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Home » Newsletter n. 193 - 15 gennaio 2010
CFP NEWS
La newsletter settimanale
del Centro di Formazione Politica
Anno 6 Numero 193 – 15 gennaio 2010
www.formazionepolitica.org

a cura di Alessandro Fanfoni

Carissimi lettori,
siamo lieti di inviarvi la Newsletter n. 193 che inaugura il sesto anno di vita di CFP NEWS.

Cogliamo l'occasione per segnalarvi che sabato 30 gennaio 2010 si terrà l'apertura della VI Edizione del CFP a Milano presso il Teatro Franco Parenti.


Buona lettura!
La Redazione



Sommario:

Alessandro Fanfoni
Circolo vizioso


Gianfranco Aurisicchio
La ripresa che verrà


Davide Biassoni
Una via italiana alla questione immigratoria


Mario Di Ciommo
Novelle dall’Europa – Unione europea: anno nuovo, obiettivi nuovi (e problemi vecchi?)


Simone Comi
Venti di crisi sulla Casa Bianca


Stefano Florio
Verso Expo 2015 – Diario di bordo 15 gennaio 2010


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Alessandro Fanfoni
Circolo vizioso

Consentitici un po’ di orgoglio nell’inaugurare, con questo numero 193, il sesto anno della nostra newsletter che ha accompagnato, sin dalla nascita, i corsi del Centro di Formazione Politica. Il CFP, che il 30 gennaio p.v. avvierà la sua VI edizione consecutiva, si conferma, per certi versi inaspettatamente, come una realtà permanente nell’impermanenza della scena politica italiana e, in particolare, nel tumultuoso mutare – anche se appare più come un falso movimento – del centrosinistra italiano. Ma questa impressione di sur place, non vale forse in generale? L’inizio del nuovo anno, infatti, sembra dover fare spietatamente i conti con i vecchi problemi di una transizione che non passa, con una vocazione generale per le riforme che ancora non riesce a trovare compimento. Destra e sinistra, con qualche linea comune, ma con accenti diversi e su alcuni aspetti in maniera del tutto inconciliabile, hanno tentato, nei quindici anni di questa seconda Repubblica o post-Repubblica (per alcuni infatti la seconda Repubblica non è mai ufficialmente nata e ci troviamo ancora in una sorta di estenuanti tempi supplementari o ai titoli di coda della prima Repubblica), di affrontare i nodi strutturali, la cui soluzione garantirebbe il salto qualitativo indispensabile per garantire al Paese di governare una complessità che altrimenti rischia di soffocarlo. Riforma dello stato, riforma del sistema fiscale, riforma della giustizia, riforme dell’assetto economico-produttivo, riforma della piattaforma energetica, riforma dello stato sociale, ecc.  L’elenco è sterminato. E non è un caso se in questi anni sia stato il centrodestra a farsi portatore delle maggiori istanze di rinnovamento, con il centrosinistra in un ruolo più subordinato, quasi di contenimento o di rincorsa a seconda dei casi. Così come non è un caso se la maggior parte delle promesse d’innovazione e di riforma sono rimaste sulla carta, tra percorsi interrotti (come la riforma costituzionale poi bocciata con il referendum del 2006) o clamorosi dietrofront (da ultimo, la smentita realizzabilità in tempi brevi dell’antica promessa di una semplificazione della tassazione). Tutto si muove, ma nulla sembra cambiare. Alle stesse sfide, divenute col tempo sempre più impegnative, si oppongono armi sempre più spuntate. E come in una paradossale ripetizione dell’identico, anche quest’anno la politica ricomincia dagli stessi temi e dagli stessi buoni propositi. Chi o cosa sarà in grado di spezzare questo circolo vizioso?


Gianfranco Aurisicchio
La ripresa che verrà

Anche se l’economia mondiale sembra ormai aver imboccato un cambio di direzione, ci aspetta in realtà un decennio o quasi di instabilità finanziaria e debolezza strutturale, a causa del nuovo pattern che il sistema economico ha preso, caratterizzato da elevata disoccupazione e crescita frammentaria, e per le enormi iniezioni di liquidità che rischiano di scatenare una impennata inflazionista o peggio una stagflazione, dati appunto i deboli segnali di crescita del trend economico.  È come se un malato che è appena uscito dal coma si ritrovi al risveglio nelle condizioni di uno che è appena stato salvato dall’affogamento in mare, con in corpo tanta di quell’acqua da farlo gonfiare… per rendere l’idea.
Lo scenario che ci aspetta non è in realtà ben chiaro. Sia tra i neokeynesiani che tra gli stessi monetaristi si fa fatica a capire se l’enorme liquidità iniettata nel sistema tra il 2008 ed il 2009, per evitare un effetto domino dato dal fallimento di alcune grosse istituzioni bancarie, sia destinata a causare un’elevata inflazione, come negli anni Settanta del secolo scorso, con cui ci sono molte analogie, o se invece il perdurante alto tasso di disoccupazione (che negli Stati Uniti è ancora intorno al 10%, addirittura più elevato che in Italia) continuerà a deprimere la domanda e quindi avrà un effetto di tappo sul livello dei prezzi. I teorici dell’effetto monetario della disoccupazione notano che il costo del lavoro è di gran lunga la componente più importante dell’inflazione, e in questo scenario di alta e perdurante disoccupazione è molto probabile che anche lievi aumenti dei salari siano poi in realtà seguiti da un blocco prolungato all’aumento degli stessi, che porteranno successivamente a loro volta a tagli nelle buste-paga. In questa situazione, anche diminuzioni di un punto percentuale nel tasso di disoccupazione nei prossimi anni non causeranno comunque sostanziali aumenti del tasso di crescita dei salari e quindi dell’inflazione.
Dopo decenni di crescita dei bilanci del settore privato maggiore della crescita dei redditi (nelle famiglie, nel settore non finanziario e soprattutto nel settore finanziario), l’economia mondiale è entrata in un periodo in cui il debito privato e le attività finanziarie si contrarranno profondamente. Siamo cioè nella prospettiva di entrare in una depressione, sebbene non in una “Grande Depressione”, come quella cioè degli anni Trenta del Novecento. Grazie infatti agli aiuti governativi all’economia e al settore finanziario (gli stimulus ed i salvataggi finanziari così abusati nel biennio appena passato), ci troveremo probabilmente in presenza di una depressione “contenuta”. Il processo di aggiustamento implicherà perciò necessariamente investimenti fissi cronicamente deboli, deboli profitti, problemi finanziari, ed una incostante, globalmente sottotono, crescita economica. Che quadro confortante…  In questo scenario idilliaco sembra perciò altamente improbabile che l’enorme quantità di liquidità nel sistema inneschi spirali inflazionistiche, poiché in realtà cioè che causa propriamente l’inflazione è la velocità di circolazione della moneta, che in tale contesto tende allo zero data una domanda depressa dei consumi. Ed in effetti, contrariamente alle aspettative, in questo trimestre passato la domanda al dettaglio è calata, segno questo inequivocabile di una ripresa economica anomala e quanto mai debole.  È come se ad un lago di benzina manca un cerino o una fiamma per farlo esplodere: finché non c’è, rimane così com’è.
Un’altra visione sostiene invece che ad influenzare il livello dei prezzi nel lungo periodo sia invece la quantità di moneta per un dato livello di produzione di beni e servizi. È poiché siamo in presenza di una vasta, enorme, quantità di liquidità nel sistema, rispetto invece ad un livello del ciclo economico basso con bassa produzione di beni e servizi, inevitabilmente questo si tradurrà in un’inflazione elevata. E in tale scenario non sembra plausibile un intervento della Fed o di altre banche centrali per ritirare dal sistema tutta questa liquidità, le quali temono con ciò di deprimere ulteriormente una debole ripresa, considerando anche il costo “politico” di una tale manovra.  Questo scenario punta perciò a previsioni ancora più fosche per una stagflazione del sistema economico (inflazione + bassa o nulla crescita economica), come era successo alla fine degli anni Settanta del Novecento. Allegria!
In entrambi gli scenari si sottolinea comunque la bassa crescita economica, causata da una debole ed incerta ripresa del ciclo, come in effetti stiamo sperimentando. Se quindi queste sono le previsioni per la congiuntura mondiale, improntata all’economia americana, il sistema Italia ne soffrirà in realtà in misura maggiore, caratterizzato come è sempre stato da una crescita economica inferiore a quella dei suoi partners.  Continuiamo a portarci addosso un deficit ed un debito pubblico pesanti come una zavorra, che non permettono di liberare risorse verso i settori trainanti dell’economia e questo governo, immancabilmente e cronicamente, è molto più interessato a risolvere situazioni personali e contingenti piuttosto che ad impegnarsi in una sana e seria politica economica di sviluppo, ormai davvero inderogabile.  In questo scenario non poteva quindi che essere una boutade pre-elettorale la proposta di riforma del sistema fiscale con due sole aliquote, al 23% ed al 33%.  Oltre ad essere l’ennesimo ladrocinio a favore dei ricchi e contro i meno abbienti, una sorta di Robin Hood al contrario, tale proposta è anche finanziariamente insostenibile per il nostro sistema fiscale, causando anche un considerevole aumento della pressione fiscale per quelle fasce della popolazione già deboli, che vedrebbero un aumento della loro aliquota fiscale.

gianfrancoaurisicchio.blogsome.com


Davide Biassoni
Una via italiana alla questione immigratoria

Partiamo da un interrogativo che sicuramente molti di noi si saranno posti nelle ultime settimane: serpeggia nella penisola lo spettro del razzismo? Prendiamo due esempi: i ripetuti cori offensivi all'indirizzo di un calciatore di colore dell'Inter, e i sanguinosi e tragici fatti legati ai lavoratori africani a Rosarno. Si tratta certo di due contesti estremamente diversi: mentre il primo potrebbe essere classificato come inqualificabile razzismo da stadio, il secondo ha prodotto drammatici episodi sfociati in atti di violenza fisica, tanto che il Pontefice stesso è intervenuto per richiamare al rispetto assoluto della persona umana. Non mi voglio qui occupare dell'intricatissima matassa fatta di malavita, sfruttamento dei lavoratori stagionali, disagio delle popolazioni locali in Calabria, se non puntualizzando che il razzismo basato sul colore della pelle non può avere nessuna cittadinanza in un paese che si voglia definire civile e democratico: simili atteggiamenti meritano un cartellino rosso senza appello e tali discriminazioni vanno sradicate quanto prima dal nostro tessuto connettivo. Eppure c'è un'altra questione aperta, per certi versi più teorica ma non meno cruciale, ossia l'integrazione dell'immigrato nella società italiana dal punto di vista cultural-valoriale. E a tal proposito non possiamo certo continuare a nasconderci dietro un dito ché il nodo sta soprattutto nel rapporto con la religione musulmana o, se si preferisce, fra Islam e Democrazia. Qui giace la questione (anche al di là dei confini nazionali), e da qui deve partire una soluzione praticabile. Ritengo, in particolare, che l'inghippo stia nel fatto che l'Islam detiene forti connotazioni politiche e, nella sua versione più dogmatica, non prevede il distacco fra Cesare e Dio, anzi è quest'ultimo che prevale e al quale il fedele-cittadino si sottomette in quanto fonte di ogni autorità e potere. Seguendo tale premessa, non pochi temono che gli aderenti a tale credo tendano a creare una città (islamica) nella città (ospitante), dando vita ad una società parallela che si regga, tuttavia, su regole ed usi distinti, se non contrastanti, e che tutto ciò a lungo termine conduca al grande pericolo della cieca segmentazione culturale-religiosa. L'effetto più negativo sarebbe dunque l'erosione della lealtà verso lo Stato, lo smottamento della solidarietà sociale e il crescere della rivalità e del sospetto fra comunità antagoniste che, pur continuano a convivere nello stesso alveo geografico, si urterebbero l'un l'altra lungo le linee di frattura. Se cerchiamo allora una ricetta per impedire lo sbriciolamento sociale una buona strada è il rilancio del pluralismo. Come? Stimolando la crescita di una struttura sociale interdipendente e caratterizzata da appartenenze multiple, ma non esclusive: ciascuno ha il naturale diritto alla propria lingua, alla tutela delle proprie tradizioni e all'esercizio del proprio culto religioso, ma ogni gruppo sociale si deve intersecare con tutti gli altri in un nucleo che definisca il minimo comune denominatore alla base della convivenza civile. Liberi quindi di essere musulmani (e lo stesso naturalmente per gli altri credi), ma parlando la lingua italiana, riconoscendo alla Costituzione la funzione suprema di architrave dell'intera nazione (niente al di sopra della legge), nonché accettando la separazione fra sfera politica e religiosa e, infine, rispettando i costumi consolidati. L'obiettivo è perciò quello di evitare l'avvento di società “a mosaico” dove ogni frammento si accosta all'altro senza sovrapposizione, bensì si dovrebbe iniziare a costruire una società composta da appartenenze a mo' di cerchi che s'intersecano, senza ghetti o sezioni a compartimenti stagni. Sembrano allora così poco efficienti, da un lato, i proclami anti-moschee, quando sarebbe molto più utile chiedere agli Imam di rendere trasparente la predicazione e i valori che vengono trasmessi ai fedeli, il che fugherebbe i dubbi, talvolta sollevati, che tali centri fungano anche da reclutamento per il terrorismo anti-occidentale; dall'altro, la concessione della cittadinanza non si deve esaurire in un ingenuo atto formale: ci vuole qualcosa di più, perché l'italianità si costruisce sul rispetto della principi democratici, su condizioni di vita dignitose (casa e lavoro), su un comune sentimento di diritti e doveri, sulla legalità, sulla laicità e sul rifiuto di pregiudizi discriminatori. La democrazia è un bene prezioso e la sua integrità, a livello di contenuto effettivo, dipende dall'impegno di tutti.

biassoni_davide@yahoo.it




Mario Di Ciommo
Novelle dall’Europa – Unione europea: anno nuovo, obiettivi nuovi (e problemi vecchi?)

Il 2010 dell’Unione europea si è aperto con l’inizio della presidenza di turno spagnola. La prima che opererà sotto la vigenza del trattato di Lisbona. La prima, quindi, che, tra le altre cose, dovrà convivere con le “neonate” figure del presidente permanente del Consiglio europeo e dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune; di qui la possibilità, per la presidenza di turno, di contribuire in misura rilevante a plasmare la prassi operativa di queste nuove cariche nell’ambito del quadro istituzionale europeo.

La Spagna ha annunciato di voler operare in stretto coordinamento con i due paesi che avranno le due prossime presidenze di turno, ossia Belgio (luglio-dicembre 2010) e Ungheria (gennaio-giugno 2011), come un “trio” (è stato scelto addirittura un logo comune), impegnandosi a rafforzare la coerenza della leadership interna all’Unione.
Le priorità della presidenza spagnola, secondo quanto dichiarato dal Segretario di Stato per gli affari europei Diego Lopez Garrido, atterranno a quatto aree principali: economia (con l’obiettivo della ripresa dalla crisi e della creazione di posti di lavoro), implementazione del trattato di Lisbona, cittadinanza (tra i temi, grande attenzione alla promozione dell’eguaglianza di genere), affari esteri (con l’obiettivo di promuovere la leadership europea sulla scena globale).
Sono le questioni dell’economia, però, quelle che sembrano affollare maggiormente le agende europee di queste settimane. E ciò per l’urgenza di interventi che il morso della crisi, ancora stretto, impone. Il premier spagnolo Zapatero ha affermato in più occasioni la necessità di un maggiore coordinamento, da perseguire attraverso una maggiore cooperazione economica dei paesi membri dell’Unione. Zapatero ha, del resto, sottolineato come vada riequilibrata l’attuale asimmetria interna all’Unione economica e monetaria, che pur avendo un’istituzione monetaria centrale (la Banca Centrale Europea), non prevede per l’Unione poteri di coordinamento delle politiche economiche nazionali: in un’intervista il premier spagnolo, alla presenza del presidente francese Sarkozy ha detto: “se l’Unione europea davvero vuole essere un’unione politica che lavora per i suoi cittadini, deve avere un governo economico molto più solido e con più strumenti a disposizione”. Appunto: “se”! Peccato che nessuno dei giornalisti presenti in sala gli abbia chiesto – a lui o al lì presente collega francese - se i governi nazionali, dal canto loro, davvero vogliono un’unione politica…
Entro la fine della presidenza spagnola, è prevista la pubblicazione di una relazione di un Gruppo di Riflessione sul futuro dell’Europa (istituito dal Consiglio europeo nel dicembre del 2007) che dovrebbe proporre una visione per l’Europa per il periodo 2020-2030. Uno dei primi atti di Zapatero come presidente di turno del Consiglio è stato proprio quello di incontrare questo “gruppo di saggi” per una discussione informale, a simboleggiare l’importanza che il premier spagnolo riconosce al loro lavoro. Si è discusso principalmente di governance economica, sia alla luce della crescente competizione internazionale (con Cina, India, Brasile, Russia), sia alla luce delle difficoltà interne all’Europa di mantenere la disciplina fiscale (si pensi alla drammatica situazione della Grecia).
Sembra significativa tutta questa tensione verso il futuro e quest’attenzione per la tessitura di una “visione europea” del futuro. Purchè si vada al di là del mero simbolismo e della retorica, e si acquisti il coraggio di mettere davvero sul tavolo le scelte da fare, di porre domande precise a riguardo, di pretendere risposte chiare e, quindi, di far seguire al dibattito scelte coerenti e coraggiose.
Si avrà modo di ritornare sulla Presidenza spagnola e le sue priorità. Anche perché il 18 prossimo esse verranno presentate al Parlamento europeo, dunque se ne discuterà.
In chiusura due piccole finestre sui primi passi di Catherine Ashton, quale Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune e Vice-Presidente della Commissione e di Herman Van Rompuy, quale presidente permanente del Consiglio europeo. La britannica è comparsa, l’11 gennaio scorso, davanti alla commissione affari esteri del Parlamento europeo, per presentare le priorità del suo mandato, che, in qualità anche di Vice-Presidente della Commissione europea, dev’essere sottoposto alla conferma da parte del Parlamento europeo. La “performance” della Ashton è stata diffusamente considerata deludente, caratterizzata da risposte evasive, a volte imprecise, in alcuni casi consistenti in uno sconcertante “I don’t know”. Tra i temi trattati durante l’audizione si segnalano l’approccio al Medio-Oriente, il ruolo della UE in Afghanistan, la difesa dei diritti umani, i rapporti con la Russia, il budget del servizio diplomatico europeo di prossima istituzione. L’atteggiamento della Ashton è stato percepito come poco ambizioso e mancante – a detta del Gruppo dei Verdi - di una visione politica, essendo addirittura rimasti oscuri gli obiettivi che lei si propone di perseguire con la sua azione.
Con riferimento a Van Rompuy, presidente permanente del Consiglio europeo, che opererà per la prima volta in questa nuova veste nel corso di un summit straordinario sulla situazione economica in Europa convocato per il prossimo febbraio, è da richiamare una lettera (indirizzata ai maggiori quotidiani europei) a firma congiunta con il presidente di turno Zapatero, a riprova della concreta volontà di collaborazione tra le istituzioni per garantire all’operato dell’Unione coerenza nel perseguimento di priorità condivise. Priorità individuate: nella piena implementazione del trattato di Lisbona, ritenuto capace di dare all’Unione gli strumenti necessari per perseguire gli obiettivi che essa si pone; nella necessità di imboccare la direzione di una vera unione economica, che vada al di là della mera unione monetaria; nell’assunzione da parte dell’Unione del ruolo di leader sul palcoscenico internazionale, quale punto di riferimento sicuro per la democrazia, i diritti umani e il progresso sociale nel mondo. Questa lettera rappresenta una iniziativa interessante: per metodo adottato e contenuti proposti. Si attende, però, la prova del campo per confermare questo pur significativo inizio.

mariodiciommo@yahoo.it

 


Simone Comi
Venti di crisi sulla Casa Bianca

Nelle ultime settimane le polemiche hanno spesso catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica statunitense, ricaduta per certi versi in un isterismo dettato dalla paura di un nuovo 11 settembre.
Il fallito attentato aereo delle scorse settimane, frutto dell’incapacità di previsione dei servizi di intelligence, ha riportato nelle stanze del potere di Washington un clima caratterizzato da tensioni che sembrano destinate a caratterizzare la scena politica statunitense anche nel prossimo futuro.
A seguito del tentato attacco al volo della Delta Airlines da parte dello studente nigeriano Abdulmuttallab, la Casa Bianca ha fatto sapere che non sarebbe stato aperto un nuovo fronte di guerra contro Al Qaeda nello Yemen. Barack Obama ha deciso di riportare entro limiti precisi le dichiarazioni dei funzionari e la linea strategica da seguire, mantenendo un atteggiamento risoluto rispetto alle iniziative antiterrorismo approntate e caratterizzato al contempo dalla volontà di non dar spazio a paure che sembrano essere figlie dell’allarmismo esasperato con cui gli organi di stampa hanno trattato la questione. L’immediata chiusura dell’ambasciata in Yemen ha indotto molti analisti a pensare alla possibilità di immediate ritorsioni di tipo militare contro Al Qaeda nel paese. Per alcuni giorni gli organi di stampa internazionale hanno prospettato l’apertura di un nuovo fronte di guerra, dando quasi per scontati possibili interventi delle truppe statunitensi in suolo yemenita. Nulla di tutto ciò è avvenuto e il mantenimento di un basso profilo in situazioni di possibile crisi sembra essere un ulteriore prova del nuovo corso che Barack Obama ha impresso all’approccio dell’esecutivo verso le questioni di politica internazionale. John Brennan, consigliere della Casa Bianca per il terrorismo con alle spalle una lunga carriera nella CIA, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a sostenere il governo di San’a e che i servizi di intelligence cercheranno una maggior collaborazione con il Mukhabarat yemenita e il GSS saudita, attivo in Yemen già da qualche tempo, così da poter monitorare le attività dei gruppi legati ad Al Qaeda o di essere in contatto con Nasser Al Wahishi, uno dei leader qaedisti più attivi nella zona negli ultimi mesi.
La Casa Bianca dovrà comunque disporre cambiamenti importanti all’interno dei servizi di intelligence dopo che lo stesso presidente ha ammesso pubblicamente che i servizi di sicurezza hanno fallito in maniera disastrosa poiché avevano complessivamente abbastanza informazioni per prevenire l’attentato sul volo della Delta Airlines. La mancanza di coordinamento fra le differenti agenzie è uno dei problemi che hanno afflitto negli ultimi anni il comparto della sicurezza. Basta ricordare che già nel recente passato la mancanza di condivisione di notizie sensibili è costata al paese un prezzo altissimo: prima degli attacchi al World Trade Center erano state raccolte notizie sufficienti a ricostruire il quadro di una situazione potenzialmente esplosiva ma la mancanza di canali di dialogo tra le agenzie ha poi impedito un’efficace azione di prevenzione.
Ulteriore punto di debolezza per l’amministrazione Democratica potrebbe rivelarsi la presentazione del bilancio per il Pentagono. L’aumento del costo degli interventi in Iraq ed Afghanistan, che raggiungerà nel 2011 la cifra record di 159 miliardi di dollari, ha infatti determinato un incremento complessivo del bilancio del Dipartimento della Difesa. Il superamento della soglia di 700 miliardi di dollari di spese per il comparto militare peserà non poco sull’immagine di Barack Obama, che ha costruito parte del suo successo sulla volontà di porre fine agli interventi decisi dal suo predecessore. Al momento non sembrano esserci ostacoli all’approvazione del bilancio del Pentagono da parte del Congresso, garantito da una maggioranza solida e dal probabile sostegno di molti esponenti del Partito Repubblicano, non sarebbe comunque da escludere l’ipotesi che l’ala liberal del Partito Democratico riservi aspre critiche alle iniziative della Casa Bianca per la gestione delle due questioni. Iraq ed Afghanistan sono costati ai contribuenti statunitensi più che la guerra in Vietnam e il perdurare degli interventi, che non sembrano d’altra parte destinati a chiudersi entro breve tempo, potrebbe infatti costar caro al presidente in termini di appoggio elettorale alle prossime elezioni di mid-term.

simonecomi@hotmail.com
http://simonecomi.blogsome.com

 


Stefano Florio
Verso Expo 2015 – Diario di bordo 15 gennaio 2010

Consueto aggiornamento rispetto all’avvio del cantiere Expo 2015 rimandando alla rassegna stampa presente nella sezione dedicata all’Expo 2015 all’interno del sito del CFP (http://www.formazionepolitica.org/vedit/pagina.asp?apriramo=003900050008&pagina=3304&pv=), per una ricostruzione completa di quanto accaduto nel corso delle vacanze natalizie e nei giorni della ripresa dopo la pausa.
Il 18 dicembre si è riunito l’ultimo CdA del 2009 che ha esaminato, tra i punti all’ordine del giorno, la situazione economico finanziaria della Società, su cui ha riferito l'A.d. Lucio Stanca. In questa fase di programmazione ed investimento, il 2009 si è chiuso con uno sbilancio contabile di poco superiore a 8 mln euro, previsione migliore del budget dell'anno (11,7 mln euro) e di quanto previsto nel dossier di candidatura. E’ stato altresì approvato il budget 2010 caratterizzato ancora da numerose iniziative di investimento e preparazione oltre che da alcuni fattori di incertezza. Lo sbilancio a fine 2010 è previsto in circa 15 mln e sarà coperto dai contributi previsti dai soci. Il Cda ha fatto il punto della trattativa in corso per la disponibilità del marchio Expo, attualmente di proprietà del Comitato di Pianificazione. Un'informativa e' stata data anche in merito alle interlocuzioni in corso con i proprietari dell'area del sito espositivo. Accanto all'originaria ipotesi di utilizzo dell'area con la corresponsione dei diritti di superficie fino alla realizzazione di Expo, si sta in alternativa trattando per l'eventuale acquisto dell'area stessa. E' stato inoltre fatto il punto sull'area sulla quale oggi insiste il fabbricato di Poste Italiane sul sito espositivo. Il Cda ha condiviso l'ipotesi prospettata di non procedere più al trasferimento del centro di smistamento, previsto dal dossier di candidatura, bensì che permanga nell'attuale posizione, senza peraltro creare impatti sulla funzionalità del sito espositivo. Questa soluzione porterebbe a un consistente risparmio. Il Cda e' stato altresì informato dall'A.d. sugli iniziali contatti con i vertici della Rai e sul conseguente piano di lavoro stabilito con l'obiettivo di esaminare ed approfondire la possibilità di realizzare nell'area del sito espositivo il nuovo centro di produzione Tv di Milano dopo il 2015.
Il 2009 si è chiuso poi da un lato con la presentazione di una pubblicazione destinata ai 179.905 alunni delle scuole primarie di Milano e provincia curata da Andrea Radic, Massimiliano Perri e Giulia Crivellini della direzione Comunicazione e Relazioni esterne di Expo 2015 Spa per spiegare a grandi linee la storia di Expo e il tema di Milano 2015. Il volumetto, ha spiegato Stanca, nasce come primo passo per entrare in contatto con scuole, studenti e famiglie, il cui coinvolgimento è di fondamentale importanza per la riuscita dell'evento.
La consegna è stata fatta presso la sede della Società a 18 bambini provenienti dalla scuola San Carlo di Milano e a loro così si è espresso Stanca: “Voi siete quella che noi chiamiamo generazione Expo. Con Expo noi vogliamo creare e diffondere cultura, il sapere relativo ai grandi temi dell'umanità e la nutrizione è molto importante”.
“Uno degli obiettivi di Expo - ha spiegato il professor Michele Carruba, uno dei componenti del comitato scientifico di Expo - è aiutare a diffondere una cultura dell'alimentazione. Nel pianeta ci sono un miliardo di persone che muoiono di fame e un altro miliardo che muoiono o si ammalano per eccesso di cibo. L'energia del pianeta è dunque sufficiente, ma è mal distribuita. Dobbiamo imparare il valore del cibo”.
E quindi con l’intervista che Stanca ha rilasciato la vigilia di Natale a Adnkronos e visionabile all’indirizzo: http://www.adnkronos.com/IGN/Mediacenter/Italia_Economia/Expo-2015-Stanca-soddisfatti-per-quanto-fatto-finora_4138996441.html
L’inizio del 2010 si è aperto purtroppo con nuove voci di difficoltà economiche.
Il Corriere della Sera del 5 gennaio – come riportato in rassegna stampa – ha segnalato come, per quanto concerne i fondi che il Governo si era impegnato ad erogare entro dicembre relativi alla linea 4 della metropolitana, a quella data non erano ancora in dirittura di arrivo….cioè non v’è ancora traccia del decreto attuativo del trasferimento. Tra l’altro i tempi sono ormai strettissimi: se non si dà il via libera all’opera entro fine febbraio, sarà molto difficile arriva alla scadenza del 2015 con la nuova linea conclusa (ricordiamo che si tratta di 16 chilometri di tracciato che attraverserebbero la città da Linate a Lorenteggio). La Giunta comunale dell’8 gennaio ha poi deciso l’accensione, per la realizzazione dell’opera, di un mutuo di 400 mila euro mentre altri 120 mila arriveranno da operazione di alienazione del patrimonio comunale.
Ancora acceso il dibattito in ordine alla realizzazione del tunnel autostradale di 14 chilometri per unire l’aereoporto di Linate alla futura area Expo: infrastruttura che potrebbe essere pagata tutta da una cordata di privati, in cambio di una concessione di sessant’anni che consentirebbe loro di incassare i pedaggi. Progetto questo che piace molto all' assessore all’urbanistica del Comune e al sindaco Moratti ma che lascia perplessi e contrari molti, a partire dagli stessi funzionari e tecnici, preoccupati che un' autostrada sotto Milano non possa che portare ancora più traffico.
Dai primi di gennaio è poi disponibile il nuovo video di presentazione e divulgazione di Expo 2015 realizzato da Arpanet. Dopo quello divulgato nella fase di candidatura di Milano all’Expo del 2015, questo secondo dedica maggiore attenzione al tema nella sua articolazione e al conceptual masterplan, il lavoro che vede impegnata la Società, in modo particolare l’Ufficio di Piano della Bovisa, in vista della registrazione di Milano Expo 2015 presso il Bie entro il 30 aprile di quest’anno.
Il video è visionabile all’indirizzo: http://infomilanoexpo-2015.com/nuovo-video-milano-expo-2015/
A inizio anno c’è stato l’annuncio da parte del Ministro Maroni dell’avvio in operatività della Sezione Specializzata del Comitato di Coordinamento per l'Alta Sorveglianza sulle Grandi Opere che avrà il compito di vigilare sui rischi di infiltrazione della criminalità organizzata nei lavori per la realizzazione dell'Expo 2015 (che era stato già pre-annunciato dal Ministro dell’Interno alla fine di ottobre) sull’esempio dell’analoga struttura creata per vigilare sulla ricostruzione delle aree terremotate in Abruzzo. Sarà guidato dal procuratore di Varese Maurizio Grigo che iniziò a lavorare negli anni del terrorismo politico a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta e che ha una lunga esperienza alle spalle e conosce bene la realtà milanese, avendo fatto parte del pool di Mani Pulite e avendo lasciato la procura di Milano nel 2005. Lo stesso Maroni oggi 14 gennaio (ieri per chi legge) alle ore 16 lo ha presentato a Milano, presso la sede della Prefettura.
Ho deciso che a coordinarlo sarà Maurizio Grigo, l’attuale procuratore di Varese che conosco bene perché è magistrato di grandissima esperienza nel contrasto alla ‘ndrangheta ha dichiarato il ministro dell’Interno Roberto Maroni.
Segnaliamo infine l’attivazione di una sezione del nostro Osservatorio – direttamente dall’home page dell’Osservatorio - dedicata all’Esposizione Universale di Shanghai che partirà il prossimo 1° maggio fino al 31 ottobre a cui sarà presente anche l’Italia con un proprio padiglione nazionale con un tema ispiratore che sarà "La Città dell'uomo”.
Altri eventi:
-          Il 12 gennaio Expo 2015 Spa e Rotary International-Distretto 2040 hanno firmato un Memorandum of Understanding per l'attivazione di un tavolo di lavoro che opererà per realizzare il progetto "Acqua, energia per la vita" il cui scopo è il miglioramento delle condizioni di vita attraverso azioni correlate alla gestione dell'acqua, contribuendo a risolvere problemi legati ad alimentazione, sete e sanità con interventi innovativi di tipo educativo e metodologico.

Alla prossima

s.florio@libero.it



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Nell'ultimo numero:

La strana estate

Diagnosi di un sistema avvitato

Afghanistan, l’unica certezza resta il Grande Gioco

Gli americani abbandonano l'ambiente

La sinistra milanese rimandata a settembre

Verso Expo 2015 – Diario di bordo 23 luglio 2010

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