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Mali d’Italia/2 Come un controcanto alla retorica del dubbio di Magris di ieri, il Corriere della sera pubblica oggi un’analisi che va nel senso di “quel male più profondo” di cui abbiamo parlato ieri. Certo, una democrazia può essere soffocata dall’affermarsi di una deriva autoritaria ossia da un “eccesso di Stato” – avverte il professore, ma una democrazia può ancora morire di anarchia ovvero per “debolezza dello Stato” perché “quando la debolezza supera una certa soglia lo Stato debole si trasforma in uno «Stato fallito». “La democrazia italiana ha sempre convissuto con uno Stato relativamente debole. Non foss'altro per la sua incapacità di stabilire un effettivo monopolio della forza nei territori storicamente controllati dalla criminalità organizzata.La novità di questi anni è l’esplosiva miscela fatta di cambiamenti culturali, inefficiente funzionamento della macchina amministrativa e trasformazioni sociali. Tutto ciò ha ulteriormente indebolito il «grado di statualità», in termini di controllo delle risorse coercitive, della forza e di controllo territoriale, avvicinando così il Paese pericolosamente a quella zona rossa superata la quale ci sono solo lo «Stato fallito» e la conseguente anarchia.” Quando lo Stato abdica al proprio ruolo o lo esercita in maniere irrilevante, quando rinuncia all’esercizio legittimo ed esclusivo della forza, questo sottrarsi dello Stato genera un vuoto presto colmato da altre forze illegittime in lotta fra loro per il perseguimento del proprio interesse particolare contro il bene comune. Angelo Panebianco, Se lo Stato fallisce Stefano Folli, Lo stato, la rivolta, la persuasione
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