Valentina Pasquali
Usa/ Forse un passo decisivo verso la riforma sanitaria
Washington - Finalmente, anche la Commissione Finanza del Senato ha approvato martedì una propria proposta di legge sulla riforma sanitaria, riuscendo a portare a casa anche un unico voto repubblicano, quello, atteso ma pur sempre imprevedibile, della Senatrice del Maine Olympia J. Snowe.
Il Presidente Barack Obama, che ha cercato a lungo di ottenere un qualche sostegno da parte repubblicana al fine di poter etichettare la riforma sanitaria come bipartisan, ha naturalmente applaudito il successo della Comissione Finanza, dichiarando: “Siamo ora più vicini che mai al passaggio della riforma”. Obama ha, però, immediatamente riportato l’attenzione sulle difficoltà che devono ancora essere affrontate; “Non è questo il momento di festeggiare. È invece il momento di lavorare ancora più duramente per riuscire nella nostra impresa”, ha giustamente commentato il Presidente.
Non ci sono dubbi, infatti, che il lungo percorso che potrebbe, forse, portare gli Stati Uniti verso la riforma sanitaria sia solo agli inizi. La proposta di legge approvata dalla Commissione Finanza del Senato è la quinta, e ultima, preparata da altrettante commissioni parlamentari. Queste cinque proposte dovranno ora, grazie al lavoro delle leadership di Camera e Senato, confluire in un unico testo di legge su cui poi voterà il Congresso.
Questo significa che la vera lotta comincia ora, con la preparazione del testo di legge finale. Innanzitutto c’è da attendersi che un numero crescente di politici vorrà intervenire su un processo legislativo fin qui limitato a un gruppo ristretto di Senatori e Deputati. In secondo luogo, la repubblicana Snowe, pur votando con i democratici in questa occasione, ha assicurato i propri compagni di partito che potrà comunque cambiare idea con l’avanzare del processo legislativo. Il che significa che Snowe mira a collocarsi al centro del dibattito, tenendo in mano le redini delle discussioni parlamentari con la minaccia che, se non soddisfatta dei lavori del Congresso, potrebbe finire con il votare no. Nel partito di Snowe, intanto, si sono ormai tutti schierati apertamente contro la riforma, sostenendo che si tratta, in sostanza, solo del tentativo di Obama di istituire una qualche forma di socialismo negli Stati Uniti. Questo significa che, in tutta probabilità, qualsiasi legge verrà approvata, sarà sostenuta esclusivamente dal Partito Democratico, privandola così dell’influenza e della credibilità che le sarebbe derivata da un voto misto.
Inoltre, si prevede che la pressione esercitata dalle lobby interessate, in particolare quella delle società d’assicurazione, crescerà a dismisura ora che si ha un’idea più chiara del testo di legge.
E, infatti, il gioco sporco delle lobby ha già preso quota. In uno studio condotto da PricewaterhouseCoopers, pubblicato domenica scorsa per conto di America’s Health Insurance Plans (il più grosso consorzio aziendale del settore sanitario), si sostiene che il passaggio della riforma sanitaria voluta dal Presidente Obama farebbe innalzare a dismisura i costi delle assicurazioni mediche, ottenendo l’effetto contrario di quello desiderato. Su richiesta del gruppo democratico al Senato, un economista del Massachussetts Institute of Technology specializzato in economia della sanità, Jon Gruber, ha analizzato il rapporto di PricewaterhouseCoopers trovandovi gravi difetti metodologici. In sostanza America’s Health Insurance Plans ha scelto di guardare solo a quegli aspetti della proposta di legge che, in effetti, farebbero aumentare i costi del sistema, ignorando invece tutte le misure che verrebbero messe in pratica per ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza. Secondo Jon Gruber del MIT, la riforma di legge voluta dai democratici contribuirebbe a una riduzione generale dei costi delle assicurazioni sanitarie, anche se, sostiene l’economista, è praticamente impossibile, a questo punto, fare previsioni esatte su quello che potrebbe venire a costare una riforma di queste proporzioni. Sono troppi i fattori economici indipendenti dalla riforma che, negli anni, contribuiranno, però, a definirne i costi reali.
Naturalmente, l’ostacolo più difficile da superare rimane quello della “public option”, ovvero una forma di assicurazione sanitaria gestita direttamente dal governo e venduta sullo stesso mercato di quelle private, ma, naturalmente, a prezzi calmierati. Il Presidente Obama continua a insistere che la riforma sanitaria comprenda questa alternativa, voluta perché, attraverso un meccanismo tradizionale di competizione, l’opzione pubblica costringerebbe le assicurazioni private a offrire servizi e prezzi onesti. Il Congresso, però, è sempre più diviso, anche all’interno del Partito Democratico.
Il Senato spera di arrivare alla redazione di un testo di legge unico in breve tempo, su cui cominciare a votare già entro la fine di questo mese. Dopo l’approvazione della proposta di legge sulla riforma sanitaria in sede di Commissione Finanza, di cui è presidente, il Senatore Max Baucus del Montana, tra gli artefici del compromesso vincente, ha dichiarato: “È chiaro che la riforma sanitaria vedrà la luce entro la fine dell’anno”. Baucus potrebbe anche avere ragione. Rimane un dubbio, però, su quale riforma sanitaria verrà approvata dal Congresso e firmata dal Presidente, e se avrà o meno la forza e l’appoggio politico necessari per resuscitare un sistema sanitario americano ormai al tracollo.
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