Lo scontro continua
Nessun epilogo a Mirabello, semplicemente un altro passaggio di una partita tattica delicatissima nella quale i nervi contano quasi più dei numeri in Parlamento. E così Fini ha ribadito la linea del logoramento, preferendo ancora una volta un salto sul posto ad un balzo in avanti: il Pdl è morto, ma voteremo la fiducia; siamo una terza anima della maggioranza, ma non fondiamo un nuovo partito. Con un’abilità d’antan, Fini ha saputo creare una grande aspettativa per un discorso il cui obiettivo era semplicemente di rilanciare la palla nel campo avversario e attenderne la contromossa. Non sbilanciarsi, per fare perdere l’equilibrio all’avversario (come già accaduto in primavera: non uscire dal partito, ma farsi cacciare). Fini, inoltre, sa di poter contare su un carattere, quello di Berlusconi, incline ai gesti plateali, alle decisioni fulminee, che possono tradursi in formidabili successi, ma anche in rovinosi passi falsi. E’ di uno di questi che Fini resta in attesa. Terzo polo o nuova destra da una parte, grande alleanza o nuovo Ulivo dall’altra: nessuno sa ancora quale forma prenderà l’attacco finale a Berlusconi. Ma l’assedio ha superato la prova dell’estate e continua ad avere in Fini la sua punta più avanzata.
Corriere della sera, Massimo Franco, Separati in casa
La Stampa, Marcello Sorgi, La scelta di uscire dal recinto
Cacciari: E’ necessaria una svolta costituente
"Ciò che è comunque estremamente positivo, da un punto di vista culturale e civile, è il crollo delle pseudo-unità, da una parte e dall'altra, la consapevolezza crescente che d'ora in poi, se si vuol davvero uscire dal pantano, occorrerà lavorare nel concreto, cercando intese programmatiche, di governo, imposte da agende reali, responsabili, non costruite intorno a ideologie e promesse. Il problema non sta nel costruire nuovi Centri, ma nell'imprimere questa svolta costituente alla politica italiana. Fini, Casini, Rutelli sapranno essere all'altezza di questo compito? Chiamare credibilmente a collaborarvi altri "responsabili"? La crisi nei partiti maggiori (e mai nati) è tale, che l'appello potrebbe non cadere nelle orecchie dei sordi."
19 agosto 2010, L’Espresso, Massimo Cacciari, Illusione grande centro
In sintonia con la città
Forse non valeva nemmeno la pena commentare. Eppure l’occasione, non di un sberleffo o di uno tiro estivo, ma di una breve riflessione a margine, ci ha indotto a scriverne. La notizia è la presentazione da parte del PD milanese del “pacchetto neve”. L’opposizione a Palazzo Marino ha presentato le sue proposte per affrontare la neve che forse sommergerà Milano tra qualche mese, anche se per il momento la città è sotto una canicola costante da oltre due settimane. Certo, programmazione, previsione, non farsi cogliere impreparati, sono doti preziose del politico. Tuttavia, questa notiziola bizzarra è emblematica di un fin tropo evidente scollamento tra la sinistra e la città. Una sinistra che spesso non parla alla città, ma a se stessa. E che quando parla alla città, non sa usarne il linguaggio, o sbaglia il contenuto, o sbaglia clamorosamente i tempi. Rischiando così di trasformare anche le più lodevoli iniziative in farsa.