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La Fiat globale dell'era Marchionne
Scorporo del settore auto dal resto delle attività del gruppo Fiat “annunciato da Detroit e non da Torino” a significare che nella FIAT, fabbrica globale dell’automobile del XXI secolo, non solo c’è un nuovo baricentro, ma c’è una moltiplicazione di centri; nuove produzioni in Serbia, trattative sindacali caso per caso, fabbrica per fabbrica, senza un protocollo “universale”; il miracolo Chrysler, salvata in extremis dal fallimento. Questo è il mondo e l’industria secondo Sergio Marchionne, questo è il nuovo canone globale. E solo grazie ad un interprete di razza come il supermanager italo-canadese, la Fiat forse riuscirà a sopravvivere nel nuovo secolo. Solo trasformandosi, solo diventando qualcosa di completamente diverso dalla sua storia. Perché indubbiamente è al solo Marchionne che si deve la lucidità e la determinazione “dell'elaborazione di una strategia dura e complessa che ha trasformato l'azienda fondata dal trisnonno, il mitico Senatore Giovanni, da impresa italiana a controllo familiare, pur col fascino cosmopolita del'Avvocato Agnelli, a gruppo internazionale.” (Bricco)
Il Sole 24 ore, Paolo Bricco, Fabbrica Automobili Globale
Corriere della sera, Massimo Mucchetti, Lo sguardo all’estero e la fabbrica Italia
La Repubblica, Salvatore Tropea, "
Noi operai Chrysler resuscitati"



Pensioni/ La lezione italiana
“Un'Italia che fa scuola nelle riforme. Sembra impossibile ma è così, almeno nelle pensioni. Gli aggiustamenti introdotti con la manovra assicurano un equilibrio di lungo periodo al sistema previdenziale. L'adeguamento dei requisiti di pensionamento all'aumento della speranza di vita è un passo avanti definitivo verso la sostenibilità e completa un processo di riforma avviato nel 1992.
Il Sole 24 ore, Orazio Carabini, La giusta rotta per una cura permanente



Un rigore che può rivelarsi un autogol. Krugman critica l’Europa
Troppo affrettata è stata l’enfasi del G20 sull’esigenza di riportare il rigore nei bilanci pubblici, esagerata è l’ossessione della Bce nel mantenere l’inflazione al 2% e controproducente per l’Europa l’ostinazione della Germania a prevedere un severo piano di austerità pluriennale. E’ la posizione espressa dall’economista americano Paul Krugman in un’intervista telefonica e via web concessa a un gruppo di giornali internazionali tra i quali Il Sole 24 ore.
Il Sole 24 ore, Enrico Brivio, Krugma: il mondo sta rischiando lo stallo senza occupazione



G20 e i tentativi di soluzione della Crisi
Durante il G20, il Presidente Barack Obama ha preferito soffermarsi sulla necessità di difendere, innanzitutto, la crescita a breve « …la nostra solidità fiscale di domani dipende dalla nostra possibilità di creare posti di lavoro e crescita oggi…solo allora potremo raggiungere l'obiettivo di tagliare del 50% il nostro disavanzo federale entro il 2013».Il principio di Obama è semplice: se sosterremo la crescita, aumenterà l'occupazione, aumenterà la domanda, aumenteranno i profitti aziendali e aumenteranno in modo naturale gli introiti fiscali per le casse dello Stato.Alla linearità della politica economica di Obama ispirata alla crescita, fa eco sui mercati finanziari un interrogativo di fondo: come potrà l'America portare a termine senza danni economici una manovra da 500 miliardi di dollari, fatta di radicali tagli di spesa e di forti aumenti delle tasse, con un disavanzo pubblico oggi pari a circa il 10% del PIL?
Walter Joffrain

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Federalismo fiscale, avanti piano
Forse ha ragione Massimo Riva quando scrive che “la montagna di parole pronunciate ieri dal ministro Tremonti non hanno partorito nemmeno il classico topolino“. Che, come sottolinea Di Vico, in realtà c’è stata una buona dose di opportunismo politico (e scadenze burocratiche) dietro la giornata che il governo ha dedicato al federalismo. Tuttavia, se la sostanza è ancora poca - manca “l’analisi costi e benefici della nuova struttura amministrativa dello stato” (Riva) - il metodo, per il controllo e la responsabilizzazione della spesa a livello decentrato, è senz’altro una buona partenza (Di Vico). I limiti di un lavoro in progress, dai contorni ancora imprecisati e dalle conseguenze ancora non del tutto calcolabili, non sono sufficienti a svilire la necessità di una riforma epocale intrapresa da questo governo grazie alla pressione e alla spinta della Lega. E’ ancora presto per avere certezze, la direzione è quella giusta, ma “preoccuparsi” - scrive Fabrizio Forquet - “è questione di buon senso. Anche perché la finanza pubblica italiana, e il ministro lo sa bene, è un castello di carte, spostarne una può determinare il crollo dell'intera costruzione, figuriamoci spostarle tutte.”
Corriere della sera, Dario Di Vico, Una buona partenza
Il Sole 24 ore, Fabrizio Forquet, L’albero storto da raddrizzare
La Repubblica, Massimo Riva, La scatola vuota





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