CFP NEWS
La newsletter settimanale
del Centro di Formazione Politica
Anno 5 Numero 178 – 11 settembre 2009
www.formazionepolitica.org

a cura di Alessandro Fanfoni


Carissimi lettori,
siamo lieti di inviarvi la Newsletter n. 178, il primo numero dopo la pausa estiva.
Siamo altresì lieti di informarvi che il Centro di Formazione Politica inaugurerà il II semestre della V edizione con il modulo 6 del 26-27 settembre p.v. dedicato alle relazioni internazionali e politica globale (consulta il programma)

Ben ritrovati e buona lettura!
La Redazione



Sommario:

Alessandro Fanfoni
Il punto/ "II Repubblica"in cerca di una exit strategy


Valentina Pasquali
Basterà il carisma di Obama?


Simone Comi
La counter-insurgency: strategia militare in Afghanistan e scontro mediatico a Washington?


Gianfranco Aurisicchio
The Day After


Stefano Florio
Verso Expo 2015 – Diario di bordo 11 settembre





Alessandro Fanfoni
Il punto/ "II Repubblica"in cerca di una exit strategy

La “II Repubblica” è dunque destinata rimanere sepolta sotto una valanga di intercettazioni e verbali di interrogatori, scandali sessuali e querele, retoriche petizioni per salvare i principi democratici e denunce di persecuzioni strumentali; in breve, sepolta sotto il cumulo di una lotta senza quartiere tra conglomerati di interessi che negano reciprocamente l’esistenza reciproca? Oppure, tutto questo rumore assordante che si è sostituito ad una salutare dialettica politica rappresenta solo il guasto di una macchina democratica che, paradossalmente appunto, ha bisogno di guastarsi per garantire la propria sopravvivenza e con essa la precaria quanto durevole sopravvivenza dei suoi protagonisti?
Il peso condizionante della Lega, la variabile Udc, la frattura nel PdL, il perpetuo congressare del Pd… tutto si tiene nell’estenuante crepuscolo di una II Repubblica che ha già esaurito il suo potenziale di progresso perché ha tradito da tempo la sua promessa di cambiamento.
Da una parte il centro-sinistra, quindi Ulivo, quindi Unione e poi Pd, ha mancato la storica missione di dare alle forze progressiste un volto moderno e coerente, perdendosi invece in una litigiosa rappresentanza e in un’afasia progettuale; dall’altra parte, la speranza liberale del berlusconismo si è infranta contro il muro dell’ingestibilità della figura del suo protagonista e contro il fallimento del quinquennio 2001-2005 e la contraddittorietà delle forze che la sostengono.
Pertanto, l’atmosfera di questa rentrée è senz’altro un’atmosfera da “fine ciclo” politico e culturale. Tuttavia, converrebbe senz’altro maggior prudenza a tutti coloro che predicono la morte politica di Berlusconi. Non solo per le già sperimentate capacità del Cavaliere di resuscitare dai propri rovesci, per il consenso popolare di cui ancora gode quest’ultimo, per il cemento dell’alleanza Bossi-Berlusconi, per le ambizioni ancora tutte d’avorio di Fini, ma, soprattutto, per l’inconsistenza dell’alternativa democratica.
L’inadeguatezza della classe dirigente del Pd e l’arretratezza della sua proposta politica, sono infatti la migliore polizza assicurativa della permanenza di Berlusconi a Palazzo Chigi.
Certo, si obietterà che la fine del ciclo politico berlusconiano potrebbe coincidere con la crisi di questo bipolarismo e quindi preludere  al ritorno di una democrazia non competitiva nella quale contano anche i decimali usciti dalle urne, ovvero coincidere con la nascita di un nuovo bipolarismo incardinato da una nuova classe dirigente.

Ebbene, quale sia la exit strategy dalla “II Repubblica”, oggi, non è ancora dato sapere…




Valentina Pasquali
Basterà il carisma di Obama?

Washington D.C. – Il Presidente americano Barack Obama ha rilanciato mercoledì sera, in un discorso incisivo e politicamente rischioso, la propria sfida alla nazione e al Congresso in difesa del progetto di riforma del sistema sanitario, tanto criticato quanto resistente a qualsiasi tentativo di cambiamento.
È stata questa un’estate frenetica e poco fortunata per il dibattito politico sulla riforma sanitaria in America, distorto da posizioni ideologiche sia da parte repubblicana che da parte democratica, e da insinuazioni, provenienti queste dalla destra, tanto incredibili quanto inaccettabili (basti citare l’accusa ripetuta ad nauseam sulle radio e sulle televisioni conservatrici che il piano per la sanità voluto dai democratici prevede la creazione di commissioni governative con il potere di decidere della vita e della morte degli anziani). È persino venuto a mancare, il 25 agosto scorso, il Senatore Edward Kennedy, ultimo rappresentante della dinastia iniziata con JFK, e, ormai da decenni, alfiere della battaglia per la sanità.
Le polemiche del mese d’agosto hanno confuso il pubblico americano, aizzato gli attivisti e i politici più radicali, e hanno finito per nuocere all’immagine di Obama, per la prima volta in difficoltà dall’inizio della propria ancor giovane presidenza.
Diversi sondaggi condotti tra luglio e settembre mostrano che circa il 65% degli americani trova il dibattito sulla sanità incomprensibile. Nello stesso intervallo di tempo, il tasso d’approvazione del Presidente Obama si è assestato attorno al  50%, un calo netto rispetto ai successi dei primi mesi alla Casa Bianca.
Nell’atteso discorso di mercoledì sera, Obama ha cercato di chiarire i punti più importanti del proprio progetto di riforma e ne ha difeso l’importanza.
Nel tentativo di quietare gli animi degli americani che si sono fatti convincere, nel corso degli ultimi mesi, che la riforma porterà a un peggioramento generale del sistema sanitario e all’inizio di  una dittatura socialista negli Stati Uniti, il presidente ha ripetuto più volte che la proposta di legge non andrà ad intaccare in alcun modo la posizione di chi già ha un’assicurazione medica privata soddisfacente finanziata dal proprio datore di lavoro. I repubblicani, invece, accusano i democratici di voler obbligare tutti i cittadini ad abbandonare le loro amate coperture assicurative private a favore di una soluzione governativa imposta con la forza.
Oltre a difendersi dalle critiche, Obama è anche andato all’attacco. Il presidente ha promesso di voler combattere i malfunzionamenti più egregi di un sistema che, al momento, rende legittimo per le compagnie assicurative private rifiutare copertura sanitaria a chi soffre di condizioni mediche pre-esistenti. La riforma voluta da Obama, inoltre, renderebbe una qualche forma di copertura medica obbligatoria per tutti i cittadini americani. Oggi la scelta è lasciata agli individui. 
Il presidente ha poi attaccato con decisione l’atteggiamento distruttivo di tanti rappresentanti del Partito Repubblicano, attribuendo loro la grave responsabilità di aver diffuso delle vere e proprie “bugie”. “Sappiate”, ha incalzato Obama, “che non sono disposto a perdere tempo con chi ha già fatto il calcolo politico che è più conveniente opporre il piano per la riforma ad ogni costo che tentare di migliorarlo”.

Allo stesso tempo, Obama ha cercato di rassicurare i repubblicani in merito alcuni punti critici e ha offerto un paio di aperture politiche. Ad esempio, il presidente ha promesso che la riforma sanitaria non estenderebbe alcun privilegio agli immigrati illegali, una delle conseguenze temute dalla destra.
Infine, Obama ha insistito sul fatto che la riforma non farà aumentare il debito pubblico, ma sarà volta a eliminare sprechi e inefficienze. Il costo complessivo della riforma sarà, secondo Obama, di 900 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, “meno di quello che abbiamo speso nelle guerre in Iraq e Afghanistan”, ha sottolineato il presidente.
Rimane ancora da chiarire lo stato della cosiddetta “opzione pubblica”, divenuta durante l’estate uno dei punti critici del dibattito sulla riforma sanitaria. I democratici vogliono che il governo offra la possibilità a chi non può permettersi un’assicurazione medica privata di sottoscriverne una pubblica. I repubblicani sono determinati a non far passare una proposta di legge che comprende tale possibilità, vista dalla destra come il primo passo verso un monopolio statale della sanità. Obama, che sostiene “l’opzione pubblica”, ha cercato mercoledì di mitigare i toni. La creazione di un’assicurazione sanitaria gestita dal governo, ha dichiarato il presidente, riguarderebbe solo una minoranza dei cittadini (stimata dal governo in circa il 5% della popolazione). È quindi inutile discuterne come se fosse il punto centrale della riforma. Inoltre, Obama si è dichiarato flessibile quanto ai dettagli dell’“opzione pubblica”, e disposto a rivederne l’importanza nel corso di un dibattito con i repubblicani che si rivelasse finalmente costruttivo.
Con il discorso fatto mercoledì al Congresso, Barack Obama ha mostrato, ancora una volta, la propria ambizione e coraggio politico. Nonostante le critiche, il presidente ha scelto di non fare marcia indietro ma di continuare a perseguire una riforma sostanziale del sistema sanitario che, al contempo, sia sostenuta sia dalla sinistra che dalla destra. Citando, al termine del proprio discorso, una lettera scrittagli dal Senatore Ted Kennedy sul letto di morte – ultimo atto di una lunga carriera passata a lottare per un sistema sanitario più giusto – Obama ha innalzato la propria proposta di riforma al livello di una questione morale, che mette in gioco il carattere stesso del popolo americano. “Non siamo arrivati fin qui per aver paura del futuro, siamo arrivati fin qui per dare forma e sostanza al futuro”, ha esclamato enfaticamente Obama.
Già più volte, il presidente ha ritrovato il proprio carisma e la propria forza in un discorso alla nazione: basti pensare a quello sulle relazioni interrazziali fatto a Philadelphia durante la campagna elettorale dell’anno scorso. Questo sulla riforma sanitaria, però, è probabilmente il più delicato di tutti. I repubblicani non sembrano per niente interessati a collaborare. Avendo perso malamente le elezioni dell’anno passato, non gli conviene politicamente. Con la maggioranza sia alla Camera che al Senato, i democratici potrebbero passare una proposta di legge anche da soli, ma devono prima superare le divisioni interne che continuano a separare l’ala progressista da quella moderata del partito. Inoltre, una riforma approvata di forza da un Congresso e da un governo tutti democratici non godrebbe certo dell’ampio mandato voluto da Obama, e finirebbe per perdere il necessario sostegno del popolo americano.
A soli nove mesi dal proprio insediamento alla Casa Bianca, Obama si trova ora di fronte a quello che potrebbe diventare il punto di svolta della propria presidenza. Inimmaginabili le lodi che riceverebbe dovesse diventare il presidente che, finalmente, riesce a riformare il sistema sanitario americano dopo decenni di tentativi falliti. Ma, dopo aver messo in gioco molto del proprio capitale politico sul successo di quest’iniziativa, dovesse uscirne sconfitto, Obama finirebbe per diventare d’un tratto un presidente debole, fallendo nell’impresa in cui ha più creduto proprio nel momento in cui il Partito Democratico controlla sia la Camera che il Senato.




Simone Comi
La counter-insurgency: strategia militare in Afghanistan e scontro mediatico a Washington?

Le dimissioni del generale David McKiernan, le prime di un generale capo nel corso di un intervento militare dopo quelle del Generale McArthur durante la guerra di Corea cinquant’anni fa, potrebbero rivoluzionare profondamente le strategie e l’impegno degli effettivi statunitensi sui campi di battaglia dell’Asia del sud. Il nuovo generale nominato da Barack Obama alla guida dei contingenti impegnati nella campagna afghana, Stanley McChrystal, ha preso il comando delle operazioni lo scorso 15 giugno e ha immediatamente proposto la sua visione strategica. Obiettivo: far fronte alle difficoltà che l’esercito incontra ormai da qualche tempo nel pacificare un territorio aspro e una società multicomposita, percorsa da tensioni tribali e scossa dai continui attentati terroristici. Nelle intenzioni di McChrystal, aderente alla filosofia strategica del counter insurgency utilizzata dal Generale Petraeus in Iraq, dovrebbe essere ripensato profondamente lo spiegamento e l’uso delle forze americane in direzione di un più mirato controllo delle zone urbane del paese, così da dare alla popolazione un senso di sicurezza e stabilità che possa essere una base su cui poi costruire uno sviluppo economico e politico che sembrano essere al momento ancora lontani. Interventi mirati da parte dell’esercito per eliminare eventuali cellule terroristiche all’interno delle città più popolose e una maggiore attenzione al rapporto tra i militari statunitensi e la popolazione, questi quindi i primi obiettivi per il prossimo futuro.
Ostacolo importante all’iniziativa di McChrystal potrebbe però rivelarsi la decisione del Congresso di bloccare le richieste che il generale presenterà probabilmente nelle prossime settimane alle commissioni preposte. In molti sostengono che tra queste ci sarà la richiesta di nuovi effettivi da impegnare sul terreno, la cifra dovrebbe aggirarsi intorno alle 20 mila unità oltre alle 48 mila già schierate, e un prolungamento del coinvolgimento delle truppe per un periodo che si prospetta essere almeno decennale. Le proposte del generale McChrystal per stabilizzare una situazione complicata, il paese pare essere in balia delle azioni dei terroristi nelle città e degli attacchi talebani nelle zone rurali, potrebbero inoltre essere duramente criticate da molti esponenti del Partito Democratico contrari alla guerra, causando così più di un imbarazzo alla Casa Bianca e al presidente. Barack Obama, stretto nella morsa tra sondaggi di popolarità in netto calo e continue critiche ai programmi varati, potrebbe quindi trovarsi in una situazione ancora più difficile di quella attuale. Costretto ad appoggiare la figura di McChrystal come comandante delle operazioni in Afghanistan dovendo al contempo cercare di limitarne le richieste, il presidente dovrà intervenire anche per sedare i malumori all’interno del suo stesso partito. Questo potrebbe voler dire per lo staff presidenziale doversi preparare ad un autunno bollente, dopo un finale d’estate surriscaldato dalle polemiche, a cui sono seguite successive dimissioni, per alcune dichiarazioni rilasciate dal consigliere speciale per le politiche ambientali Van Jones.
Le prossime settimane saranno quindi decisive per Barack Obama su più fronti: dall’intervento in Afghanistan, che la maggioranza degli statunitensi non appoggia più, alle riforme del sistema sanitario e scolastico. L’ambizioso programma presidenziale potrebbe subire una battuta d’arresto importante, senza dimenticare che nel 2010 si terranno le elezioni per il rinnovo del Congresso.
La campagna elettorale è infatti già iniziata e molte delle scelte dei rappresentanti Democratici a Washington potrebbero dipendere dalla spendibilità o meno delle stesse davanti agli elettori di Stati spesso lontani, non solo fisicamente, sia dalla capitale che dalle logiche della politica federale.

simonecomi@hotmail.com 
http://simonecomi.blgosome.com



Gianfranco Aurisicchio
The Day After

Sommessamente si sentivano voci d’oltreoceano che dicevano che la recessione globale, la peggiore dalla grande crisi del ’29, stava rallentando, che la ripresa era dietro l’angolo, tra qualche mese, nel 2010 o al più tardi fine 2010. Qualcuno notava che gli indici tipici dell’attività economica, come la produzione industriale, avevano smesso la loro discesa precipitosa. Poi qualche borsa aveva dato segnali di ripresa, e un certo ottimismo si era sparso sui mercati. Un presidente abbronzato diceva che il peggio era passato e che si poteva guardare al futuro con ottimismo, e il papi diceva che le cose andavano addirittura bene (ma tutti sapevano che quello che dice il papi non aveva nessuna rilevanza…).

Poi si è scoperto che la produzione davvero non scende più, anzi mostra timidi segnali di crescita, le vendite di auto sono ripartite, l’acquisto di nuove case è ripreso nel grande paese dove tutto era cominciato, e la BCE ha ammesso che il PIL medio europeo aumenterà nel 2010 del 2,7%, mentre nel 2009 segnerà comunque una riduzione del 1,2%. Come dopo una catastrofe planetaria non annunciata, un’umanità confusa, sopravvissuta malgrado tutto, con molti feriti (e disoccupati) lasciati a terra, si è risvegliata sul pianeta Terra, trovandolo non così inospitale e morto come si era temuto.  Anzi, alcuni umani avevano continuato come se nulla fosse, mentre altri erano addirittura andati in vacanza, considerando il villaggio Med o il nuovo hotel diffuso di Ostuni come bene primario irrinunciabile.  Si è vista una luce in fondo al tunnel, almeno potenzialmente, come ha commentato l'economista Nouriel Roubini, fra i primi a prefigurare la crisi, e l’umanità ha ripreso a farneticare.  Qualcuno ora pensa addirittura di rimettere a posto il pianeta, che nel frattempo, ci si è accorti, rischia davvero la catastrofe ambientale.
E in questo strano mondo la ripresa economica continua lenta e graduale, mentre al contrario la disoccupazione aumenta, apparentemente in maniera inspiegabile, forse perché l’economia globale continua a portarsi addosso gli strascichi della crisi finanziaria.  E certamente si è trattato di crisi grave e pesante, non di un sogno di mezza estate, se il commercio internazionale ha avuto un crollo senza precedenti al volgere dell’anno.  La BCE constata al riguardo che la crescita mondiale si è riportata su valori positivi nel secondo trimestre del 2009 e dovrebbe acquistare lentamente vigore nel corso di quest’anno e del prossimo, rimanendo comunque sempre moderata data la necessità diffusa di ristrutturare i bilanci delle istituzione finanziarie e industriali.
Su questo strano pianeta, esiste una regione, alquanto strana e peculiare, nell’emisfero boreale, non disegnata esplicitamente dalle carte geografiche, che si chiama Eurolandia, dove la ripresa ha caratteristiche diverse, risulta non uniforme, data la natura temporanea di alcuni fattori, e alquanto fiacca.  In questa parte di mondo predomina ancora l’incertezza e contrariamente alle caratteristiche della ripresa economica, che pur pare evidente, gli investimenti continueranno a contrarsi fino a metà 2010 ed i consumi privati saranno frenati dalla crescente disoccupazione e dal basso livello di fiducia dei consumatori, benché i redditi reali siano sostenuti dalla modestissima inflazione (o deflazione).
Dunque la ripresa si sta affacciando sullo scenario economico globale… una strana ripresa, non da manuale economico, per uno strano pianeta abitato da strani esseri, animal spirits pronti ad agitarsi per ogni segnale di fumo, vero o falso che sia, negativo o positivo che possa essere.  Per cui se alcuni indicatori lasciano ben sperare, come la vendita delle auto che in Italia a luglio sono cresciute del 6,2%, il problema è che altri indicatori mostrano invece la gravità del colpo inferto dalla recessione.  A giugno i consumi di energia elettrica sono diminuiti del 7,6% (su base annua), con lo stesso trend di inizio anno: segno che l'industria italiana continua ad andare a passo ridotto. A luglio, poi, l'inflazione è scesa a zero, il livello più basso dal 1959, e anzi è stata addirittura negativa per alcuni comparti (ma parlare di deflazione porta male… ed il panico). Indice questo che le famiglie continuano a risparmiare rimandando i consumi.
Strano davvero poi questo dato, soprattutto in Italia, dove i consumatori hanno vissuto una specie di anno sabbatico, non avvertendo la vera durezza della recessione (infatti sono andati in vacanza quasi come se nulla fosse), grazie a una serie di fattori come il crollo del prezzo dei carburanti, l'esplosione del deficit pubblico, salito a luglio a 53,6 miliardi di euro (più del doppio rispetto a un anno prima), che riflette le minori tasse pagate da autonomi e imprese, e la decisione di molte aziende di non licenziare subito la manodopera, ricorrendo alla cassa integrazione. Ora, però, il prezzo della benzina ha ripreso a correre, il deficit pubblico cresce esponenzialmente e l'occupazione va ad adeguarsi a un livello produttivo un quinto più basso.
Per cui il Day After non è ancora finito: rimane il timore della coda lunga della recessione che può ancora colpire: un forte aumento dei disoccupati e l'esplosione del debito pubblico.

 http://gianfrancoaurisicchio.blogsome.com


Stefano Florio
Verso Expo 2015 – Diario di bordo 11 settembre

Riprendiamo dopo la pausa estiva il consueto aggiornamento rispetto all’avvio del cantiere Expo 2015 rimandando alla rassegna stampa presente nella sezione dedicata all’Expo 2015 all’interno del sito del CFP (http://www.formazionepolitica.org/vedit/pagina.asp?apriramo=003900050008&pagina=3304&pv=), per una ricostruzione completa di quanto accaduto. Il 16 luglio il Consiglio comunale di Milano ha approvato la modifica al regolamento che impediva all’Amministrazione di cedere o affittare le sue proprietà non a condizioni di mercato e il 31 luglio è stata approvata dalla Giunta comunale la delibera che recepisce tale modifica grazie alla quale parte degli uffici – quelli di rappresentanza - della Expo 2015 spa saranno sistemati a costo zero (per la Società) in un’ala di Palazzo Reale di 1100 metri quadri. Il trasloco definitivo dalla sede di via Ugo Foscolo alla ripresa dopo la pausa.
Sempre il 16 luglio Carlo Secchi è stato designato dal Presidente della Provincia di Milano Guido Podestà quale nuovo consigliere di amministrazione di Expo 2015 spa in rappresentanza della Provincia al posto di Enrico Corali, che era stato scelto dal predecessore Filippo Penati. Secchi, professore di Economia, è stato rettore dell’Università Bocconi dal 2000 al 2004 mentre attualmente siede nei Cda di Pirelli, Italcementi, Mediaset, Allianz-Ras e Parmalat, Fastweb, E.Biscom, Fondazione Teatro alla Scala, Tem tangenziali esterne Milano, Milano Serravalle, la Centrale sviluppo del Mediterraneo e Premuda.
Soddisfatta della scelta si è dichiarata a caldo la Presidente del Cda, Diana Bracco: “Ha una storia importante ed è una persona amabile e costruttiva” così come un commento positivo è giunto anche dal Sindaco Commissario, Letizia Moratti: “A Milano ha rappresentato due mondi importanti: l’università e l’economia”.

Grande successo poi per le due giornate di incontri degli Stati Generali sull’Expo che si sono svolte al Teatro Dal Verme di Milano il 16 e 17 luglio. Numerosissimi gli interventi che si sono succeduti sul palco per la presentazione di idee e contributi per l'Expo 2015 e oltre 3000 le persone che, dal Teatro, hanno ascoltato le proposte presentate. Sul sito http://www.statigeneraliexpo.it/ sono disponibili i materiali e il video delle due giornate di lavoro per offrire a tutti la possibilità di condividere le proposte presentate.
Parlando a margine degli Stati Generali, l'Ad della società Lucio Stanca, per quanto riguarda la destinazione d'uso dopo l'Esposizione Universale, ha spiegato che "è una scelta strategica lasciare la massima flessibilita': è un valore non e' un rinvio. Per il sito ci saranno investimenti attorno a 1 miliardo con opere accessorie connesse. E' un'enorme opportunità per le imprese, arriveranno soldi anche dai privati".
Martedì 21 luglio si é poi riunito presso gli uffici di Via Ugo Foscolo l’ultimo Cda prima della pausa estiva che, in primo luogo, ha cooptato il Prof. Carlo Secchi in rappresentanza della Provincia di Milano. Stanca, al termine della riunione, ha comunicato che la squadra operativa é quasi al completo (a fine luglio era costituita da 42 persone di cui 19 donne; la più recente la nomina è stata quella a Direttore delle Infrastrutture di Renzo Gorini proveniente da Sea spa dove già ricopriva medesimo incarico) e che a settembre la società entrerà in una fase di pieno avvio. Come ha ricordato Stanca i dipendenti saranno 80 a fine 2009, 100/110 nel 2010 con una proiezione al 2015 di 250/300 persone. Il primo punto da affrontare dopo la pausa riguarda il sito espositivo e il masterplan che dovrà infatti essere approvato dal BIE il 1 maggio 2010. Ha aggiunto che il budget di Expo 2015 Spa è attualmente di circa 11 milioni di euro fino a conclusione dell’anno in corso mentre il problema, ha sottolineato, è che allo stato attuale ”abbiamo pochissimi ricavi” se non ”qualche piccola sponsorizzazione tecnica”. Gli investimenti dei privati, ha spiegato infatti l’Ad sono ”ancora in fase concettuale, mentre per i finanziamenti pubblici sono in costante contatto con il Ministero”. Quanto ai ricavi, ”li avremo solo l’ultimo anno, ovviamente. I soci prima devono sostenere la società. E’ una situazione normalissima”.
Il Cda ha infine anche fatto il punto della situazione sulla bozza del codice etico della società, che salvo sorprese, sarà approvato dal primo Cda dopo la pausa estiva calendarizzato per domani (oggi per chi legge) 11 settembre. A breve sarà nominato anche un organismo di sorveglianza. Il 31 luglio è esplosa quindi la classica bomba mediatica estiva: il governo avrebbe pronto un fantomatico piano B….dove B sta sostanzialmente per boicottaggio (e anche bufala visto quanto accaduto alla ripresa dopo la pausa estiva). Come riportato in rassegna stampa infatti sulla scrivania di Tremonti sarebbe giunto un dossier, realizzato da una cordata di rappresentanti del mondo dell’imprenditoria e della finanza, che prevede un dimezzamento degli investimenti. Come? Anzitutto rivedendo l’ipotesi di una maxi struttura sull’area espositiva: gli stand, secondo il dossier, potrebbero così venire ospitati negli spazi dell’attuale Fiera di Rho-Pero, magari ampliati, facendo contratti di un anno per trasferire le manifestazioni espositive in calendario in altre città italiane, che a loro volta sarebbero valorizzate e riprenderebbero ossigeno in un momento di crisi generalizzata. Sul terreno destinato all’Expo andrebbe invece realizzato un prefabbricato sicuramente meno costoso e a fine manifestazione la struttura potrebbe venire smontata e trasportata in Paesi in via di sviluppo con cui, grazie ad Expo, sono stati fatti contratti di collaborazione. Il piano B prevederebbe poi la rinuncia a tutto quanto connesso alla manifestazione: oltre alle torri, anche le scenografie, le musiche, il catering concentrandosi solo sullo stretto necessario, a partire dalle infrastrutture viarie (dubbi comunque sia sulla linea 4 della metropolitana mentre data già quasi certamente eliminata la possibilità di realizzazione della linea 6). Unica concessione potrebbe essere il salvataggio del progetto delle vie d’acqua, che tra l’altro piace molto a Umberto Bossi. Tradotto in euro, il risparmio sarebbe di oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro sugli oltre 3 previsti.
La vera vittima sacrificale di questa fantomatica operazione di boicottaggio/ridimensionamento sarebbe la Moratti il cui ruolo ormai è sempre più quella di ambasciatrice di Expo 2015 in giro per il mondo a tutto vantaggio soprattutto di Formigoni. Anche la Lega ha tuonato in questa calda estate contro Expo 2015: Bossi ha ribadito la propria contrarietà all’evento rilasciando il 15 agosto una intervista al Corriere della sera (consultabile all’indirizzo http://archiviostorico.corriere.it/2009/agosto/15/Bossi_duro_Formigoni_Expo_sull_co_9_090815002.shtml) nella quale afferma che “Non è più una manifestazione importante. Un tempo, se volevi vedere le novità, dovevi per forza andare all' Expo. Ora, le vedi dappertutto.”
L’Ad Stanca ha poi sulle pagine del Corriere della Sera del 1° agosto seccamente smentito questa notizia ribadendo che “per quanto riguarda gli stanziamenti del governo alla società Expo 2015 spa, questi sono già stati decisi” aggiungendo inoltre che un piano di ridimensionamento del progetto dovrebbe essere sottoposto “al Bie e questo porterebbe molto probabilmente a un annullamento dell’assegnazione dell’Expo a Milano. Queste notizie creano un clima di non necessaria incertezza che certo non facilita l’esecuzione di Expo”.
Il 7 agosto il Presidente Formigoni ha annunciato l’intenzione di attivare da settembre un “Comitato per la legalità” che lo affiancherà nella prevenzione al crimine organizzato per monitorare, vigilare, studiare le procedure di controllo degli appalti e dare consulenza alle imprese senza sovrapporsi alle istituzioni già esistenti. Ne faranno parte quattro servitori dello Stato: il magistrato Salvatore Boemi (già collaboratore di Giovanni Falcone), Giuseppe Grechi (presidente uscente della Corte d' Appello di Milano), il generale dei carabinieri Mario Mori (protagonista dell' arresto di Totò Riina) e Giuseppe De Donno (capo di gabinetto di Mori al Sisde fino al 2007). Inutile sottolineare come già l’indomani, cioè l’8 agosto, il Sindaco Moratti abbia voluto precisare che questo pool dovrà riferire al già costituendo “Comitato di Sicurezza e Vigilanza” sull’appalto delle opere da lei concordato con il Governo e che sarà presieduto dal Prefetto….Formigoni ha a sua volta ribattuto che il “suo” Comitato avrà competenze più ampie, cioè a livello regionale e quindi su opere non strettamente legate all’Expo (che, giova ricordarlo, sono comunque già passate di competenza dalla Società di Gestione al Tavolo Lombardia da lui presieduto). La battaglia senza confini fra i due dunque continua…
E finalmente l’8 settembre è avvenuta a Palazzo Reale la presentazione del masterplan su Expo 2015 preceduta il giorno prima da una “benedizione” da parte di Berlusconi che, nella sua villa di Arcore, ha ricevuto la visita di Stanca, Formigoni, Moratti, Sangalli e Podestà.
Un parco botanico planetario di circa un milione di metri quadri, circondato da un canale navigabile con serre e terreni che riproduranno tutti i climi del mondo e le loro tipicità: è questa l’idea forte del masterplan di Expo 2015. La consulta che ha lavorato al concept, composta da Stefano Boeri, Ricky Burdett, Jaques Herzog, William Mc Donalgh e Joan Busquets ha infatti elaborato un masterplan sul quadrante nord ovest di Milano che riprende la struttura degli insediamenti umani di epoca romana, con i due assi perpendicolari del cardo e del decumano. Un asse centrale di 1,4 chilometri, lungo il tracciato del Sempione, rappresenterà il grande boulevard/tavola dove tutti i paesi ospiti potranno condividere e presentare le loro culture e i loro prodotti. Al centro di questo asse un grande tavolo planetario ospiterà chiunque vorrà sostare per riposarsi, osservare i padiglioni, gustare il cibo e gli alimenti coltivati e distribuiti dalle diverse nazioni. Ogni paese avrà a disposizione un lotto di terreno - 20 metri per 5 - delimitato da piccole serre flessibili e leggere, più che veri padiglioni, dove andrà in scena la filiera alimentare dalla semina alla preparazione delle singole tipicità agricole. Un secondo asse perpendicolare lungo 65 metri che riprende le geometrie dei tracciati agricoli che circondano Milano, sarà invece il riferimento per la suddivisione dei lotti destinati ai padiglioni nazionali, che si affacceranno sull’asse centrale e avranno tutti a disposizione una stessa campitura di terreno. I due assi genereranno una griglia chiara e aperta di spazi; di questi, una parte sarà progettata dagli organizzatori, mentre l’altra sarà direttamente realizzata, in futuro, dai paesi invitati. Agli estremi del percorso centrale saranno realizzate una grande arena teatrale e una vasta collina verde costruita con il terreno ricavato dagli scavi di cantiere. Inoltre l’intero perimetro dell’area sarà circondato da una serie di percorsi navigabili. E' previsto anche un grande progetto di rilancio delle cascine comunali di Milano finalizzato a valorizzarne il ruolo storico di mediazione tra città e campagna, ma anche la natura di spazi comunitari, destinati ad accogliere (con una rete di apposite strutture ricettive, come agriturismi e bed&breakfast) una parte dei visitatori. Gli interventi di tutti i relatori alla conferenza di presentazione sono visionabili su: http://www.youtube.com/results?search_query=+PRESENTAZIONE+CONCEPTUAL+MASTER+PLAN+EXPO+2015&search_type=&aq=f e in rassegna stampa si trova un documento sintetico dei progettisti.
"Quello che presentiamo oggi non è il progetto del sito ma l'idea guida. Oggi presentiamo l'idea di base mentre da domani svilupperemo come società Expo 2015 il piano generale del sito espositivo", ha puntualizzato Stanca, precisando che quest'ultimo verrà presentato entro aprile 2010 al Bie. “I fondi che abbiamo sono quelli che il governo ha già stanziato e non abbiamo motivo di credere che questo tipo di Expo costi di più dell'Expo inizialmente progettata", ha aggiunto e concluso la Moratti. Anzi l’architetto Boeri ha fatto capire che i costi saranno inferiori alle previsioni. Dall’autunno 2010 all’estate 2011 le diverse componenti del piano saranno oggetto di altrettanti concorsi internazionali mentre da fine 2011 al 2014 ci saranno prima gli appalti di gara e quindi scatteranno i lavori per la realizzazione del sito.
Resta poi aperto il tema della destinazione post evento delle aree espositive. E quello decisivo dei fondi. Per ora la copertura esiste solo su 1,4 miliardi di fondi statali mentre incertezza regna ancora su 1,1 miliardi di euro di competenza degli enti locali e dei privati. Prossimi decisivi appuntamenti le sedute di domani (oggi per chi legge) del Cipe a Roma e del CdA della Società di Gestione a Milano.
In rassegna stampa segnalo alcune interviste rilasciate nel mese di Agosto molto interessanti a cui si rinviano i lettori.
Altre notizie:
-          Il 24 luglio è stato siglato un protocollo di intesa fra il Comune di Milano e il Comune di Venezia – presenti la Moratti e Cacciari - finalizzato all’attivazione di  un tavolo di coordinamento per la predisposizione di un programma di attività per la promozione turistica e la valorizzazione dei sistemi culturali, la ricerca, l’innovazione, l’adeguamento infrastrutturale in vista di Expo 2015. Per un'ottimale gestione delle iniziative, le due città attiveranno - con la possibile partecipazione della Società di gestione Expo 2015 Spa - un ''Tavolo di Coordinamento'', che entro tre mesi programmerà l'attività e individuerà le specifiche competenze e i possibili canali di finanziamento, relativamente ad ambiti di intervento quali la promozione turistica e la gestione dei flussi, la promozione e la valorizzazione dei sistemi culturali di riferimento, la ricerca, l'innovazione, l'adeguamento alle nuove necessità delle infrastrutture di trasporto e di logistica.
-          Dopo la prima edizione del Festival Internazionale dell’Ambiente tenutosi a Milano nel giugno del 2008, si svolgerà sempre a Milano dal 25 al 28 settembre la seconda edizione. Protagoniste saranno le associazioni e le ONG che fanno parte del Coordinamento “Facciamo l’Expo Giusto”. In calendario, tra le iniziative più significative, una manifestazione di piazza ai Giardini di Via Palestro dedicata al vivere bio e un dibattito/conferenza che farà il punto su Expo coinvolgendo esperti del sud del mondo.
-          Confindustria ha costituito un comitato tecnico per il Progetto Speciale Expo 2015 e sette gruppi di lavoro che avranno il compito da qui al 2015 di avviare iniziative volte a promuovere l’Expo su scala nazionale.

Questa calda estate ha portato su Expo 2015 molti nuvoloni neri all’orizzonte con squarci di sole quà e là…..noi speriamo che l’autunno riporti un po’ di sereno come l’approvazione del masterplan pare far intravedere.

Alla prossima


s.florio@libero.it