Valentina Pasquali
Rivoluzione a Boston
La vittoria di Scott Brown, giovane politico repubblicano, nell’elezione straordinaria tenutasi in Massachusetts martedì per scegliere il successore del Senatore democratico Ted Kennedy, scomparso la scorsa estate, sorprende gli Stati Uniti e dimostra che, ancora oggi, lo slogan che nel novembre 2008 portò alla vittoria di Barack Obama, ovvero “Change” (cambiamento), rimane la parola chiave della politica americana. Con il Partito Democratico che controlla Casa Bianca, Camera e Senato, i ruoli si sono però invertiti.
In questi giorni si sprecano in America le analisi del voto in Massachusetts, tradizionale roccaforte democratica dove il seggio di Ted Kennedy era nelle mani del partito dell’asinello dal 1952. Si tratta, fondamentalmente, di un voto di protesta, l’ennesima dimostrazione che l’insoddisfazione del popolo americano rispetto alla crisi economica, quella frustrazione politica che ha portato il Presidente Obama alla vittoria nel 2008, permane, con l’economia che fatica a riprendersi e la disoccupazione che non accenna a diminuire. Lo stesso Presidente ha così interpretato il voto, dichiarando al network televisivo ABC: “Questa è la mia impressione del voto in Massachusetts, e dell’umore del paese – la tendenza che ha portato Scott Brown alla vittoria, è la stessa che aveva portato anche me alla vittoria. La gente è arrabbiata e frustrata. Non solo per quello che è avvenuto nell’ultimo anno, ma anche per quello che è successo negli ultimi otto anni”.
Questo è stato il tentativo del Presidente di spiegare un voto difficile da digerire, riportando l’attenzione sugli insuccessi del proprio predecessore George W. Bush nella speranza di alleggerire almeno un po’ la propria responsabilità per la sconfitta.
Quali siano le cause dell’improbabile vittoria repubblicana in Massachusetts, (una pessima candidata democratica che ha condotto una campagna elettorale priva di entusiasmo, un candidato repubblicano perfetto per l’occasione, l’insoddisfazione diffusa tra i cittadini americani), l’unica cosa certa è che l’elezione di Scott Brown al Senato avrà un impatto decisivo nella politica americana, dato che priva i Democratici della maggioranza di sessanta voti che è necessaria a approvare le proposte di legge più importanti senza aver bisogno di nemmeno un voto repubblicano.
Nell’immediato, la preoccupazione principale del Partito Democratico è il futuro della riforma sanitaria, improvvisamente a rischio. La Camera e il Senato hanno entrambi approvato, nel 2009, una propria versione della riforma. Ora, la leadership del Congresso ha l’incarico di integrare le due proposte di legge in un unico testo da mandare al Presidente per la firma finale. Il voto, evidentemente contrario, di Scott Brown, il quarantunesimo repubblicano al Senato, potrebbe però bloccare il processo legislativo indefinitamente.
La Presidente della Camera Nancy Pelosi aveva dichiarato, prima di conoscere i risultati dell’elezione in Massachusetts, che indipendentemente da chi fosse risultato vincitore, la riforma sanitaria sarebbe stata approvata. A questo punto, i Democratici hanno a propria disposizione un numero limitato di strategie. Se la Camera, ad esempio, decidesse di fare propria la proposta di riforma passata dal Senato, senza richiedere nessuna modifica, nonostante le differenze sostanziali che vi sono fra le due versioni originali, allora il testo di legge andrebbe direttamente al Presidente Obama. Altrimenti, la Camera potrebbe richiedere qualche aggiustamento solo per quanto riguarda gli aspetti prettamente fiscali della proposta di legge del Senato. Il testo tornerebbe così al Senato per una nuova approvazione, ma necessiterebbe solo di una maggioranza semplice e non dei sessanta voti altrimenti richiesti e che i Democratici non controllano più. Infine, la leadership del Congresso potrebbe spingere il Senato a rivotare nei prossimi giorni, prima che Scott Brown prenda regolarmente parte alle attività del Congresso. La legge elettorale del Massachusetts, infatti, prevede almeno quindici giorni fra la data di un’elezione e l’insediamento del vincitore (un arco di tempo ritenuto necessario a contare anche tutti i voti che arrivano per posta). Una strategia di questo genere però risulterebbe arrogante, e, fin qui, il Partito Democratico, a partire dalla Casa Bianca, non pare interessato.
Il problema principale rimane non tanto il gioco delle strategie quando l’indicazione politica uscita dalle urne del Massachusetts, dove gli elettori si sono espressi in maniera critica rispetto all’Amministrazione Obama e alle scelte di spesa pubblica e incremento del carico fiscale perseguite dal governo. In generale, la vittoria di Scott Brown è stata interpretata come un voto contrario alla riforma sanitaria, anche se il legame tra le due cose non è poi così chiaro, considerato che il Massachusetts è stato il primo Stato dell’Unione a creare, nel 2006, un sistema di copertura sanitaria universale (una legge passata quando il repubblicano Mitt Romney era governatore dello stato).
Fatto è che, in particolare i senatori e i deputati democratici più moderati che competono in distretti elettorali conservatori, potrebbero spaventarsi e decidere di fare un passo indietro sulla riforma sanitaria in risposta al risultato in Massachusetts. Così potrebbe capitare ai repubblicani moderati, per esempio Olympia J. Snowe e Susan Collins del Maine. Se già avevano avuto difficoltà a votare per la riforma, è improbabile che il risultato del voto in Massachusetts dia loro nuovi stimoli a sostenere la proposta di legge.
Le cose non si sono certo messe per il meglio per l’Amministrazione Obama. Il Presidente, conscio delle difficoltà che lo attendono, si è già dichiarato disponibile a rivedere la riforma, trasformandola in un testo di legge assai meno ambizioso che, almeno, contribuisca a tagliare i costi. In sostanza, qualsiasi cosa va bene pur di far passare una qualche legge che si possa chiamare riforma sanitaria, dopo aver fatto di questo tema la chiave del proprio governo.
Intanto c’è già chi festeggia per il fallimento della riforma. Martedì, quando si è cominciata a percepire la possibilità di una vittoria repubblicana, i titoli delle grandi aziende farmaceutiche a Wall Street sono saliti vertiginosamente, con gli investitori certi che la vittoria di Brown avrebbe portato alla fine della riforma sanitaria proteggendo così gli introiti dell’industria.
In realtà, la riforma sanitaria ha ancora qualche possibilità di farcela. Ma potrebbe diventare l’ultimo progetto portato a termine dall’Amministrazione Obama. L’ingresso di Scott Brown al Senato potrebbe rivelarsi come un ostacolo ancor più insormontabile nel lungo periodo. Bisogna, ad esempio, prepararsi alla possibilità che altre proposte di legge fortemente volute dalla Casa Bianca, quale quella sul cambiamento climatico e quella sulla legge sull’immigrazione, non vedano mai la luce.
valentina.pasquali@gmail.com