperti di politica e relazioni internazionali turchi, gli scenari che si potrebbero aprire nel momento in cui la Turchia dovesse abbandonare ogni speranza di diventare paese membro della UE sono sostanzialmente due.
“Se la Turchia arrivasse a considerare gli ostacoli posti dalla UE alla propria candidatura come insormontabili, allora il governo a Ankara potrebbe decidere di trasformare il paese in una potenza regionale indipendente e assertiva, che gode di influenza crescente in Medio Oriente e, magari, del sostengo dell’amministrazione americana, ora che ci sono stati cambiamenti grossi a livello di politica estera statunitense,” pensa Sinan Ulgen, direttore di EDAM, un centro di ricerca economica e politica di Istanbul.
Questo, secondo Ulgen, è semplicemente lo scenario più ottimista. “L’altra possibilità è che un’ondata nazionalista travolga il paese, creando le condizioni per una Turchia più autoritaria e meno democratica ai confini d’Europa, un po’ com’è il caso della Russia”, spiega il direttore di EDAM. Insomma, potremmo avere a che fare un giorno con una versione russificata della Turchia, la quale si rapporta all’Unione Europea non in termini cooperativi, ma in termini antagonistici, e guarda alla relazione bilaterale con un senso di rivalità.
Emre Erdogan, direttore di Infakto Research Workshop, è preoccupato dalla possibilità di un simile sviluppo. Secondo costui, la candidatura della Turchia all’Unione Europea funziona un po’ come un’ancora, un motore di ulteriore democratizzazione nel paese. “Non abbiamo ancora interiorizzato alcuni di questi principi democratici. Non abbiamo una dedizione ideologica a queste problematiche. Non esiste ancora, in Turchia, un elemento davvero liberal che sia rilevante nel panorama politico nazionale. Abbiamo dei musulmani democratici e dei kemalisti democratici (dal partito laico fondato da Mustafa Kemal Ataturk), ma non abbiamo una sinistra. L’eredità lasciataci dal dominio dell’esercito esiste ancora, ragion per cui abbiamo bisogno di un’ancora esterna che ci spinga a adottare sempre nuove riforme.”
I due scenari, seppur distinti, sono, in realtà, collegati e l’Unione Europea finirebbe per perderci in ogni caso. Se la Turchia dovesse slacciarsi dalla UE per rivolgere le proprie attenzioni verso il Medio Oriente in maniera indipendente dall’Unione, Bruxelles vedrebbe ridurre la propria influenza nella regione, a beneficio degli Stati Uniti se Washington si schierasse realmente dietro al progetto di una Turchia come potenza regionale.
È però prevedibile che la Turchia non riuscirebbe a proiettare l’influenza desiderata sul Medio Oriente nel momento in cui le spalle del paese non fossero più coperte dai negoziati con l’Unione Europea. Non c’è dubbio, infatti, che la rilevanza di Ankara sulla scena regionale e globale sarebbe in qualche modo diminuita da una separazione forzata con Bruxelles. Considerazione questa che rende ancor più probabile la possibilità di un’ondata di nazionalismo, nel momento in cui un popolo che ha ormai ritrovato la propria confidenza di grande paese dovesse d’un tratto sentirsene privato.
Non c’e’ bisogno di dilungarsi su cosa una Turchia autoritaria e anti-democratica in una regione instabile come il grande Medio Oriente potrebbe significare per l’Unione Europea.
Dopo i risultati delle ultime elezioni europee, che hanno visto la vittoria netta in quasi tutto il continente di una destra anti-europeista, è davvero difficile pensare che si possa arrivare a una rapida e positiva risoluzione dei negoziati per l’ammissione della Turchia nella UE. La presidenza dell’Unione ora in mano agli svedesi, da sempre sostenitori dell’ingresso turco, e trattative in corso sulla questione cipriota che potrebbero portare a uno sblocco della situazione in autunno, offrono qualche residua speranza.
Il governo turco, dal canto suo, continua a dichiararsi assolutamente devoto alla causa europea. “L’ingresso nell’Unione come paese membro rimane la nostra prima priorità”, mi ha detto Suat Kiniklioglu, portavoce della Commissione Affari Esteri del Parlamento turco, a Ankara durante un’intervista. Pur confessando l’affaticamento dei turchi nei confronti dei negoziati e le ‘naturali’ difficoltà che si incontrano in un processo così complesso, Kiniklioglu si dice convinto che, “alla fine dei conti, una maggioranza di europei e di turchi sanno che l’ingresso della Turchia nella UE è nell’interesse di entrambe le parti e dunque le trattative avranno successo”.
E l’Europa cosa dice?
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