Mario Di Ciommo
Novelle dall’Europa – Unione europea: anno nuovo, obiettivi nuovi (e problemi vecchi?)
Il 2010 dell’Unione europea si è aperto con l’inizio della presidenza di turno spagnola. La prima che opererà sotto la vigenza del trattato di Lisbona. La prima, quindi, che, tra le altre cose, dovrà convivere con le “neonate” figure del presidente permanente del Consiglio europeo e dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune; di qui la possibilità, per la presidenza di turno, di contribuire in misura rilevante a plasmare la prassi operativa di queste nuove cariche nell’ambito del quadro istituzionale europeo.
La Spagna ha annunciato di voler operare in stretto coordinamento con i due paesi che avranno le due prossime presidenze di turno, ossia Belgio (luglio-dicembre 2010) e Ungheria (gennaio-giugno 2011), come un “trio” (è stato scelto addirittura un logo comune), impegnandosi a rafforzare la coerenza della leadership interna all’Unione.
Le priorità della presidenza spagnola, secondo quanto dichiarato dal Segretario di Stato per gli affari europei Diego Lopez Garrido, atterranno a quatto aree principali: economia (con l’obiettivo della ripresa dalla crisi e della creazione di posti di lavoro), implementazione del trattato di Lisbona, cittadinanza (tra i temi, grande attenzione alla promozione dell’eguaglianza di genere), affari esteri (con l’obiettivo di promuovere la leadership europea sulla scena globale).
Sono le questioni dell’economia, però, quelle che sembrano affollare maggiormente le agende europee di queste settimane. E ciò per l’urgenza di interventi che il morso della crisi, ancora stretto, impone. Il premier spagnolo Zapatero ha affermato in più occasioni la necessità di un maggiore coordinamento, da perseguire attraverso una maggiore cooperazione economica dei paesi membri dell’Unione. Zapatero ha, del resto, sottolineato come vada riequilibrata l’attuale asimmetria interna all’Unione economica e monetaria, che pur avendo un’istituzione monetaria centrale (la Banca Centrale Europea), non prevede per l’Unione poteri di coordinamento delle politiche economiche nazionali: in un’intervista il premier spagnolo, alla presenza del presidente francese Sarkozy ha detto: “se l’Unione europea davvero vuole essere un’unione politica che lavora per i suoi cittadini, deve avere un governo economico molto più solido e con più strumenti a disposizione”. Appunto: “se”! Peccato che nessuno dei giornalisti presenti in sala gli abbia chiesto – a lui o al lì presente collega francese - se i governi nazionali, dal canto loro, davvero vogliono un’unione politica…
Entro la fine della presidenza spagnola, è prevista la pubblicazione di una relazione di un Gruppo di Riflessione sul futuro dell’Europa (istituito dal Consiglio europeo nel dicembre del 2007) che dovrebbe proporre una visione per l’Europa per il periodo 2020-2030. Uno dei primi atti di Zapatero come presidente di turno del Consiglio è stato proprio quello di incontrare questo “gruppo di saggi” per una discussione informale, a simboleggiare l’importanza che il premier spagnolo riconosce al loro lavoro. Si è discusso principalmente di governance economica, sia alla luce della crescente competizione internazionale (con Cina, India, Brasile, Russia), sia alla luce delle difficoltà interne all’Europa di mantenere la disciplina fiscale (si pensi alla drammatica situazione della Grecia).
Sembra significativa tutta questa tensione verso il futuro e quest’attenzione per la tessitura di una “visione europea” del futuro. Purchè si vada al di là del mero simbolismo e della retorica, e si acquisti il coraggio di mettere davvero sul tavolo le scelte da fare, di porre domande precise a riguardo, di pretendere risposte chiare e, quindi, di far seguire al dibattito scelte coerenti e coraggiose.
Si avrà modo di ritornare sulla Presidenza spagnola e le sue priorità. Anche perché il 18 prossimo esse verranno presentate al Parlamento europeo, dunque se ne discuterà.
In chiusura due piccole finestre sui primi passi di Catherine Ashton, quale Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune e Vice-Presidente della Commissione e di Herman Van Rompuy, quale presidente permanente del Consiglio europeo. La britannica è comparsa, l’11 gennaio scorso, davanti alla commissione affari esteri del Parlamento europeo, per presentare le priorità del suo mandato, che, in qualità anche di Vice-Presidente della Commissione europea, dev’essere sottoposto alla conferma da parte del Parlamento europeo. La “performance” della Ashton è stata diffusamente considerata deludente, caratterizzata da risposte evasive, a volte imprecise, in alcuni casi consistenti in uno sconcertante “I don’t know”. Tra i temi trattati durante l’audizione si segnalano l’approccio al Medio-Oriente, il ruolo della UE in Afghanistan, la difesa dei diritti umani, i rapporti con la Russia, il budget del servizio diplomatico europeo di prossima istituzione. L’atteggiamento della Ashton è stato percepito come poco ambizioso e mancante – a detta del Gruppo dei Verdi - di una visione politica, essendo addirittura rimasti oscuri gli obiettivi che lei si propone di perseguire con la sua azione.
Con riferimento a Van Rompuy, presidente permanente del Consiglio europeo, che opererà per la prima volta in questa nuova veste nel corso di un summit straordinario sulla situazione economica in Europa convocato per il prossimo febbraio, è da richiamare una lettera (indirizzata ai maggiori quotidiani europei) a firma congiunta con il presidente di turno Zapatero, a riprova della concreta volontà di collaborazione tra le istituzioni per garantire all’operato dell’Unione coerenza nel perseguimento di priorità condivise. Priorità individuate: nella piena implementazione del trattato di Lisbona, ritenuto capace di dare all’Unione gli strumenti necessari per perseguire gli obiettivi che essa si pone; nella necessità di imboccare la direzione di una vera unione economica, che vada al di là della mera unione monetaria; nell’assunzione da parte dell’Unione del ruolo di leader sul palcoscenico internazionale, quale punto di riferimento sicuro per la democrazia, i diritti umani e il progresso sociale nel mondo. Questa lettera rappresenta una iniziativa interessante: per metodo adottato e contenuti proposti. Si attende, però, la prova del campo per confermare questo pur significativo inizio.
mariodiciommo@yahoo.it