Nicola Pasini
Smog a Milano, tra libertà e responsabilità. Chi è causa del suo mal….
Il punto centrale della faccenda è che, per dirla con Mancur Olson nella La logica dell’azione collettiva, “i gruppi numerosi o latenti (comprese le ordinate e disordinate metropoli…) non hanno nessuna tendenza ad agire spontaneamente a sostegno dei loro interessi comuni”. In altri termini, l’unica soluzione per fare in modo che i membri dei grandi gruppi (come i cittadini di Milano) si comportino in maniera virtuosa, è l’uso di sanzioni o incentivi da parte dell’autorità legittima che scoraggino il comportamento anti-sociale. Qui, però, casca l’asino. I cittadini di Milano sono gonzi due volte: la prima, si comportano pensando di essere dei free-riders (liberi battitori), ma, di fatto, il loro comportamento opportunistico (inquinare utilizzando sempre l’auto o tenendo i termosifoni a mille) ricade anche su se stessi e non solo sugli altri (lo smog non fa distinzioni tra saggi e deficienti); la seconda, continuano a votare rappresentanti politici irresponsabili (vedi l’inconsistente Moratti) perseverando nel farsi male….Certo, è pur vero che non esiste opposizione! Insomma, chi è causa del suo mal, pianga se stesso.
E’ sì in gioco la libertà, ma pure la responsabilità. Un grande liberale come John Stuart Mill, totalmente snobbato in Italia, nel suo bellissimo libro, On Liberty, era ovviamente interessato a tutelare la libertà individuale e proteggerla dalla maggioranza morale e sociale e, tuttavia, era anche molto preoccupato dei danni che un individuo, attraverso la sua libertà comportamentale, può fare agli altri (harm to others!)
All’interno delle società liberal-democratiche, coloro i quali non si preoccupano della propria salute, non hanno il diritto di minacciare con il proprio comportamento irresponsabile la salute altrui.
Io penso che vincolare le libertà di colui che non si limita a compromettere la propria salute, ma impedisce anche agli altri con il suo comportamento di vivere in condizioni di salute favorevole al loro benessere, trova una buona giustificazione. Infatti, a ciascuno sono riconosciute tutte quelle libertà che sono compatibili con le libertà altrui. Se, quindi, il compito dello stato (e del comune) consiste nel proteggere la libertà del singolo individuo da interferenze esterne, allo stesso modo deve difendere i suoi membri dagli abusi della sua libertà. Mi piace qui ricordare il grande scienziato e medico Giulio Maccacaro, “se prevenzione è promozione e tutela della salute, essa non può concludersi nell’ambito individuale, ma deve compiersi in quello sociale: cioè l’ambito di vita dell’uomo, là dove egli è in quanto sono gli altri (…)”.
Sono, quindi, d’accordo a restrizioni della libertà privata le quali, per quanto paternalistiche, concorrono al bene comune. Evitando però di ricercare l’assoluta sovranità della società sull’individuo o viceversa, ma lavorando piuttosto per una soluzione pragmatica (trade-off), sapendo poi che soluzioni ottimali non sono alla nostra portata.
Mi rendo conto che richiedere alle persone di cambiare o alterare comportamenti opportunistici o anti-sociali è più o meno richiedere loro di abbandonare la cultura dominante, ma in attesa della pioggia….milanesi, un po’ di coraggio, inforcate la bicicletta e pedalate…!!!
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