Valentina Pasquali
Usa/ Mercato del lavoro sempre in affanno
Lo scorso febbraio il Congresso americano approvava il pacchetto di stimolo economico da 787 miliardi di dollari voluto dalla neo-eletta Amministrazione Obama per far fronte a una delle più drammatiche crisi economiche mai attraversate dal paese. L’economia a stelle e strisce perdeva, in quel periodo, una media di 700.000 posti di lavoro al mese.
Considerato quel momento così critico, non c’è da sorprendersi che gli ultimi dati sull’occupazione siano stati interpretati da tutti come una prima, parziale, vittoria. Il mese scorso, infatti, in America si sono volatilizzati solamente 11.000 posti di lavoro, segnale che le iniziative prese dall’amministrazione sono servite perlomeno a tamponare l’emorragia.
Il tasso di disoccupazione, però, rimane il tasto dolente per il Presidente Obama, e per un Partito Democratico che si avvia verso le elezioni midterm del 2010 da partito di governo.
Nonostante i segnali positivi registrati a novembre, infatti, e nonostante il fatto che, complessivamente, l’economia americana abbia mostrato, nel terzo quadrimestre di quest’anno, i primi segni di ripresa (con una crescita del 3,5% su base annua), il mercato del lavoro continua a languire. Il tasso di disoccupazione si è assestato, tra ottobre e novembre, intorno al 10%, il dato peggiore registrato dall’inizio degli anni novanta. Tradotto in numeri, questo significa che ci sono oggi 15 milioni di Americani senza un lavoro, di cui il 36% sarebbe disoccupato da oltre sei mesi.
Così il Presidente Obama, impegnato contemporaneamente su molti fronti difficili, dalla riforma sanitaria, alla Guerra in Afghanistan, al riscaldamento globale, è tornato a parlare di occupazione martedì, in un discorso fatto alla Brookings Institution, un centro di ricerca a Washington D.C. “Il lavoro che dobbiamo portare avanti non è affatto concluso,” ha detto il presidente, “visto che, anche se abbiamo trasformato il torrente di posti di lavoro persi in un piccolo ruscello, non riusciamo ancora a crearne di nuovi a un ritmo sufficiente per aiutare tutte quelle famiglie che sono state travolte dall’inondazione.”
Obama ha così offerto una panoramica delle nuove misure economiche che intende perseguire al fine di incoraggiare la creazione di nuovi posti di lavoro.
Pur rimanendo un po’ sul vago, il presidente ha descritto un programma in tre punti, pensato sostanzialmente come aggiunta al pacchetto di stimolo economico approvato a inizio anno. Il governo, ha detto il presidente, si impegna a far passare tagli fiscali che facilitino i piccoli imprenditori disposti a assumere nuovo personale. Obama ha poi espresso la volontà di dirottare verso le casse statali una nuova ondata di fondi federali, con il fine di rinvigorire ulteriormente il programma già in corso, d’ispirazione keynesiana, di rilancio delle opere pubbliche. Nei giorni del vertice sul riscaldamento climatico in corso a Copenhagen, il presidente è tornato infine sul tema dell’economia verde, e ha promesso finanziamenti ad hoc per incoraggiare la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore. Ad esempio, si parla di riduzioni fiscali da concedere ai proprietari di casa che investano in ristrutturazioni ecologiche.
Obama non ha spiegato in dettaglio come intende finanziare questa nuova manovra economica. In parte, è ormai chiaro che i soldi arriveranno dai risparmi inattesi ottenuti con il programma TARP (ovvero il fondo creato a inizio anno per soccorrere i grandi istituti finanziari in crisi), risparmi che si calcola dovrebbero aggirarsi almeno sui 200 miliardi di dollari. Questo si prospetta già come motivo di scontro tra l’amministrazione democratica e l’opposizione repubblicana, che insiste che quei fondi siano immediatamente versati nelle casse federali per ridurre, almeno un po’, il sempre più gigantesco debito pubblico americano.
Mentre l’Amministrazione Obama lavora al proprio piano per l’occupazione, anche il Congresso sta cominciando trattative simili. Qualsiasi nuova misura economica non verrà, però, discussa o votata prima dell’inizio del prossimo anno.
In tempi più brevi, invece, il Congresso dovrebbe approvare un’estensione di un anno per una serie di sussidi di disoccupazione straordinari decisi all’inizio del 2009 per far fronte all’emergenza, sussidi che comprendevano anche finanziamenti per garantire ai disoccupati una assicurazione sanitaria. Questi sussidi, che hanno aiutato almeno un milione di lavoratori, scadono alla fine dell’anno. Il costo di questa manovra si aggirerebbe sui 100 miliardi di dollari.
Quella che gli economisti già chiamano una “jobless recovery”, ovvero la possibilità concreta che la ripresa economica non si traduca in una crescita reale dell’occupazione, preoccupa i democratici al governo e li tiene impegnati a tempo pieno ancora oggi, a oltre un anno dallo scoppio della crisi.
valentina.pasquali@gmail.com