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Home » Newsletter n. 177 - 17 luglio 2009
CFP NEWS
La newsletter settimanale
del Centro di Formazione Politica
Anno 5 Numero 177 – 17 luglio 2009
www.formazionepolitica.org

a cura di Alessandro Fanfoni

Carissimi lettori,
siamo lieti di inviarvi la Newsletter n. 177, l'ultima prima della pausa estiva.
CFP NEWS tornerà regolarmente a partire da venerdì 11 settembre.

Buona estate e buona lettura!
La Redazione

Sommario:

Nicola Pasini
Compiti per le vacanze


Alessandro Fanfoni
Autodafé


Davide Biassoni
Quel confuso e conteso senso di laicità


David Ragazzoni*
Sognare ogni giorno l’Italia del domani


Mario Di Ciommo
Novelle dall’Europa – La realtà e le sue necessità richiedono più Europa, altro che formalismi…


Gianfranco Aurisicchio, Tommaso Cappiello
Come l’Europa ti salva l’Italia (ed il suo giardino)


Simone Comi
Approvvigionamento di risorse energetiche: all’Unione Europea mancano strategie coerenti


Valentina Pasquali
Niente energia senza Russia


Stefano Florio
Verso Expo 2015 –Diario di bordo 17 luglio 2009


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Nicola Pasini
Compiti per le vacanze

Scusate se siamo prescrittivi, forse anche un po’ paternalistici, ma in questa calda serata d’estate ci viene così!
Pensate al PD come dovrebbe essere e non come esso è, almeno vi resta un piccolo sogno dopo il nulla; agite, però come il PD è, altrimenti rischiate di prendere un abbaglio e non è assolutamente il caso, anche perché la battaglia politica quotidiana presuppone il senso di realtà.
Nel frattempo, attrezziamoci per capire che cosa è meglio fare tra forti ideali e pragmatismo (oggi Veltroni si è accorto, dopo trent’anni, che Craxi è stato più lungimirante di Berlinguer: meglio tardi che mai, ma di questo passo non vorremmo che anche l’attuale classe dirigente del PD si svegliasse quando tutti sono morti….do you remember Good Bye Lenin?)...
Agiamo per esseri pronti quando non ci sarà più il chiacchiericcio intorno a Berlusconi e al berlusconismo, a Grillo e al dipietrismo, ma diamoci da fare e subito avendo in mente di governare un giorno questo pazzo e bel Paese. E possibilmente lo vorremmo governare bene, cercando di premiare quel buono che l’Italia può ancora dare.
Oscar Wilde diceva che tutti coloro che non sono capaci di imparare si sono messi a insegnare….Noi del CFP (im)modestamente pretendiamo di avere una classe dirigente colta, competente e avida di cultura…
Allora, ci piacerebbe tanto contraddire il buon Ennio Flaiano sostenendo che, se è vero che ci sono molti modi di arrivare, il migliore questa volta, è partire! Per le vacanze, però tornate perlomeno imparati…

direzione@formazionepolitica.org


Alessandro Fanfoni
Autodafé

Per il Pd, la settimana che si è aperta con la candidatura di Grillo si è chiusa con il programma di Franceschini. Dal faceto al serio -  si direbbe, per una volta – eppure, il breve cortocircuito non basta, non basta per riguadagnare la credibilità che oggi è come l’ossigeno, per un partito in apnea, tutto preso dai propri travagli esistenziali-adolescenziali mentre l’Italia soffoca, non solo per l’afa, ma per il bisogno di un’alternativa. Ci è già capitato una volta, e per lungo tempo, di subire la condizione di una democrazia bloccata. Una democrazia senza ricambio, non è più realmente tale, se non come simulacro o paradosso. Ora, spetta al Pd, e solo al Pd, impedire che, mutatis mutandis, questa condizione anomala si ripeta. Il Paese, infatti, potrà scegliere mille volte ancora Berlusconi – se questo sarà il suo volere – ma non possiamo permettere che ciò accada per impresentabilità dell’avversario. Il punto, infatti, non è Berlusconi – la cui parabola inesorabile è in atto da tempo – ma chi si candida a prenderne il posto. Quanto a lungo, o meglio a quale prezzo, il Paese può ancora aspettare che un centrosinistra moderno superi il proprio autolesionismo – cocktail micidiale di amore morboso per il proprio passato, disprezzo per l’Italia presente, catalessi rispetto all’avversario pigliatutto, afasia progettuale – per raggiungere una maturità alla quale si sottrae da un ventennio? L’Italia ha già conosciuto un ben più celebre, triste e doloroso ventennio, dovremo forse a breve trovarci a celebrare un ben altro ventennio – 1989-2009 – quello della progressiva dissipatio della sinistra? Non che non siano mancate le innovazioni – l’Ulivo è stata senz’altro la migliore – ma queste sono apparse sempre come strumentali, giocate di rimessa (spesso controvoglia) rispetto a mutamenti portanti che accadevano altrove. Ora che la sinistra, il centrosinistra, ha calato il suo ultimo asso (che avrebbe dovuto essere il primo!) del Partito democratico, può permettersi di gettare al vento questa occasione? Le premesse non sono incoraggianti e rischiano di fare del congresso prossimo, ennesimo, venturo un autodafé impietoso dell’ispirazione democratica (a chi giova, (ri)partire dal conflitto di interessi o dall’imbarazzato silenzio sulle pensioni?), eppure esistono ancora o, esistono già, sotto le coltri di questo presente-che-non-passa, le scintille di un nuovo-che-preme e che, trasversalmente dislocato tra le diverse mozioni, non deve smarrire la responsabilità del futuro. Perché il futuro è già il suo fecondo, imperativo presente - quando la notte sarà passata.


Davide Biassoni
Quel confuso e conteso senso di laicità

Un termine è uno strumento cruciale, ossia la materia prima di ogni linguaggio: il suo compito è quello di catturare e delimitare una certa porzione della realtà, definendo un concetto. Ecco perché il suo impiego implica anche circoscrivere ed escludere tutto ciò che non sia di competenza: i vocaboli sono perciò i punti cardinali nell'universo dei significati. Sennonché, nell’arena politica, con il repentino ritorno della legge sul biotestamento in discussione alla Commissione Affari Sociali della Camera, si è riattualizzato il dibattito sulla laicità dei provvedimenti approvati dalle istituzioni repubblicane. Eppure, senza entrare nel merito degli aspetti più tecnici, pare regni tuttora una non trascurabile anarchia intorno al termine laicità. Dacché, prima di valutare se la legge in questione sia più o meno laica, è indispensabile fissare i criteri che stabiliscano cosa effettivamente significhi laicità, derubricando ciò che non rientri nel perimetro tracciato da questo termine. Prima di ciò, è tuttavia necessario fare un passo indietro verso il confessionalismo, ossia la pratica secondo la quale un partito fa appello esplicitamente a valori professati da una determinata religione, difendendoli e promuovendoli nella società mediante leggi ispirate a tali principi. Eppure, nella realtà contemporanea, questo termine sembra essersi completamente inabissato, ormai snobbato e criptato da un politically correct pseudo-secolare per cui siamo tutti ufficialmente democratici, liberali e “naturalmente” laici. Ma se nessuno si dichiara più confessionale, il confessionalismo è allora scomparso? La decadenza di un termine non determina necessariamente l'altrettanto venir meno del significato ad esso associato, o delle azioni che ad esso si rifanno. Né si può semplicisticamente limitarsi all'equazione per la quale ciò di cui non si parla non esiste. Vero è che senza un adeguato vocabolario la nostra mente e il nostro linguaggio sono privati dei basilari strumenti espressivi e, pertanto, un fenomeno senza etichetta resta incomprensibile e ingovernabile. E ancora, non si può ignorare l'operazione di duplicazione peggiorativa del termine laicità, ossia quel laicismo coniato sull'icona zapaterista. Così, coloro che pongono al centro dell'universo decisionale la piena libertà dell'individuo, con le relative preferenze personali, vengono fatti scivolare sotto la nuova etichetta dal sapore decisamente politically uncorrect. Ma questa operazione di shiftamento, di slittamento dei termini e dei significati rischia di produrre ambiguità e distorsioni. Nel libero confronto democratico fra le idee, le parti in contrapposizione dovrebbero giocare la partita indossando la casacca che li identifica: del resto, alla base della dialettica sta l’identità dei contendenti. La legittimità di ogni posizione politico-ideologica deve anzi tutto derivare dalla trasparenza e dalla chiarezza della bandiera che si difende, con il riconoscimento delle inevitabili sfumature. A proposito di testamento biologico, sarebbe quindi opportuno ripartire da un tema molto controverso e di straordinaria delicatezza: la disponibilità della propria vita per il singolo individuo, specialmente in situazioni di salute gravemente compromessa. Chi nega legittimamente tale possibilità, affermando che in ultima istanza la vita appartiene solo a Dio, e vuole incardinare tale visione in una legge, deve definirsi allora confessionale o laico? Senza una ridefinizione a priori di etichette e concetti, diventa impossibile rispondere a questo interrogativo.

biassoni_davide@yahoo.it



David Ragazzoni*
Sognare ogni giorno l’Italia del domani

Estratti dalla relazione tenuta per la costituzione del Circolo PD “Giovane Europa” (Scuola Normale di Pisa e Scuola Sant’Anna) – Pisa, 3 luglio 2009

La sfida del Congresso di ottobre può essere davvero l’occasione giusta per riempire il Partito Democratico di progetti, di contenuti, di idee. Non deve essere un’occasione mancata: deve essere il segno che il PD è un partito democratico per davvero, che quanti a vario titolo hanno dato il loro contributo per la sua nascita e il suo cammino fino ad ora credono veramente – e sottolineo veramente – nel soggetto politico consegnato agli italiani. Non bisogna arenarci nello sterile scontro generazionale, invocando una nozione di giovane che è vuota, questa sì, di contenuto. Cosa vuol dire essere giovani per il Partito Democratico ed essere giovani nel Partito Democratico? Come è stato dimostrato dai risultati elettorali ai vari livelli in questi due anni circa di battaglie del PD, è necessario un rinnovamento delle categorie con le quali si legge la politica e la società italiana. Destra e sinistra non definiscono più, come già insegnava Bobbio, un universo onnicomprensivo, né lo definiscono le categorie di vecchio e giovane: la rivendicazione del ‘nuovo ad ogni costo’, il ‘nuovismo’, rischia di diventare nuovamente il facile slogan di una politica ‘contro’ e non di una politica ‘per’ come quella per la quale il Partito Democratico è nato.
Scriveva qualcuno nell’Ottocento che i popoli democratici hanno la caratteristica peculiare di saper guardare più in là e più in alto degli altri, di non fermarsi alla contingenza, di saper pensare il futuro. Io credo che il PD, e i giovani del PD, debbano dimostrare ogni giorno di avere la capacità di sognare l’Italia del domani. L’Italia del domani la si costruisce con le persone, essenziali in qualsiasi progetto politico che pretenda di essere credibile – persone responsabili e responsive, che abbiano scolpita nella mente un’idea fortissima di accountability e una concezione di politica intesa come contributo al nostro paese – e la si costruisce con le idee, con le battaglie su contenuti precisi. È la sfida più bella e più appassionante che la politica possa dare ai giovani di oggi, giovani per davvero: la sfida di trasformare ogni giorno le proprie idee e la propria visione di Italia in mattoncini concreti.
Io credo che su tre temi soprattutto il Partito Democratico, a partire da ottobre, abbia il dovere di elaborare contenuti forti, per poter essere percepito dagli elettori come un’alternativa reale e credibile alle forze di centro-destra: ampliare e riunificare il mondo del lavoro; promuovere una buona immigrazione; iniettare nel mondo della scuola e dell’università la triade di autonomia, merito e responsabilità.
Il Partito Democratico deve recuperare la credibilità su questi temi, sia nei progetti che propone, sia nelle persone che si fanno promotrici di un simile rinnovamento. Oltre alla leadership, infatti, che nella politica contemporanea è certamente un elemento decisivo, c’è il partito dei e nei territori: c’è la presenza fisica del partito là dove le persone vivono.
Le tradizionali cesure che ancora sopravvivono, con grande amarezza lo dico, nel Partito Democratico non appartengono a una generazione come la nostra che si è formata politicamente dopo l’89. Non abbiamo nel sangue, né vogliamo averla, la fissa dualistica che ancora continua a permeare l’azione politica del PD. Come giovani cittadini democratici ed europeisti, dobbiamo provare a restituire al Partito Democratico due elementi: slancio ideale ed elaborazione di programmi, che secondo noi sono due elementi imprescindibili per qualsiasi partito che sia vivo, che abbia una vocazione maggioritaria e che si proponga, nel tempo, di formare una nuova classe dirigente.
Io credo, noi crediamo che la cultura politica di un partito non sia soltanto quella racchiusa in un manifesto, ma sia un’elaborazione quotidiana, fondata sull’interazione tra esperienza, azione, idee condivise con gli elettori, formazione di una classe dirigente, memoria storica e politica. E più di ogni altro includo, tra gli elementi basilari di una cultura politica viva, la capacità di leggere realmente la società, di coglierne le trasformazioni, di saper parlare alla testa della gente, e non soltanto alla loro pancia, come oggi troppe volte una nozione semplicistica e degenere di politica pretende di fare. Il Partito Democratico deve tornare a parlare alla testa delle persone, ed è da questo compito che i giovani democratici devono ripartire.

*coordinatore Circolo PD Giovane Europa


Mario Di Ciommo
Novelle dall’Europa – La realtà e le sue necessità richiedono più Europa, altro che formalismi…

Oggi è l’ultima “novella” prima dell’Estate. Il caldo e il desiderio di vacanze che attanagliano, in questi ultimi giorni dell’anno lavorativo, chi scrive e chi legge questa rubrica suggeriscono brevità.
Dunque, lascerò a questa pagina una rapidissima riflessione. A mò di sintesi di quanto detto sinora nella nostra rubrica. E di punto di partenza della prossima stagione delle “novelle”. Essa vuol proporre un “metodo”: il metodo che dovrebbe essere utilizzato nel prossimo futuro per affrontare le sfide che l’Europa dei prossimi mesi si troverà dinanzi.
Si badi bene: i prossimi mesi saranno decisivi. E molto difficili. Tanti gli ostacoli all’orizzonte. Uno su tutti: il nodo del trattato di Lisbona. Iniziano a diffondersi commenti assai pessimistici tra la dottrina sugli effetti che la sentenza del Bundesverfassungsgericht (il Tribunale costituzionale federale tedesco) del 29 giugno del 2009 avrà sull’integrazione europea. Sono in molti a paventare addirittura il rischio che il processo di integrazione non potrà approfondirsi ulteriormente dopo i paletti messi dai giudici costituzionali tedeschi. E che questa virata anti-europeista sarà seguita da molte altre Corti costituzionali nazionali.
A tal proposito calza a pennello la riflessione che ripropongo attraverso questa citazione. Presentando il programma della Presidenza svedese per il secondo semestre 2009, il Primo Ministro Fredrik Reinfeldt ha detto nei giorni scorsi: “I problemi del mondo intero bussano oggi alle porte dell'Europa. Sull'insieme del pianeta - e in particolare nel nostro vicinato immediato - sono molti coloro le cui speranze di un futuro migliore sono strettamente legate alla cooperazione con l'UE. Dobbiamo essere insieme all'altezza di queste speranze”.
Si pensa davvero che il processo di integrazione europea potrà essere fermato da formalismi come quello del pur autorevolissimo Tribunale costituzionale di un Paese motore dello stesso processo come è la Germania? Il processo di integrazione europea andrà avanti - o meno - se si deciderà – o meno – di aprire la porta dell’Europa, cui stanno bussando tante istanze dell’oggi globale. Se si deciderà - a livello politico - di svilupparne le straordinarie potenzialità di risposta alle istanze complesse che l’oggi globale pone. Che pone drammaticamente, vista la limitatezza delle capacità dei mezzi che sono stati sinora messi in campo per risolvere le varie crisi che si stanno susseguendo (terroristica, climatica, energetica, economico-finanziaria e sociale).
Buona estate a tutti!

mariodiciommo@yahoo.it


Gianfranco Aurisicchio, Tommaso Cappiello
Come l’Europa ti salva l’Italia (ed il suo giardino)

Finalmente sta entrando nell’ordinamento italiano una direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, grazie al Disegno di Legge presentato al Parlamento nei mesi scorsi che conferisce al Governo la possibilità di legiferare per introdurre nell’ordinamento giuridico nazionale direttive europee che richiedono normative organiche e complesse.  Tra il foldone di deleghe è di particolare interesse il recepimento dalla direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente.
La direttiva europea obbliga gli Stati membri a prevedere nella loro legislazione nazionale sanzioni penali in relazione a gravi violazioni delle disposizioni del diritto comunitario in materia di tutela dell’ambiente.  Per paradosso, dobbiamo ringraziare l’Europa se adesso troverà piena attuazione la norma costituzionale sulla tutela del paesaggio italiano: l’Italia, che si fregia del titolo di giardino d’Europa (immeritatamente), ha avuto bisogno dell’Europa per dare compimento e consequenzialità piena a tale titolo. Ovvero l’Italia, senza l’Europa, ha dimostrato di non saper neanche pienamente tutelare il proprio patrimonio ambientale.  E il paradosso è proprio che è un governo di destra, poco rispettoso dell’ambiente come ha finora dimostrato, a dover introdurre nell’ordinamento italiano tale direttiva. Speriamo senza arzighigoli legislativi a questo punto.
La direttiva è stata emanata sulla convinzione che, in assenza di uno standard normative minimo – sussistono infatti ampie disparità tra gli Stati membri nella definizione dei reati ambientali – o di un consolidato acquis comunitario relativo ai reati ambientali, soltanto l’introduzione di sanzioni penali può assolvere a un grado sufficiente di deterrenza, in maniera ben più pregnante e qualitativamente diversa rispetto alle sanzioni amministrative o ai meccanismi risarcitori propri del diritto civile. Per inciso, questo salto metodologico nella tutela penale è stato reso possibile anche a seguito di due innovative sentenze della Corte di Giustizia, che hanno esplicitamente riconosciuto la competenza della UE ad adottare disposizioni che possano recare, per gli Stati membri, l’obbligo di “incriminare” determinate condotte laddove ciò si riveli necessario ad assicurare l’efficacia delle disposizioni per le politiche, come quella ambientale, rientranti nel suo ambito di competenze.
La direttiva in commento risulta inserita in un contesto di strumenti internazionali tra i quali va ricordata la Convenzione di Basilea sul movimento transfrontaliero di rifiuti; inoltre, i crimini ambientali risultano inclusi sia nella lista dei reati per i quali può essere emesso il mandato di arresto europeo (decisione quadro del Consiglio 13 giugno 2002, n. 2002/584/GAI) sia in quella relativa all’esecuzione nell’Unione europea dei provvedimenti di blocco dei beni o di sequestro probatorio.
La direttiva 2008/99/CE segna un profondo cambiamento che subisce il sistema delle fonti normative del diritto penale ambientale, istituendo un livello minimo di armonizzazione in relazione alle attività che devono essere considerate reati e un sistema di responsabilità penale simile per tutte le persone giuridiche. Faciliterà, inoltre, la cooperazione tra gli Stati membri in tutti i casi in cui il reato ambientale abbia implicazioni transfrontaliere.
La particolare novità della normativa risiede proprio nella responsabilità non più o non soltanto delle persone fisiche o, in via oggettiva, dei legali rappresentati delle persone giuridiche, ma anche delle persone giuridiche. Infatti, nel 2001 con il D.Lgs. n. 231, l’Italia, così come già fatto in precedenza da altri Paesi della Comunità Europea, introduceva nel proprio ordinamento la cosiddetta “responsabilità amministrativa degli enti”, di fatto una responsabilità di tipo penale, per un numero chiuso di reati commessi da propri dipendenti ad interesse e vantaggio dell’ente stesso (corruzione, truffa ai danni dello stato, false comunicazioni sociali, riciclaggio, omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime commessi in elusione delle norme antinfortunistiche, ecc.). Le Società possono dimostrare un’esclusione dalla responsabilità o una diminuzione della sanzione, dimostrando di aver adottato un sistema di controlli (ad esempio modello di organizzazione, o di gestione e controllo) tale per cui i reati, quando commessi dai dipendenti, risultino in violazione di tale sistema di controllo interno.
A parte la considerazione sul fatto che l’Italia stia arrivando con almeno un decennio di ritardo rispetto ad altri Paesi membri nel disciplinare la responsabilità penale (ovvero amministrativa) delle Società per i delitti ambientali, il disegno di legge in oggetto potrebbe avere un risvolto dirompente per il sistema economico italiano per il potenziale effetto scardinante sulle lobbies, prima fra tutte Confindustria, poche attente alla tutela ambientale e per la necessità, da parte delle stesse Società, di stabilire un sistema di controlli per evitare di essere incriminate e/o limitare le sanzioni previste dal D.Lgs. 231/2001.  Questi due fattori dovrebbero quindi favorire investimenti in sistemi di gestione ambientale.
Si spera che entro il dicembre 2010 (data entro cui dovrebbe entrare in vigore la nuova normativa) le società si organizzino e investano, anche grazie a sussidi statali, nella tutela ambientale attraverso sistemi di monitoraggio e controllo del proprio impatto ambientale, sviluppando una sorta di consapevolezza della propria “environment print”, per parafrasare un’espressione anglosassone di questi tempi di moda che descrive il proprio impatto ambientale a livello di emissioni di anidride carbonica.

http://gianfrancoaurisicchio.blogsome.com


Simone Comi
Approvvigionamento di risorse energetiche: all’Unione Europea mancano strategie coerenti

L’accordo siglato dalla compagnia energetica azera Socar e del colosso Gazprom, che consentirà all’Azerbaijan di esportare gas naturale verso la Russia, potrebbe presto portare a scenari preoccupanti per l’Unione Europea in tema di rifornimenti d’idrocarburi. Seppure le due compagnie energetiche si siano accordate per quantitativi abbastanza modesti, Gazprom ha ribadito la proposta d’acquisto dell’intero volume prodotto dalla seconda fase del progetto Shah Deniz, uno dei siti energetici chiave sia per lo sviluppo azero che per i rifornimenti destinati ai paesi dell’Unione Europea. Bruxelles vorrebbe infatti alimentare quello che viene definito il “southern corridor” energetico, di cui farebbe parte il progetto Nabucco, proprio con gli idrocarburi estratti in Azerbaijan. Siglando l’accordo con Mosca, Baku ha lanciato un segnale chiaro a dimostrazione dell’esistenza di almeno un altro canale in grado di consentire l’esportazione delle risorse prodotte.
La scelta di Gazprom di siglare un accordo che prevede l’acquisto di idrocarburi da uno degli ex Stati satelliti a prezzo di mercato ha anch’essa un’importante valenza politico-strategica: Mosca sta infatti tentando di ostacolare i piani di penetrazione delle multinazionali energetiche occidentali intercettando parte della futura produzione azera. Come detto, già lo scorso anno la società energetica russa dichiarò chiaramente di voler acquistare a prezzi di mercato il gas naturale prodotto nella seconda fase di sviluppo del progetto Shah Deniz e secondo alcune fonti avrebbe ora acquisito una sorta di “diritto di precedenza” rispetto a possibili futuri acquirenti. Socar ha sempre smentito le voci che vorrebbero Gazprom in possesso di diritti di alcun tipo sulle produzioni azere ma la notizia dovrebbe essere un segnale chiaro per le maggiori compagnie e gli esitanti decisori politici europei. La scelta azera di esportare verso la Russia il proprio gas naturale potrebbe voler dire per l’Unione Europea dover abbandonare quel progetto Nabucco, su cui si sta lavorando già da qualche anno con dispendio di energie e risorse, a favore del South Stream, che consentirebbe alla Russia di detenere un controllo quasi completo sulle risorse energetiche in transito verso i paesi UE.
L’accordo appena siglato dalle due società sembra essere una sorta di “ultima chiamata” per l’Unione Europea, affinché questa si impegni a sviluppare un’organicità e una capacità di programmazione in campo di politiche energetiche che sembrano essere sempre più necessarie per affrontare convenientemente il prossimo futuro. L’Azerbaijan sembra essere, per tradizione storica e realtà politica presente, poco incline ad orientare la gran parte dei flussi di idrocarburi verso la Russia. Gazprom non fornirebbe infatti garanzie rispetto alle future trattative sui prezzi d’acquisto del gas azero e una certa abitudine del Cremlino ad esercitare pressioni politiche, con scelte talvolta dure, sembra essere ulteriore ostacolo ad accordi più impegnativi. Non si può escludere comunque che un certo immobilismo europeo, o la mancanza di garanzie precise da parte di Bruxelles rispetto alla volontà di sviluppare in tempi ragionevolmente brevi il progetto Nabucco, portino la leadership di Baku ad operare scelte differenti. In tempi di crisi economica e di declino temporaneo del consumo di idrocarburi, Mosca sembra essere in grado di poter attuare una strategia coerente e una programmazione senza pari in materia energetica. Ne è riprova la conferma della data d’apertura dei lavori necessari per la posa del South Stream, che inizieranno come previsto il prossimo anno. L’Unione Europea sembra essere invece politicamente compatta nel dichiararsi a favore del “corridoio sud”, che consentirebbe uno smarcamento energetico importante da Mosca, ma ancora indecisa per quanto riguarda il Nabucco. Alcuni Governi sembrano non considerare il progetto una priorità per l’UE, con il rischio che il costante aumento della produzione e l’imminente sviluppo del progetto Shah Deniz, considerato una priorità da Baku, costringano l’Azerbaijan a velocizzare la selezione di un acquirente stabile. Ulteriori dilatazioni dei tempi dei processi decisionali da parte di Bruxelles potrebbero così costringere la leadership azera a consolidare gli accordi con Gazprom, lasciando a Mosca il controllo pressoché totale della rete energetica europea. Anche in ambito energetico sarebbe bene che l’Unione Europea si prodigasse per attuare strategie coerenti, volte a salvaguardare un futuro in cui potrebbe essere tardi avanzare offerte per quanto si è già perduto.

simonecomi@hotmail.com
http://simonecomi.blogsome.com


Valentina Pasquali
Niente energia senza Russia

Istanbul – È stato firmato lunedì a Ankara, dopo anni di incertezze e attese, il protocollo d'intesa intergovernativa tra Austria, Bulgaria, Romania, Ungheria e Turchia sul gasdotto noto con il nome di Nabucco. Si tratta questo di un progetto da 7.9 miliardi di Euro che, a partire dal 2014, dovrebbe trasportare 31 miliardi di metri cubici di gas naturale dal Mar Caspio all’Europa. La Turchia, insieme agli altri quattro firmatari dell’accordo, è uno dei paesi attraverso cui dovrebbe transitare il tubo lungo 3.300 chilometri.
Il futuro di Nabucco però, un progetto pensato per aggirare la Russia così da ridurre la dipendenza dell’Europa dalle importazioni del suo gas, rimane in dubbio. Nonostante l’accordo di lunedì rappresenti un importante passo in avanti, la determinazione mostrata da Mosca nel proteggere la propria posizione dominante, la mancanza di una politica unitaria a livello dell’Unione Europea e l’assenza di una strategia americana chiara rispetto alle problematiche energetiche in Europa mettono in pericolo la costruzione del gasdotto.
Oggi la Russia domina incotrastata i mercati energetici regionali, grazie al fatto che sotto il suo territorio si trova circa il 25% delle riserve mondiali di gas naturale (oltre naturalmente che a tanto petrolio). Per rafforzare ulteriormente il proprio monopolio, “Mosca compra anche quasi tutto il gas prodotto in Turkmenistan e Kazakhstan”, spiega Necdet Pamir, ex-rappresentate della società petrolifera turca e oggi membro del consiglio del World Energy Council. Di conseguenza, paesi come la Turchia, l’Austria e la Bulgaria non possono fare altro che importare la maggior parte del gas naturale di cui hanno bisogno proprio dalla Russia, naturalmente a prezzi astronomici.
In seguito alla decisione presa dal gigante energetico russo Gasprom lo scorso inverno di tagliare i rifornimenti di gas naturale all’Ucraina, scatenando una crisi che ha colpito anche Bulgaria e Romania, i paesi dell’Unione Europea hanno finalmente riconosciuto la necessità urgente di diversificare le proprie fonti di energia. Eppure, come dimostra il caso di Nabucco, il lungo braccio russo si sta dimostrando capace di opporre molta resistenza.
L’Azerbaijan, l’unico paese che si sia impegnato ufficialmente a pompare il proprio gas naturale nel gasdotto, ha firmato di recente un contratto con Gasprom per esportare gas verso la Russia per almeno un anno. “L’Azerbaijan sta praticando una politica di equilibrio. La Russia è uno dei paesi più importanti della regione e Baku non vuole danneggiare le proprie relazioni con Mosca”, nota Vugar Baymarov, presidente del Centro per lo Sviluppo Economico e Sociale di Baku. “Il problema però è che l’Azerbaijan non ha gas sufficiente sia per Gasprom che per Nabucco. Si tratta dell’uno o dell’altro”, aggiunge Baymarov.
Visto che nessun altro fornitore è stato ancora reclutato ufficialmente, il gasdotto si trova davanti a un difficile problema di volume.
La soluzione dovrebbe arrivare, idealmente, dall’Asia Centrale. Nella Fase II del progetto Nabucco, il Turkmenistan dovrebbe mandare gas naturale in Europa attraverso un gasdotto che, passando sotto il Mar Caspio, si ricongiunga a Nabucco. Il fatto però che l’economia del Turkmenistan dipende quasi interamente dalla stretta relazione con la Russia rende difficile immaginare che Ashgabat sceglierà di vendere il suo gas alla concorrenza.
L’Iraq rappresenta un’altra possibilità allettante, ma ci vorranno anni prima di sviluppare i giacimenti di gas naturale che si trovano nella regione curda  a nord del paese: “A causa dell’instabilità politica degli ultimi anni, è impossibile sapere esattamente che volume sia disponibile in Iraq e come potrebbe essere incanalato dentro Nabucco”, spiega Sinan Ülgen, direttore del Centro di Studi Economici e Politica Estera (EDAM) di Istanbul.
Secondo Stanislav Tkachenko, professore di relazioni internazionali all’Università Statale di San Pietroburgo, il sucesso di Nabucco dipende da un’eventualità per ora inimmaginabile: “Che la relazione bilaterale tra gli Stati Uniti e l’Iran migliori radicalmente, cosicchè Washington dia il proprio ok alla possibilità che Nabucco sia alimentato dalle enormi riserve iraniane”, dice Tkachenko.
La Turchia sembrerebbe intenzionata a perseguire questa strada anche a dispetto dell’opposizione americana: “La Turchia è un paese indipendente e può comprare il poprio gas dove vuole, a patto che le vengano offerte condizioni favorevoli. Se c’è del gas in Iraq, la Turchia comprerà gas iracheno. Lo stesso vale anche per l’Iran”, dice Suat Kiniklioglu, portavoce della Commissione Affari Esteri del Parlamento turco. L’inviato dell’amministrazione americana per l’energia, Ambasciatore Richard Morningstar, è  tornato a ripetere, domenica, che Washington continua a opporsi a qualsiasi uso di gas iraniano per Nabucco.
In realtà, nessuno sa esattamente cosa attendersi dagli Stati Uniti. Mentre ufficialmente si diceva convinta sostenitrice del gasdotto Nabucco, l’Amministrazione Bush ha perseguito politiche che, di fatto, hanno di molto complicato la vita del progetto. Le sanzioni economiche imposte sull’Iran e l’invasione dell’Iraq hanno messo fuori gioco due fornitori potenzialmente fondamentali. Tutt’oggi, secondo Tkachenko dell’Università Statale di San Pietroburgo, “quando si tratta di problematiche quali la sicurezza e la politica europea, nessuno sa davvero cosa pensi Obama”.
Nabucco deve anche fare i conti con problemi di transito. La guerra della scorsa estate tra la Russia e la Georgia ha suscitato dubbi sul fatto che la Georgia possa davvero funzionare come un affidabile paese di passaggio: “La Russia sta cercando di destabilizzare la Georgia per convincere la comunità internazionale che nessun gasdotto può attraversare il suo territorio in maniera sicura”, accusa Nika Chitadze dell’Università Statale di Tiblisi.
Nel frattempo, Mosca ha intrapreso una serie di azioni concrete per offrire alternative a Nabucco. Ad esempio sta discutendo con Ankara la costruzione di Blue Stream 2, un’estensione del gasdotto Blue Stream 1 che porta gas naturale dalla Russia alla Turchia e che dovrebbe essere completato in partnership con l’italiana ENI. Gasprom ha anche firmato accordi con la tedesca Ruhrgas e con Gaz de France per la costruzione di Nord Stream, che porterebbe gas russo in Germania. Infine, sono in corso trattative a proposito del gasdotto South Stream, che trasporterebbe gas dalla Russia attraverso il Mar Nero verso la Bulgaria, l’Austria e fino all’Italia. “La Russia sta pian piano chiudendo tutte le porte alla concorrenza”, dice Pamir del World Energy Council.
Non tutti sono d’accordo che la strategia aggressiva di Mosca, o la mancanza di un reale impegno americano, siano i veri responsabili delle difficoltà di Nabucco. “Se non giochi duro, non puoi incolpare gli altri”, sostiene Yurdakul YiÄŸitgüden, Vice-Ministro turco all’Energia dal 1997 al 2003. La Russia sta semplicemente difendeno i propri interessi. “Il problema è quello di una grave mancanza di leadership nell’Unione Europea in sostegno delle singole società coinvolte nel progetto Nabucco. Da sole queste non sono in grado di farcela”, aggiunge YiÄŸitgüden.
L’accordo firmato lunedì potrebbe forse essere un primo segnale importante di una ritrovata volontà politica unitaria a livello dell’Unione Europea. Allo stesso tempo, l’altro sviluppo rilevante a cui si è assistito negli ultimi mesi è che il Consorzio Nabucco ha cominciato a elencare, nei propri documenti ufficiali, anche la Russia come potenziale fornitore di gas per il gasdotto, eliminando così la ragione stessa dell’esistenza di Nabucco.

valentina.pasquali@gmail.com


Stefano Florio
Verso Expo 2015 –Diario di bordo 17 luglio 2009

Consueto aggiornamento rispetto all’avvio del cantiere Expo 2015 rimandando alla rassegna stampa presente nella sezione dedicata all’Expo 2015 all’interno del sito del CFP (http://www.formazionepolitica.org/vedit/pagina.asp?apriramo=003900050008&pagina=3304&pv=), per una ricostruzione completa di quanto accaduto nel corso delle ultime due settimane.
Innanzitutto la prevista seduta del Consiglio Comunale di Milano in calendario per il 6 luglio che, all’ordine del giorno fra le altre decisioni, avrebbe dovuto deliberare la concessione gratuita alla Società di Gestione degli spazi a Palazzo Reale è saltata per assenza del numero legale. Stessa situazione e quindi ennesimo nulla di fatto il 13 luglio quando è mancato nuovamente il numero legale per troppe assenze fra i banchi della maggioranza. L’ipotesi su cui ci si sta orientando è quella della concessione in comodato d'uso gratuito degli spazi, mediante affidamento diretto, per “…..eccezionali occasioni, quando le finalità soddisfino interessi generali di straordinaria rilevanza per la comunità milanese, con possibili riflessi sul piano nazionale e internazionale…..”. Prossima seduta di Consiglio, forse decisiva, oggi (ieri per chi legge).
In vista degli Stati Generali in corso di svolgimento oggi e domani (nd. ieri ed oggi per chi legge) il Presidente Formigoni ha lanciato sempre il 6 luglio un messaggio forte di richiesta di partecipazione che è presente sul sito www.statigeneraliexpo.it.
"L'Expo – ha detto Formigoni - non deve essere soltanto il luogo delle istituzioni, ma deve e può essere il luogo di tutti i milanese e lombardi, di tutti coloro che vogliono partecipare con proposte e idee" aggiungendo che il suo successo sarà legato "alla nostra capacità, da popolo milanese e lombardo, di accogliere i popoli che da altre parti del mondo verranno a Milano e in Lombardia nel 2015".
L’8 luglio il rappresentante della Provincia di Milano in seno al CdA Enrico Corali ha rassegnato le proprie dimissioni con lettera indirizzata alla Presidente Bracco accogliendo così l’invito che in tal senso gli aveva rivolto il neo Presidente della Provincia Guido Podestà all’indomani della sua elezione. Fra i candidati maggiormente papabili per la sua sostituzione è circolato il nome, oltre a quello di Benito Benedini già Presidente di Assolombarda, dell’ex Rettore dell’Università Bocconi Carlo Secchi.
Il 9 luglio sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa organizzata a Milano presso la Cascina Merlata – dove sorgerà il Villaggio dell’Expo 2015 - gli Stati Generali dell’Expo, in programma oggi e domani come detto al Teatro Dal Verme di Milano. Alla conferenza, alla quale erano presenti la Moratti Formigoni e l’amministratore delegato di Expo 2015 Spa, Lucio Stanca, è stato illustrato il programma dei due giorni di incontri, dibattiti e scambi di idee che vede coinvolti tutti i soggetti che, impegnati nell’operazione, sono interessati a dare suggerimenti, suggestioni e proposte.
Expo è un progetto che ha una doppia dimensione – ha spiegato la Moratti – perché deve riuscire a coniugare quella locale, quindi l’Expo per la città e quella internazionale, cioè la città che si sa proporre come laboratorio di esperienze nel mondo e per il mondo. Queste due dimensioni devono stare insieme e sono sempre state insieme nella nostra visione”.
Per chi volesse seguire i lavori in diretta: http://www.statigeneraliexpo.it/stati-generali-on-line.asp
Quattro le sessioni di lavoro previste: la prima, dedicata ai giovani “Che cosa si aspettano i giovani dall’Expo, come se la immaginano, come la vorrebbero”, la seconda, rivolta alle donne, “Che cosa si aspettano le donne dall’Expo”, la terza, rivolta al popolo dei creativi, ” “Quale format per l’Expo 2015?”. Infine, la sessione dedicata più direttamente al tema dell’Expo, “Che cosa significa nutrire il pianeta?”.
L’obiettivo è quello di predisporre un forum libero di condivisione e di dialogo al quale tutti possono partecipare: cittadini, Istituzioni, Università, mondo del volontariato, della comunicazione, dell'arte, della cultura, dello spettacolo, del turismo. Durante la presentazione del programma è stato illustrato anche il metodo di lavoro adottato: ogni sessione prevede un intervento di apertura a cui segue uno spazio per il dibattito in sala, animato da un conduttore, a cui possono partecipare tutti coloro che si sono registrati attraverso il sito dell'iniziativa. E’ inoltre possibile contribuire al dibattito partecipando alle discussioni aperte sul blog, inviando un proprio documento o una videointervista. Il canale aperto su YouTube sta già raccogliendo stimoli e domande e continuerà a farlo anche nel corso degli stessi Stati Generali, dove è offerta a tutti i partecipanti la possibilità di avere uno spazio in cui registrare un video-contributo e lanciare la propria idea.
A quanto si è appreso 60.000 sono stati i visitatori che si sono connessi al sito degli Stati Generali, 700 le persone che hanno prenotato un posto in ciascuna delle sessioni previste e 150 quelle che hanno chiesto di parlare. Alla sessione conclusiva della manifestazione prevista per domani (oggi per chi legge) il Governo sarà rappresentato dal Ministro Bondi e, fra gli interventi previsti, anche quello di Vicente González Loscertales, Segretario Generale del BIE. Daremo conto di quanto emergerà da questa 2 giorni di lavori nel primo numero della newsletter dopo le vacanze.
Il 10 luglio si è tenuta una seduta informale del Cda incentrata su una analisi semestrale di andamento. L’incontro, ha spiegato la Bracco, è servito in preparazione degli Stati Generali. Soddisfatto Leonardo Carioni, il presidente della Provincia di Como che nel Cda siede come rappresentante del governo: “Abbiamo chiarito parecchi punti - ha detto -. L’Ad Lucio Stanca ha fatto un buon lavoro”.
Il 13 luglio sono stati presentati i risultati dell’indagine ''Expo 2015 vista dagli europei'' realizzata dalla Camera di commercio di Monza e Brianza in collaborazione con DigiCamere: la maggioranza degli europei (56%) crede che Milano si meriti un evento internazionale come Expo 2015 - perchè si tratta di una città dinamica ed internazionale (34,9%) e perchè viene identificata come la capitale economica del Paese (21,1%). Per l'84,2% degli imprenditori europei Milano merita di ospitare l'Esposizione e il 47,4% la considera una città dinamica ed internazionale. Ancora più alta la percentuale dei ''sostenitori'' del capoluogo lombardo tra commercianti e artigiani europei: il 90,9% crede che Milano sia stata la scelta giusta e più della metà (54,5%) la ritiene la capitale economica del Paese. Solo un europeo su dieci ritiene che ad ospitare l'Esposizione universale sarebbe dovuta essere un'altra città. Per saperne di più: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_luglio_13/sondaggio_expo_europei-1601565095363.shtml
Sempre il 13 luglio si è tenuto un vertice fra la Moratti, Carioni, Castelli, Tremonti e Bossi dove il Commissario ha avuto rassicurazioni sia in ordine ai finanziamenti per le linee 4 e 5 della metropolitana milanese sia rispetto all’ipotesi, per la verità ancora remota, di poter derogare ad alcuni parametri del patto di stabilità allo scopo appunto di realizzare investimenti infrastrutturali.
Il 15 luglio, a margine dell'inaugurazione del nuovo tunnel per i giardini di Porta Nuova, il costruttore Salvatore Ligresti ha lanciato la proposta che Milano si doti, in vista di Expo e soprattutto in relazione all’iter realizzativo delle opere previste, di due commissioni di garanti: la prima che si occupi dei rapporti con i cittadini e con i quartieri in modo da evitare ricorsi che allunghino i tempi dei progetti e una seconda che si occupi di regolare i rapporti fra le imprese garantendo tempi certi dopo l'assegnazione delle opere.
Infine sempre il 15 luglio il Cipe ha approvato l’allegato infrastrutture che, all’interno degli interventi essenziali, pone anche quelli di Expo 2015 mentre l’approvazione dei progetti definitivi relativi alle linee 4 e 5 della metropolitana, da parte sempre del Cipe, è ufficialmente slittata a settembre.
Altre notizie:
-          Venerdì 10 luglio alle ore 11.30 presso l’Auditorium Il Sole 24 Ore è stato presentato il volume “Expo 2015 una guida a tutte le opportunità” edito da Il Sole 24 ore e curato da Andrea Mascaretti, Roberto Daneo, Patrizia Galeazzo e Riccardo Garosci. Si tratta di un manuale facile da consultare, dedicato ai cittadini e agli operatori che desiderano saperne di più su Expo 2015, capire l’importanza del tema trattato, conoscere gli eventi di accompagnamento, i programmi di ospitalità per i visitatori, le opportunità di partecipazione e molto altro ancora. Per saperne di più è presente una nota sul nostro sito (http://www.formazionepolitica.org/vedit/pagina.asp?apriramo=003900050044&pagina=4647&pv=)
-          Durante i lavori del G8 all’Aquila, il Comune di Milano e la Biblioteca Ambrosiana hanno presentato ed esposto – presso uno stand appositamente realizzato - ai partecipanti al summit, in anteprima mondiale, 8 fogli originali del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci. Due degli otto fogli del manoscritto vinciano saranno poi esposti a Palazzo Marino dal 16 luglio al 31 agosto. “Sono particolarmente orgoglioso – ha detto Stanca- che questa iniziativa rappresenti uno dei primi passi della società Expo 2015 S.p.A., un passo simbolico dei valori che vogliamo esprimere. Tale evento per la sua caratura culturale è una vetrina per Milano e per l’Italia intera
-          Il 13 luglio il Presidente Formigoni ha incontrato il Presidente della Provincia di Piacenza Trespidi nell’ambito del protocollo già siglato tra Regione Lombardia ed Emilia Romagna; l’incontro è stata l’occasione per definire operativamente le possibili collaborazioni, principalmente nei settori dell’agroalimentare e del turismo.
Buone vacanze a tutti….speriamo che alla ripresa il cantiere Expo 2015 si riavvii celermente e bene….noi saremo pronti a monitorarne come sempre l’andamento.

s.florio@libero.it

 

 



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