Davide Galliani
Siamo sicuri che il vero problema sia il Lodo?
1. Il vero problema è forse la concezione che si ha della sovranità popolare.
Riepiloghiamo a grandi linee gli eventi: nel 2003 il Parlamento approva il Lodo Schifani e nel 2004 la Corte lo boccia; nel 2008 il Parlamento approva il Lodo Alfano e nel 2009 la Corte lo boccia; l’uno e l’altro Lodo non furono rinviati al Parlamento né da Ciampi né da Napolitano; nel 2004 la Corte boccia il Lodo Schifani per contrasto con l’art. 3 Cost. e l’art. 24 Cost., nel 2009 la Corte boccia il Lodo Alfano per contrasto con l’art. 3 Cost. e l’art. 138 Cost.
C’è chi dice: abbiamo modificato il Lodo Schifani del 2003 in Lodo Alfano del 2008 seguendo la sentenza del 2004 della Corte e quindi la sentenza del 2009 della Corte è “politica”. E perché è “politica”? Non certo per quello che dice, perché chi ha detto quelle frasi di certo non può avere ancora letto la decisione della Corte, ma perché la Corte è fatta da persone in prevalenza di sinistra. Si conceda tutto, alla fine, le persone non sono dei robot artificiali di ultimissima generazione. Alla fine, come scrive Savater, in democrazia siamo tutti politici. Si conceda, quindi, che la maggioranza dei giudici della Corte è di sinistra. Di più: si conceda pure che dal 1994 ad oggi la maggioranza della Corte è sempre stata di sinistra.
Poste queste premesse, chi le condivide, deve dimostrare che durante i Governi di sinistra la Corte costituzionale non ha mai dichiarato incostituzionali le leggi approvate, appunto, dalla sinistra…
2. Il vero problema, pertanto, non è la Corte o il Lodo, perché forse il vero problema (e si sottolinea forse: e quanto è importante l’etica del dubbio ce lo ha insegnato a meraviglia Norberto Bobbio) è la concezione che ciascuno ha della sovranità popolare.
Chi scrive non ne ha, a dire la verità, una preferita, di solito si fa bastare (e assicuro che avanza e di molto) quello che dice la nostra Costituzione, non in qualche articolo sotterraneo, ma in apertura, all’articolo 1, che è immodificabile per espressa previsione costituzionale di cui all’art. 139.
La Repubblica di cui parla l’art. 139, per dire che non è modificabile nemmeno con revisione costituzionale, è la stessa Repubblica di cui parla l’art. 1, ossia, la Repubblica democratica, fondata sul lavoro, nella quale la sovranità appartiene al popolo, popolo che esercita la sovranità nelle forme e nei limiti della Costituzione.
E si dirà di più: chi ha deciso che la Repubblica non modificabile nemmeno con revisione costituzionale debba essere quella democratica fondata sul lavoro nella quale la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione? Sono stati certo i nostri 556 membri dell’Assemblea Costituente, ma è stato anche lo stesso popolo che assieme al voto per i membri della Costituente, il 2 giugno del 1946, scelse anche la forma repubblicana.E non era in gioco solo la forma repubblicana rispetto a quella monarchica, perché quello che era in gioco era l’uscita da un regime autoritario che aveva fatto della forza del numero una vera e propria forma di violenza legale…almeno fino a quando ci sono state le elezioni e forse (anzi senza forse) accompagnata sin dal suo inizio da una forma di violenza tutt’altro che legale.
3. Il vero problema di tutta la vicenda dei Lodi, forse, non sono né la Corte, né il Capo dello Stato e né i Lodi: è l’incapacità di comprendere che il costituzionalismo nasce e vive tuttora per mettere al di sopra di tutti appunto la Costituzione, al di sopra anche del popolo sovrano, che è di certo sovrano, il popolo, ma nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Si revisionino anche la maggior parte delle disposizioni della Costituzione, prego, si inizi l’opera demolitoria, ma si arriverà ben presto a capire che la concentrazione del potere politico è proprio quello che si deve evitare per evitare che la nostra Costituzione perda qualunque validità giuridica: lo si vada a chiedere a Barack Obama se la concentrazione del potere politico nelle sue soli mani è quello che veramente vuole…
4. Adesso si muoveranno le ambasciate di tutti i nostri organi costituzionali per cercare di restituire un clima decente in questo Paese: e questa opera sarà di sicuro opportuna. Chi mantiene ancora un briciolo di razionalità ha tuttavia anche il dovere di riflettere oltre i casi che avvengono tutti i giorni, perché è la matrice ispiratrice che necessita di essere evidenziata, per essere discussa, criticata, appoggiata e quanto altro.
Non sono nuove le accuse alla stampa, al Quirinale, alla Corte, alla minoranza dei giudici (senza dimenticarci le Università…), quindi, non devono meravigliare, preoccupare sempre di più sì, ma non meravigliare.
Quello che invece sembra essersi radicalizzato è un’altra questione, ossia, quella di non riuscire più a comprendere che nella nostra Costituzione vi è scritto che il popolo è sovrano certo ma nei limiti e nelle forme della Costituzione proprio perché prima di quella Costituzione i tempi erano stati più che mai bui…con il popolo nella sua maggioranza per buona parte di quei tempi di certo non apertamente contrario al Capo.
I paragoni storici non reggono, sono assolutamente inopportuni: ma tutti sappiamo che dietro ad ogni singola parola scritta nella Costituzione vi è la volontà che quello che era accaduto prima non si ripetesse più.
Capo dello Stato, Corte, giudici e compagnia bella vengono dopo, perché se ci si convince che con il voto legale del popolo tutto è permesso e che solo al popolo si deve rispondere, allora, perché mai non si potrebbe decidere, con il consenso del popolo, di abrogare il Capo dello Stato, la Corte, i giudici e le Università…appunto.
Riflettano i teorici e i pratici della democrazia maggioritaria: è solo una questione di persone, nel senso che a noi in Italia in un modo o nell’altro ci va sempre male, oppure, vi è anche qualcosa in questa benedetta democrazia maggioritaria che forse non funziona…
Ricercatore in Istituzioni di diritto pubblico nell’Università degli Studi di Milano