Valentina Pasquali
Haiti - La Vita Fatica a Riprendere nel Quartiere di Fort National
Port-au-Prince, Haiti – Sono passate oltre due settimane da quando il terremoto di magnitudo 7,3 ha colpito la capitale haitiana Port-au-Prince il 12 gennaio scorso devastando la città e tutta la regione circostante. Nonostante non si faccia che parlare del grande sforzo umanitario della comunità internazionale per portare sollievo alle vittime del terremoto, con la distribuzione di acqua potabile, cibo e tende, alcuni dei quartieri più danneggiati della capitale non hanno ancora ricevuto nemmeno una bottiglia d’acqua.
“Qui non è cambiato nulla dal giorno dopo il terremoto”, racconta Janette Prince, una residente del quartiere Fort National. Nel terremoto, Prince ha perso entrambi i genitori, il più giovane dei quattro figli, la casa, e anche il lavoro. Prima del 12 gennaio, infatti, Prince lavorava come segretaria alla stazione di polizia del Forte, rasa al suolo dal terremoto. Gli occhi di Prince sono rossi e socchiusi, a causa delle lacrime e della mancanza di sonno. “Non è ancora venuto nessuno qui, non abbiamo visto né acqua, né cibo, né dottori, niente”, dice Prince.
La vista su Fort National è post-nucleare. Più che devastazione post-terremoto, sembra che qualcuno abbia appena sganciato una bomba atomica sul quartiere.
Un’area povera e densamente abitata, fatta di case in cemento da una stanza e un piano, Fort National consiste di un labirinto di strade strette che si arrampicano fino in cima alla collina. Prima del terremoto, questa zona di Port-au-Prince era conosciuta per le rivolte politiche che scoppiavano a intervalli regolari in risposta alla sempre instabile storia politica di Haiti. Questa, probabilmente, è una delle ragioni per cui in pochi hanno scelto di avventurarsi da queste parti per aiutare le vittime del terremoto.
Ora, il quartiere giace in rovine, con macerie e rifiuti accatastati su entrambi i lati della strada principale. Dalla cima della collina, attraverso le rovine, si può guardare verso il fondovalle, fino al mare. Il terremoto ha innescato una sorta di effetto domino che ha fatto sì che gli edifici crollassero uno sull’altro, creando una valanga di macerie che ha seppellito tutto il fianco della collina.
“Non sono nemmeno venuti a prendere i cadaveri”, aggiunge Lucia Desir, la cui figlia è ancora sepolta sotto le macerie che un tempo furono la casa di famiglia. Guidati dall’odore acre e al contempo dolciastro dei cadaveri, i residenti del quartiere, esausti sia dal punto di vista fisico che emotivo, passano le loro giornate a scavare tra le macerie per tirare fuori quei corpi che riescono a raggiungere. Poi li cremano sul posto, tra una rovina e l’altra. “A questo punto, non si tratta più solo di un problema di questo quartiere”, inveisce Moristil Roger, “le cose possono facilmente degenerare, e trasformarsi in una minaccia alla salute dell’intera città”. Proprio in quel momento, due ragazzi passano accanto a Roger, diretti verso il proprio campo profughi. Sono venuti a Fort National per trovare, e seppellire, i due genitori.
Fort National dista circa un chilometro da Champs de Mars, cuore di Port-au-Prince, il quartiere che ospitava il palazzo presidenziale e i ministeri e che ora invece si è trasformato in una tendopoli provvisoria e puzzolente per migliaia di persone rimaste senza casa dopo il terremoto. Nonostante la vicinanza al centro città, però, quel po’ di aiuti internazionali arrivati a Champs de Mars non hanno ancora raggiunto Fort National. Alcuni dei residenti del quartiere fanno la strada a piedi fin giù alla ricerca di acqua potabile, ma la gente di qui ha disperato bisogno di molto altro. Il cibo scarseggia e, visto che il quartiere è completamente devastato, non c’è una toilette funzionante in tutta la zona.
“Alcuni di noi si sono trasferiti a Champs de Mars dopo il terremoto”, spiega Janette Prince, “ma è talmente fitto laggiù, se un po’ di aiuti arrivassero fin qui a Fort National, quelli che se ne sono andati tornerebbero”. Quelli che hanno scelto di rimanere, come ad esempio Prince, sono preoccupati di quello che potrebbe accadere se abbassassero la guardia. Tutto ciò che possiedono è ancora sotto le macerie, e per quanto poco sia sopravvissuto al terremoto, sono terrorizzati che bande di ladri vengano a scavare tra le rovine per portarsi via anche quello.
C’è tanta disperazione negli occhi dei residenti di Fort National sopravvissuti al terremoto. Nonostante abbiano sentito parlare dei piani del governo di spostare i senza tetto in nuovi accampamenti permanenti fuori città, non sono convinti che questi programmi li riguardino.
In generale, la fiducia nel governo centrale e nei pubblici officiali sta svanendo velocemente. “Alcune organizzazioni internazionali ci avevano portato delle tende grandi e nuove”, dice Pierre Richard Vilmeus, un residente di Fort National spostatosi a Champs de Mars dopo che la propria abitazione è stata distrutta dal terremoto, “ma la polizia è venuta e si è presa le tende”.
Quando si chiede loro di guardare avanti e riflettere sul lungo-periodo, i residenti di Fort National non sanno cosa rispondere. Nessuno sembra in grado di pensare al futuro. Sono le scosse di assestamento che continuano a sentirsi quotidianamente a terrorizzarli. “Abbiamo paura dell’arrivo di altri terremoti”, dice Janette Prince, prima di ritornare a sedersi sulle proprie macerie in attesa di un’altra notte insonne passata all’aperto.
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