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Mali d’Italia “Attenti a non distrarsi, la vera malattia è altrove.” E’ con questo monito che Claudio Magris invita a ristabilire le proporzioni tra i mali d’Italia: con un insidioso esercizio gerarchico, Magris indica il vero male nella criminalità organizzata di stampo mafioso che ha inghiottito come un cancro e da generazioni intere aree della società civile, politica ed economica del paese, e il male minore nell’immigrazione clandestina e nella microcriminalità che come un colpo di tosse o un raffreddore sono evidenti ed invadenti ma non letali. Magris quindi mette in guardia dall’uso (abuso) di mezzi per combattere il secondo, mentre si ha scarso coraggio nell’affrontare il primo. La narrazione di Magris, come sempre coinvolgente non risulta però del tutto convincente. Se è senza dubbio salutare che ogni stretta sicuritaria venga accompagnata dalla più scrupolosa vigilanza affinché non vengano mai lesi diritti e libertà fondamentali, tuttavia lo spunto comparativo che definisce l’ossatura del commento di Magris, così come la premessa retorica “male maggiore-male minore” appare una forzatura che non consente di cogliere né il fenomeno mafioso né il fenomeno dell’immigrazione illegale. Semplicemente, lo Stato – che, come ricorda Magris, detiene il monopolio della forza – ha il dovere di far rispettare le sue leggi in ogni circostanza, pena una grave lesione della sua autorità. Non solo, Magris si concentra solo sulla punizione del crimine alla quale nessuno deve sfuggire, ma trascura completamente l’azione – anteriore e prioritaria – della prevenzione del crimine. E’ vero le radici storiche, sociali, economiche e politiche fanno della criminalità organizzata un male estremamente difficile da debellare, quasi una malattia cronica che si può solo tenere sotto controllo ma mai vincere del tutto, ma perché questo fatto dovrebbe deporre in favore di una minore attenzione nei confronti della microcriminalità e dell’immigrazione illegale? Queste malattie che assediano il corpo sociale non sono già forse i sintomi di un male più profondo che ha attaccato direttamente il corpo dello Stato? Il vero male dell’Italia non sta proprio in questo pensare che vi siano mali maggiori e mali minori, che vi siano luoghi o situazioni nei quali sicurezza e legalità sono opzionali, individui o gruppi di individui per i quali il rispetto delle regole è discrezionale? Non si corre così il rischio che semplici raffreddori degenerino in broncopolmoniti? E qui non sono in questione le ricette, ma la loro applicazione: se c’è una legge, la legge va fatta rispettare. Claudio Magris, La nostra vera malattia Ilvo Diamanti, Ma la paura è una cosa seria Il Sole 24ore, L’ordine pubblico si garantisce in comune Il Sole 24ore, La sicurezza vara 23 nuovi reati
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